Casse sul marciapiede Assolto negoziante
di Pierluigi Sposato
Via Emilia, era imputato di occupazione del suolo pubblico Il difensore: «Era soltanto per il carico e lo scarico»
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GROSSETO. Il giudice Giovanni Puliatti ha assolto il titolare dei punti vendita “Il Cavaliere della Frutta”, Amir Mohamed Abdelfattah Heba, 26 anni, origini egiziane, dall’accusa di aver occupato abusivamente il suolo pubblico di fronte agli esercizi di via Giusti e via Emilia 33. Due i procedimenti riuniti per fatti del 2013, preceduti da un’oblazione da 183 euro che ha chiuso le pendenze per l’inosservanza di provvedimenti dell’autorità. «Il fatto non sussiste» è la formula per una parte delle contestazioni, mentre per l’altra il giudice ha stabilito che l’azione penale non poteva essere iniziata.
Occorrerà attendere un mese per conoscere le motivazioni. Il difensore, Elisabetta Teodosio, ha ricostruito la complessa vicenda dei verbali della polizia municipale che avevano portato alle imputazioni, anche perché non sempre – ha detto nell’arringa – le contestazioni erano state chiare. L’avvocato ha comunque tenuto a specificare che in questo caso non si poteva parlare di «occupazione permanente», ai sensi del regolamento Tosap: «Qui si tratta di occupazione temporanea per il carico e lo scarico. Lo hanno detto anche i condòmini che non è permanente, anzi loro hanno lamentato più che altro gli orari di attività e i rumori derivanti. E poi è contraddittorio il comportamento del Comune, che prima si lamenta avanzando le contestazioni e poi, due giorni dopo, rilascia le autorizzazioni per il suolo pubblico». Un “via-vai” di rilascio e ritiro di concessioni che alla difesa appaiono non lineari.
Teodosio ha citato anche la Cassazione: «I giudici dicono che l’invasione deve per essere permanente, deve avere il requisito di un apprezzabile lasso di tempo. Invece qui si tratta di casse di frutta che di notte vengono ritirate all’interno, dunque l’eventuale azione illecita si interrompe. E poi gli accertamenti sono stati occasionali, perché gli operanti non sono andati tutti i giorni». L’avvocato ha ricordato che nel febbraio 2014 un altro giudice aveva emesso sentenza per il negozio di via Giusti. E ha concluso invocando l’assoluzione o comunque la considerazione della particolare tenuità del fatto.
L’accusa, invece, rappresentata dal pm onorario Fidelia Dompetrini, aveva sollecitato una condanna a 3 mesi, ravvisando la sussistenza di responsabilità per tutte le contestazioni. Il Comune di Grosseto si era costituito parte civile (avvocato Susanna Cruciani), associandosi alla richiesta di condanna e chiedendo 2. 000 euro di danni.
Occorrerà attendere un mese per conoscere le motivazioni. Il difensore, Elisabetta Teodosio, ha ricostruito la complessa vicenda dei verbali della polizia municipale che avevano portato alle imputazioni, anche perché non sempre – ha detto nell’arringa – le contestazioni erano state chiare. L’avvocato ha comunque tenuto a specificare che in questo caso non si poteva parlare di «occupazione permanente», ai sensi del regolamento Tosap: «Qui si tratta di occupazione temporanea per il carico e lo scarico. Lo hanno detto anche i condòmini che non è permanente, anzi loro hanno lamentato più che altro gli orari di attività e i rumori derivanti. E poi è contraddittorio il comportamento del Comune, che prima si lamenta avanzando le contestazioni e poi, due giorni dopo, rilascia le autorizzazioni per il suolo pubblico». Un “via-vai” di rilascio e ritiro di concessioni che alla difesa appaiono non lineari.
Teodosio ha citato anche la Cassazione: «I giudici dicono che l’invasione deve per essere permanente, deve avere il requisito di un apprezzabile lasso di tempo. Invece qui si tratta di casse di frutta che di notte vengono ritirate all’interno, dunque l’eventuale azione illecita si interrompe. E poi gli accertamenti sono stati occasionali, perché gli operanti non sono andati tutti i giorni». L’avvocato ha ricordato che nel febbraio 2014 un altro giudice aveva emesso sentenza per il negozio di via Giusti. E ha concluso invocando l’assoluzione o comunque la considerazione della particolare tenuità del fatto.
L’accusa, invece, rappresentata dal pm onorario Fidelia Dompetrini, aveva sollecitato una condanna a 3 mesi, ravvisando la sussistenza di responsabilità per tutte le contestazioni. Il Comune di Grosseto si era costituito parte civile (avvocato Susanna Cruciani), associandosi alla richiesta di condanna e chiedendo 2. 000 euro di danni.
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