Il Tirreno

Grosseto

Portalettere: palmari con batterie esaurite, la consegna s’inceppa

di Giovanna Mezzana
Portalettere: palmari con batterie esaurite, la consegna s’inceppa

Gli addetti al recapito di 6 comuni alle prese con pile deteriorate Confsal Comunicazioni denuncia: «Non si può più lavorare così»

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GROSSETO. Si cercano batterie per i palmari dei postini: quelle che hanno in dotazione – secondo Confsal Comunicazioni, uno dei sindacati dei portalettere – si esauriscono quando gli addetti al recapito arrivano a metà del giro giornaliero di consegna della corrispondenza. Ci sarebbero dunque anche le pile troppo vecchie e deteriorate dei palmari – secondo Confsal Comunicazioni – tra le cause dei ritardi dell’arrivo della posta nelle cassette dei residenti di almeno sei comuni della Provincia. Parliamo di tutti i municipi per i quali il recapito della corrispondenza dipende dal centro primario di distribuzione di Follonica. E cioè: la città del Golfo, Massa Marittima, Monterotondo, Montieri, Scarlino e Gavorrano.

La denuncia. In questi comuni «Il servizio di consegna della corrispondenza procede a rilento – dice Doriano Orlandini, segretario provinciale di Confsal Comunicazioni – perché le batterie dei palmari dei portalettere non reggono più la carica. E, di conseguenza, gli addetti al recapito sono impossibilitati ad eseguire la tracciatura delle consegne».

Gli effetti. E così comunicazioni urgenti dell’Agenzia delle Entrate, atti giudiziari, raccomandate, pacchi e posta da tracciare direttamente al numero civico (ormai tale è la maggior parte anche della posta ordinaria) «non possono essere consegnati nei tempi assicurati ai clienti». E quindi? I destinatari della posta “inceppata” «vengono contattati telefonicamente perché se la vadano a prendere agli uffici postali». Da Follonica a Monterotondo, i portalettere – descrive il sindacalista – hanno un diavolo per capello anche perché sono «ormai cinque mesi» che le batterie dei palmari li lasciano a piedi.

Black out. Orlandini descrive il trambusto della consegna nei sei comuni. Tutti i portalettere hanno con sé un palmare da cui esce la ricevuta mignon che “mappa” il percorso di pacchi e raccomandate. «Quando il portalettere arriva a metà giro di consegna – dettaglia il sindacalista – deve tornare indietro agli uffici postali per mettere la batteria del palmare sotto carica»; il problema è che anche «la pila con cui sostituisce quella appena lasciata non durerà molto perché sono tutte troppo usate». Spesso il portalettere è in imbarazzo: «Immagina – chiede Orlandini – quale brutta figura un postino fa di fronte al cliente? Schiaccia il pulsante per far uscire la ricevuta e il foglietto non esce. Insomma, non si può lavorare così».

La giacenza. Nell’andare e venire dalla zona di consegna agli uffici postali per ricaricare le batterie, i portalettere perderebbero tempo, secondo Confsal Comunicazioni: «Di conseguenza – aggiunge Orlandini – i postini non riescono a finire il giro di consegna e la corrispondenza, giorno dopo giorno, si accumula».

La richiesta. Che fare? «Basterebbe che Poste Italiane acquistasse delle nuove batterie – sottolinea Orlandini – Non dovevamo forse essere nell’era del “postino telematico”?». Era il 2015 quando Poste Italiane annunciò che la storica figura del postino sarebbe andata in pensione sostituita dai servizi di un ufficio postale a domicilio. «Munito di un palmare con stampante – conclude Orlandini – il nuovo portalettere previsto dal piano industriale di Poste Italiane doveva non solo tracciare la corrispondenza e consegnare la posta raccomandata ma offrire anche molti altri servizi: accettare raccomandate, ricaricare la postepay, far pagare bollettini».



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