Il Tirreno

Grosseto

Il supercaldo dimezza la produzione di olio

di Gabriele Baldanzi
Il supercaldo dimezza la produzione di olio

Lo storico frantoio Olma raccoglie i conferimenti di oltre 1200 olivicoltori e quest’anno macinerà appena 30mila quintali a fronte degli usuali 50-60mila

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GROSSETO . Era impensabile che l’annata che volge a conclusione potesse ricalcare i raccolti straordinari (per quantità e qualità) dell’autunno scorso.

L’olio 2017, nel confronto con la produzione 2016, sarà inferiore in termini quantitativi e anche – un minimo – per quanto riguarda la qualità. Sempre nel confronto con l’anno passato, nel comprensorio Colline Metallifere-Maremma-Amiata, si registra una diminuzione dei conferimenti ai frantoi di circa il 50 per cento. Cifre in linea con il resto della regione e da collegare ai venti caldi nel mese della fioritura e poi al prolungato periodo di siccità estivo e alla scarsa allegagione.

Massimo Neri è il presidente di Olma, l’oleificio maremmano, la cooperativa, nata nel 1969, che affonda le sue origini nel vecchio frantoio del Madonnino, attivo da oltre un secolo e in grado di garantire ogni anno la molitura di decine di migliaia di quintali di olive e la commercializzazione in tre continenti della resa in olio.

«Qui – spiega Neri – raccogliamo i conferimenti di oltre 1200 olivicoltori e abbiamo abbastanza chiaro il polso della situazione per quanto riguarda la produzione nella Toscana meridionale. Le olive, diciamolo subito, sono la metà dell’anno scorso; un’annata indubbiamente negativa sotto il profilo delle quantità. Si registrano, però, due aspetti positivi: il primo è la resa media piuttosto alta. Nel nostro frantoio siamo nell’ordine dei 17 chili al quintale. Il secondo è la qualità che resta alta, ottima».

Il caldo estivo, prosegue Neri, ha messo fuori gioco la mosca, che con temperature sopra i trenta gradi non riesce a incidere. «La popolazione della mosca – dice – è stata letteralmente decimata e anche dove c’è stata la deposizione delle uova, le larve non sono sopravvissute. Inoltre le olive si sono molto asciugate e, al momento del raccolto, non avevano più acqua nella drupa. Da qui i rendimenti più alti».

Ma quanti quintali macinerà l’Olma nel 2017? «Siamo intorno ai 30mila quintali – spiega Neri – quando in annate normali si oscilla tra cinquanta e sessantamila. Per l’annata 2017 non ci saranno problemi a vendere fino all’ultimo chilo d’olio».

Infine due parole sulle zone più colpite dalla siccità (con raccolti compromessi) e su quelle più fortunate. Anche in Maremma a soffrire di più sono state le varietà Moraiolo e Leccino, mentre la Frantoio ha tenuto abbastanza bene. A parlare è sempre Neri.

«La fascia costiera – spiega il presidente di Olma – ha patito di più e i raccolti sono stati scarsi. Penso alla campagna di Grosseto, a Batignano, agli oliveti più vicini al mare. Ma anche Castiglione e frazioni, Scarlino, Magliano. Meglio nell’entroterra, per esempio a Scansano, Roccastrada, Campagnatico».

C’è infine il tema, dibattuto, dell’anticipare la raccolta in occasione di annate così particolari. Sembra aver avuto ragione chi ha rischiato e atteso.

Secondo i vecchi anticipare può avere senso se si verificano attacchi importanti da parte della mosca, cosa che quest’anno non è avvenuta. Più in generale gli oli e le rese migliori si ottengono a novembre, quando le olive iniziano ad avvertire i primi abbassamenti della temperatura.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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