Lirica in Piazza 2014 Morgantini: «Vi dico la mia versione»
di Alfredo Faetti e Giulia Sili
Massa: il Tar annullò l’affidamento all’Europa Musica di cui il maestro, membro della giuria, era direttore artistico
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MASSA MARITTIMA. Ci sono sassolini che da troppo tempo si fanno sentire nella scarpa. Soprattutto se, a distanza di anni, l’argomento tiene ancora banco tra le strade cittadine. «Io non ho fatto nulla di illegale né di male: ci sono degli aspetti di quella vicenda che non sono mai venuti fuori», dice Maurizio Morgantini, musicista e direttore d’orchestra massetano.
La vicenda di cui parla è la diatriba che ha segnato l’edizione 2014 di Lirica in Piazza, con la gestione prima affidata all’impresa Europa Musica di Roma e poi annullata dal Tar che ha accolto il ricorso della Solti, l’altra impresa che partecipò alla gara. Alla base di quella sentenza c’era il nome di Morgantini, all’epoca sia direttore artistico dell’Europa Musica sia membro della giuria costituita per la gara di affidamento: una doppia veste che il tribunale ha ritenuto illegittima.
«Avrei potuto impugnare quella sentenza, perché c’erano aspetti non presi in considerazione, ma occorrevano molti soldi», spiega il maestro, che ora vuole dare la sua versione. L’inesistenza di un conflitto d’interesse tra i due ruoli, secondo Morgantini, è impresso sia sul regolamento comunale della manifestazione sia nel bando di gara emesso nel 2014. «Il ruolo di direttore artistico è centrale – si legge nel regolamento – per cui costituirà un punto di riferimento imprescindibile per l’impresa. Qualsiasi variazione del cast che intendesse fare l’aggiudicatario dovrà essere concordata con il direttore artistico il quale potrà proporre di utilizzare eventuali artisti del posto e potrà sostituire componenti della compagnia e del coro». È l’articolo 7, testuale. «Non avrei avuto bisogno di falsare la gara quindi – dice Morgantini – perché come direttore artistico avrei potuto decidere quel che volevo». Il potere di intervenire su qualsiasi aspetto della rappresentazione insomma era già previsto. Resta un dubbio però: come membro della giuria avrebbe potuto comunque spingere verso l’impresa che l’aveva assoldato. «Me ne resi conto subito e proprio per questo, al momento delle votazioni, me ne andai in bagno – racconta il maestro – Ma quando sono tornato ho firmato comunque il verbale e ora non posso dimostrare con le carte che mi sono volontariamente assentato».
Quelle carte, ossia il verbale della commissione giudicatrice, però raccontano anche altro: i punteggi conferiti alle varie voci delle due proposte. Viene fuori che Europa Musica ha vinto per tre punti di scarto sulla Solti: uno ottenuto grazie alla differenza nei giorni di prove (dieci per l’impresa romana, otto per la Solti) e due per ciò che concerne la voce “valutazione del coro”, per cui l’Europa Musica ha proposto un curriculum con «esperienze anche internazionali», mentre la Solti non ha presentato nessun curriculum, ma solo «probabili partecipanti». Differenze sostanziali, insomma. «E legittime», secondo Morgantini. «C’erano gli elementi per ricorrere nuovamente in tribunale, ma per motivi economici non l’ho fatto – conclude – Però a distanza di anni posso dire che io non ho fatto nulla di male». Il Comune però avrebbe potuto ricorrere. «Preferirono di no», taglia corto Morgantini. L’amministrazione cercò di trovare un accordo extragiudiziale, ma non ci riuscì e si ritrovò costretta a pagare il risarcimento alla Solti.
La vicenda di cui parla è la diatriba che ha segnato l’edizione 2014 di Lirica in Piazza, con la gestione prima affidata all’impresa Europa Musica di Roma e poi annullata dal Tar che ha accolto il ricorso della Solti, l’altra impresa che partecipò alla gara. Alla base di quella sentenza c’era il nome di Morgantini, all’epoca sia direttore artistico dell’Europa Musica sia membro della giuria costituita per la gara di affidamento: una doppia veste che il tribunale ha ritenuto illegittima.
«Avrei potuto impugnare quella sentenza, perché c’erano aspetti non presi in considerazione, ma occorrevano molti soldi», spiega il maestro, che ora vuole dare la sua versione. L’inesistenza di un conflitto d’interesse tra i due ruoli, secondo Morgantini, è impresso sia sul regolamento comunale della manifestazione sia nel bando di gara emesso nel 2014. «Il ruolo di direttore artistico è centrale – si legge nel regolamento – per cui costituirà un punto di riferimento imprescindibile per l’impresa. Qualsiasi variazione del cast che intendesse fare l’aggiudicatario dovrà essere concordata con il direttore artistico il quale potrà proporre di utilizzare eventuali artisti del posto e potrà sostituire componenti della compagnia e del coro». È l’articolo 7, testuale. «Non avrei avuto bisogno di falsare la gara quindi – dice Morgantini – perché come direttore artistico avrei potuto decidere quel che volevo». Il potere di intervenire su qualsiasi aspetto della rappresentazione insomma era già previsto. Resta un dubbio però: come membro della giuria avrebbe potuto comunque spingere verso l’impresa che l’aveva assoldato. «Me ne resi conto subito e proprio per questo, al momento delle votazioni, me ne andai in bagno – racconta il maestro – Ma quando sono tornato ho firmato comunque il verbale e ora non posso dimostrare con le carte che mi sono volontariamente assentato».
Quelle carte, ossia il verbale della commissione giudicatrice, però raccontano anche altro: i punteggi conferiti alle varie voci delle due proposte. Viene fuori che Europa Musica ha vinto per tre punti di scarto sulla Solti: uno ottenuto grazie alla differenza nei giorni di prove (dieci per l’impresa romana, otto per la Solti) e due per ciò che concerne la voce “valutazione del coro”, per cui l’Europa Musica ha proposto un curriculum con «esperienze anche internazionali», mentre la Solti non ha presentato nessun curriculum, ma solo «probabili partecipanti». Differenze sostanziali, insomma. «E legittime», secondo Morgantini. «C’erano gli elementi per ricorrere nuovamente in tribunale, ma per motivi economici non l’ho fatto – conclude – Però a distanza di anni posso dire che io non ho fatto nulla di male». Il Comune però avrebbe potuto ricorrere. «Preferirono di no», taglia corto Morgantini. L’amministrazione cercò di trovare un accordo extragiudiziale, ma non ci riuscì e si ritrovò costretta a pagare il risarcimento alla Solti.
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