I volontari riscoprono la storica Fonte della Lama
di Gabriele Baldanzi
Roccastrada: guidato dal consigliere Papini, un gruppo di cittadini ha lavorato per un mese alla pulizia dell’antica fontana che fu utilizzata anche come lavatoio
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ROCCASTRADA . Da oltre un mese un gruppo di volontari roccastradini guidati dal consigliere comunale Canzio Papini ha avviato e portato a termine un’impresa che sembrava impossibile: riscoprire la Fonte della Lama, appena fuori dall’abitato di Roccastrada, una costruzione storica, caratteristica, un labirinto di muri, fontane e pozzi in pessimo stato di manutenzione, utilizzata nei secoli dalla cittadinanza, prima come fontana pubblica e abbeveratoio, poi come lavatoi.
Il cantiere. Una dozzina di persone, con diversi mezzi e tanta passione, ha lavorato qui per giorni, nei fine settimana, togliendo tempo ad altri hobby e alle famiglie. Adesso il lavoro di pulizia è quasi concluso; restano da visionare ed eventualmente riparare i pozzini di alimentazione della Fonte. Poi i roccastradini che hanno meno di cinquant’anni potranno almeno visitare e riscoprire un’opera di cui si erano perse le tracce, di cui alcuni ignoravano persino l’esistenza.
Lo “scherzo da prete”. La storia della Fonte della Lama viene da lontano e parte da uno “scherzo da prete”, risalente addirittura al 1564. A quel tempo, in piena Controriforma, per frenare il luteranesimo dilagante, la chiesa romana decise di riprendersi tutte le proprietà immobiliari affidate e gestite dal laicato. A Roccastrada una bolla papale di 200 anni prima aveva affidato la gestione di tutti i beni della parrocchia, compresa la Fonte della Lama, al municipio. Il vescovo di Grosseto Giacomo Mignanelli succeduto a suo fratello Fabio, nell’inverno del 1564, salì a Roccastrada per trattare la cosa, si fece mostrare la bolla papale, la prese in mano e, a tradimento, la gettò nel camino acceso, distruggendola. L’atto innescò una lunga causa tra il Comune di Roccastrada (che non poteva più dimostrarne la proprietà) e la Diocesi di Grosseto. Al termine di questa diatriba, alla metà del 1700, i roccastradini tornarono di nuovo all’attacco chiedendo in uso – come bene civico – la Fonte della Lama, ma il parroco dell’epoca – Pompeo Forgeschi – si oppose alla richiesta.
Il Granduca. Fu a questo punto che intervenne Pietro Leopoldo in persona; il Granduca di Toscana, in una lettera, invitò i roccastradini a chiudere la vicenda per non aggravare ulteriormente i rapporti con la curia romana, che a dire il vero tutti i torti non li aveva. In Toscana, infatti, in quel periodo, erano state soppresse diverse istituzione religiose ed espropriati beni ecclesiastici di valore ben superiore alla Fonte. Va detto che i roccastradini, anche nel corso del 1600, non smisero mai di usare la fonte, per abbeverare le bestie, per lavare e per lavarsi. Agli inizi del 1800 la struttura venne potenziata con altre vasche.
Il presente. Oggi la Fonte della Lama è una sorgente di acqua con una portata di circa 4 litri al minuto e quindi con un volume complessivo massimo di 2. 000 mc all’anno che servirebbero a fatica per i consumi annui di una ventina di famiglie. Trovandosi a ridosso del centro abitato al momento non è certificabile la potabilità. L’acqua si disperde a valle e alimenta alcuni orti privati. Il valore della Fonte rimane quindi esclusivamente storico e paesaggistico. I costi di ristrutturazione non sono stimabili e – quelli sì – non potranno essere sostenuti dal volontariato locale, che invece è disposto a impegnarsi per la manutenzione ordinaria.
Il cantiere. Una dozzina di persone, con diversi mezzi e tanta passione, ha lavorato qui per giorni, nei fine settimana, togliendo tempo ad altri hobby e alle famiglie. Adesso il lavoro di pulizia è quasi concluso; restano da visionare ed eventualmente riparare i pozzini di alimentazione della Fonte. Poi i roccastradini che hanno meno di cinquant’anni potranno almeno visitare e riscoprire un’opera di cui si erano perse le tracce, di cui alcuni ignoravano persino l’esistenza.
Lo “scherzo da prete”. La storia della Fonte della Lama viene da lontano e parte da uno “scherzo da prete”, risalente addirittura al 1564. A quel tempo, in piena Controriforma, per frenare il luteranesimo dilagante, la chiesa romana decise di riprendersi tutte le proprietà immobiliari affidate e gestite dal laicato. A Roccastrada una bolla papale di 200 anni prima aveva affidato la gestione di tutti i beni della parrocchia, compresa la Fonte della Lama, al municipio. Il vescovo di Grosseto Giacomo Mignanelli succeduto a suo fratello Fabio, nell’inverno del 1564, salì a Roccastrada per trattare la cosa, si fece mostrare la bolla papale, la prese in mano e, a tradimento, la gettò nel camino acceso, distruggendola. L’atto innescò una lunga causa tra il Comune di Roccastrada (che non poteva più dimostrarne la proprietà) e la Diocesi di Grosseto. Al termine di questa diatriba, alla metà del 1700, i roccastradini tornarono di nuovo all’attacco chiedendo in uso – come bene civico – la Fonte della Lama, ma il parroco dell’epoca – Pompeo Forgeschi – si oppose alla richiesta.
Il Granduca. Fu a questo punto che intervenne Pietro Leopoldo in persona; il Granduca di Toscana, in una lettera, invitò i roccastradini a chiudere la vicenda per non aggravare ulteriormente i rapporti con la curia romana, che a dire il vero tutti i torti non li aveva. In Toscana, infatti, in quel periodo, erano state soppresse diverse istituzione religiose ed espropriati beni ecclesiastici di valore ben superiore alla Fonte. Va detto che i roccastradini, anche nel corso del 1600, non smisero mai di usare la fonte, per abbeverare le bestie, per lavare e per lavarsi. Agli inizi del 1800 la struttura venne potenziata con altre vasche.
Il presente. Oggi la Fonte della Lama è una sorgente di acqua con una portata di circa 4 litri al minuto e quindi con un volume complessivo massimo di 2. 000 mc all’anno che servirebbero a fatica per i consumi annui di una ventina di famiglie. Trovandosi a ridosso del centro abitato al momento non è certificabile la potabilità. L’acqua si disperde a valle e alimenta alcuni orti privati. Il valore della Fonte rimane quindi esclusivamente storico e paesaggistico. I costi di ristrutturazione non sono stimabili e – quelli sì – non potranno essere sostenuti dal volontariato locale, che invece è disposto a impegnarsi per la manutenzione ordinaria.
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