Il Tirreno

Grosseto

Un distretto rurale al sud per chiudere la filiera

di Giulia Sili
Un distretto rurale al sud per chiudere la filiera

È il nuovo progetto della Regione, tetto di investimento fino a 50 milioni Sessanta i Comuni pronti ad aderire: prodotti di qualità per i consumatori 

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GAVORRANO. Il suo nome è “Distretto rurale della Toscana del Sud” ed è il progetto che dovrebbe unire 60 comuni tra la Province di Grosseto, Siena, Arezzo, Livorno e Pisa in nome delle produzioni locale.

A presentarlo ieri mattina al consiglio di Gavorrano è stato Fabio Fabbri responsabile in Regione dei “Progetti Europei ed internazionali per lo sviluppo rurale”.

«L’idea è quella di trasformare le criticità in ricchezze – ha detto Fabbri – la nostra zona è caratterizzata da poca popolazione e da una scarsa industrializzazione e l’agricoltura è sicuramente una risorsa che va sostenuta visto che abbiamo una forte vocazione rurale». È con la chiusura delle Province che Fabbri ha iniziato a pensare ad un nuovo distretto: «nel 2015 si è verificata una mancanza importante dal punto di vista politico – dice – Siamo così arrivati all’idea della costituzione di un distretto dell’area Toscana Sud, si parla di circa 60 Comuni che insieme avranno una forza notevole; un modo questo per poter dire la nostra sul piano dello sviluppo rurale».

La filiera chiuderebbe il “brand” Toscano: «Ad oggi il brand della Toscana vende molto bene tanto che spesso abbiamo assistito a delle vere e proprie truffe – spiega Fabbri – Noi vogliamo garantire ai nostri consumatori dei prodotti certificati che vantano la collaborazione delle università». All’interno del progetto sarebbero comprese le produzioni olivicole, florovivaistiche e dei cereali ma anche di carne e di latte: «Se pensiamo all’olio toscano nel 2015 abbiamo avuto una produzione molto piccola e abbiamo scoperto il fianco all’arrivo di olio dall’estero – ha detto Fabbri – con il distretto vogliamo favorire contratti d’impresa locali e questo vale anche per la filiera cerealicola che è svantaggiata. Nelle nostre intenzioni c’è la volontà di sottoscrivere contratti che lascino al produttore un margine di guadagno». Insomma nelle idee di Fabbri c’è una filiera che garantisca l’origine dei prodotti ai consumatori e che metta in rete le aziende: «l’olio Toscano è uno dei più apprezzati ma c’è poca innovazione; basta guardare alle enormi produzioni della Spagna. Con la filiera questo potrebbe essere risolto anche con la messa in rete di nuovi strumenti». Ad oggi le manifestazioni di interesse ammontano a 170 milioni di euro per un contatto di investimento che ha un tetto massimo di 50 milioni di euro: «adesso sarà necessario individuare i progetti che sono conformi al progetto» ha spiegato Fabbri. Il primo passo è costituire il comitato promotore – ed è per questo che Fabbri sta presentando i progetti ai consiglio comunali – sarà poi necessario portare in Regione la richiesta di riconoscimento del distretto.

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