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Accogliere i migranti? Lavoro, non business

Accogliere i migranti? Lavoro, non business

L’accoglienza degli immigrati è un lavoro, ma non è un business. Lo dice con chiarezza la Carta etica dell’accoglienza presentata da Andrea Caldelli (foto), dell’associazione L’Altra Città, nel corso...

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L’accoglienza degli immigrati è un lavoro, ma non è un business. Lo dice con chiarezza la Carta etica dell’accoglienza presentata da Andrea Caldelli (foto), dell’associazione L’Altra Città, nel corso della seconda sessione del convegno del Coeso su “Benessere e Comunità, per un nuovo modello di welfare sociale”. La “Carta” nasce su iniziativa della Caritas diocesana e con la partecipazione di due cooperative sociali – Uscita di Sicurezza e Solidarietà e Crescita – che dai primi giorni dell’arrivo dei richiedenti asilo nel territorio grossetano sono impegnate proprio nella gestione dei servizi di accoglienza. Il clima in cui questo tipo di servizi si svolge, un po’ in tutta Italia, è un clima di diffidenza, di tensione, eppure è un servizio che si svolge nel territorio e che rappresenta un’occasione di comunicazione tra il territorio e le persone che vi si trovano più o meno di passaggio. L’obiettivo della Carta etica dell’accoglienza è descritto nella sua premessa: rendere conto all’opinione pubblica del lavoro fatto con i richiedenti asilo e dell’uso delle risorse economiche, professionali e relazionali in gioco. Una carta che vuol essere – spiega Caldelli – anche uno strumento di pacificazione tra chi è impegnato sul fronte dell’accoglienza e chi accusa queste realtà di lucrare su quello che può apparire un business, ma che, alla fine, è solo un lavoro. L’umanità come presupposto dell’accoglienza, da una parte e, dall’altra, competenze professionali, risorse economiche e relazioni di comunità per realizzarla. La carta pone una serie di impegni su due macro aree. Verso gli ospiti un impegno a rispettare le differenze, il patrimonio culturale e le storie individuali, a valorizzare la capacità degli ospiti di essere parte attiva del contesto territoriale in cui sono inseriti, ad aumentare la consapevolezza di regole, consuetudini e tradizioni. Nei confronti della comunità del territorio, gli impegni sono ad ascoltare proposte e critiche, a coinvolgere gli ospiti nel volontariato, a garantire cura e qualità delle strutture e ad aprirle alla comunità a cui appartengono. Ma, non ultimo, un impegno alla trasparenza sull’uso delle risorse destinate ai servizi di accoglienza. Sarà proprio la Caritas a verificare, ogni 3-4 mesi, che gli impegni presi siano mantenuti. (e.p.)

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