Riapertura dell’inceneritore Le integrazioni della società
di Alfredo Faetti
Verrà fissata una nuova Conferenza dei servizi per il rilascio della Via e dell’Aia Non ci sarebbe correlazione tra le emissioni e il numero di casi di tumori nella zona
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SCARLINO. Partirà tutto da capo, un’altra volta, perché se da una parte si tratta di un’integrazione alla documentazione già presentata a suo tempo, questi nuovi elaborati segnano di fatto la riapertura della conferenza dei servizi sulla Via (valutazione d’impatto ambientale) e l’Aia (autorizzazione integrata ambientale).
Le basi per scrivere il nuovo capitolo della saga-inceneritore sono state gettate nei giorni scorsi, quando la società Scarlino Energia ha presentato prima in Regione Toscana e poi nei Comuni competenti, ossia Scarlino e Follonica, la documentazione richiesta dal Tar riguardo alle autorizzazioni all’attività d’incenerimento rilasciate nel 2015 dalla giunta del governatore Enrico Rossi. Sono ormai 18 mesi che i forni sono spenti e nel mentre il confronto sull’impianto è stato scandito solo dai pronunciamenti del tribunale amministrativo. Ma che qualcosa si stesse muovendo era nell’aria: prima Moreno Periccioli, numero uno di Scarlino Energia, è stato nominato amministratore unico di Toscana Ambiente, la newco in cui sono confluite società legate all’incenerimento e allo smaltimento rifiuti; poi sono tornate a farsi sentire le rsu, che hanno chiesto e ottenuto un incontro con le amministrazioni e adesso, com’era prevedibile, la società ha presentato le integrazioni richieste, che vanno ad approfondire alcuni temi dell’impianto come la sua incidenza sulla salute umana. «Tutti i tipi di tumore apparsi in lieve eccesso in confronto a quanto ci si aspetterebbe nella Regione Toscana, come risulta dai dati dell’Ispo e della Asl 9 di Grosseto, vedono nella loro genesi un coacervo di molteplici fattori, alcuni dei quali possono essere ricondotti ad esposizioni di tipo ambientale», si legge nei documenti di Scarlino Energia, consultabili da tutti sia sul sito della Regione Toscana nella sezione “valutazioni d’impatto ambientale” sia nei municipi. «Non sembra quindi che la causa eziologica dei tumori riscontrati nella popolazione circostante possa essere attribuita alle emissioni degli impianti del Casone ed in particolare a quello di Scarlino Energia - spiega la società - Anche per quanto riguarda le diossine e le particelle (fini ed ultrafini), le campagne effettuate hanno evidenziato che i valori rilevati sono assolutamente confrontabili con quelli trovati in altre città con una simile urbanizzazione. In particolare i dati rilevati e le direzioni corrispondenti dei flussi degli microinquinanti dimostrano che non è possibile attribuire un’influenza negativa dell’Impianto di Scarlino Energia sulla qualità dell’aria dell’area circostante».
Ma nelle schede consegnate alle amministrazioni, Scarlino Energia parla anche di altri aspetti, come l’interesse che l’inceneritore può avere nel ciclo dei rifiuti sul territorio. «L’impianto è infatti inserito nell’elenco degli impianti esistenti in Provincia di Grosseto di cui al Piano Interprovinciale di gestione dei rifiuti dell’Ato Toscana Sud recentemente adottato - continuano i documenti - È quindi del tutto evidente come la funzione dell’impianto di Scarlino sia strettamente correlata all’intero ciclo di gestione dei rifiuti».
Le basi per scrivere il nuovo capitolo della saga-inceneritore sono state gettate nei giorni scorsi, quando la società Scarlino Energia ha presentato prima in Regione Toscana e poi nei Comuni competenti, ossia Scarlino e Follonica, la documentazione richiesta dal Tar riguardo alle autorizzazioni all’attività d’incenerimento rilasciate nel 2015 dalla giunta del governatore Enrico Rossi. Sono ormai 18 mesi che i forni sono spenti e nel mentre il confronto sull’impianto è stato scandito solo dai pronunciamenti del tribunale amministrativo. Ma che qualcosa si stesse muovendo era nell’aria: prima Moreno Periccioli, numero uno di Scarlino Energia, è stato nominato amministratore unico di Toscana Ambiente, la newco in cui sono confluite società legate all’incenerimento e allo smaltimento rifiuti; poi sono tornate a farsi sentire le rsu, che hanno chiesto e ottenuto un incontro con le amministrazioni e adesso, com’era prevedibile, la società ha presentato le integrazioni richieste, che vanno ad approfondire alcuni temi dell’impianto come la sua incidenza sulla salute umana. «Tutti i tipi di tumore apparsi in lieve eccesso in confronto a quanto ci si aspetterebbe nella Regione Toscana, come risulta dai dati dell’Ispo e della Asl 9 di Grosseto, vedono nella loro genesi un coacervo di molteplici fattori, alcuni dei quali possono essere ricondotti ad esposizioni di tipo ambientale», si legge nei documenti di Scarlino Energia, consultabili da tutti sia sul sito della Regione Toscana nella sezione “valutazioni d’impatto ambientale” sia nei municipi. «Non sembra quindi che la causa eziologica dei tumori riscontrati nella popolazione circostante possa essere attribuita alle emissioni degli impianti del Casone ed in particolare a quello di Scarlino Energia - spiega la società - Anche per quanto riguarda le diossine e le particelle (fini ed ultrafini), le campagne effettuate hanno evidenziato che i valori rilevati sono assolutamente confrontabili con quelli trovati in altre città con una simile urbanizzazione. In particolare i dati rilevati e le direzioni corrispondenti dei flussi degli microinquinanti dimostrano che non è possibile attribuire un’influenza negativa dell’Impianto di Scarlino Energia sulla qualità dell’aria dell’area circostante».
Ma nelle schede consegnate alle amministrazioni, Scarlino Energia parla anche di altri aspetti, come l’interesse che l’inceneritore può avere nel ciclo dei rifiuti sul territorio. «L’impianto è infatti inserito nell’elenco degli impianti esistenti in Provincia di Grosseto di cui al Piano Interprovinciale di gestione dei rifiuti dell’Ato Toscana Sud recentemente adottato - continuano i documenti - È quindi del tutto evidente come la funzione dell’impianto di Scarlino sia strettamente correlata all’intero ciclo di gestione dei rifiuti».
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