Il Tirreno

Grosseto

Giovanni Tombari coltiva un sogno «La partecipazione»

di Vanna F. Bertoncelli
Giovanni Tombari coltiva un sogno «La partecipazione»

Il neopresidente di Fondazione Cultura guarda al futuro «Decisivo fare rete con cittadini, istituzioni, imprese» 

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GROSSETO. Giovanni Tombari, grossetano doc, si laurea a Firenze, nel 1998 con una tesi sull’architettura di Grosseto nel periodo tra gli anni Venti e gli anni Sessanta del 1900. Al centro della ricerca il nonno paterno, Umberto. All’ingegnere Umberto Tombari, figura significativa per lo sviluppo edilizio cittadino e non solo, si devono i villini che puntellano la zona di Porta Nuova verso la stazione ferroviaria, realizzati per la borghesia cittadina; la sede del Consorzio Agrario in via Roma; la Scuola d’avviamento professionale, oggi Istituto professionale Einaudi, in piazza De Maria; a Castiglione della Pescaia il Villaggio svedese di Riva del Sole, a Marina di Grosseto La Rotonda, la colonia Saletti oltre a molti edifici privati oggi perduti.

L’incontro con Giovanni Tombari, neo eletto Presidente di Fondazione Grosseto Cultura, si apre sul filo delle memorie familiari, partendo dalla definizione di cultura fornita dall’Enciclopedia Treccani. «Per la Treccani – racconta Tombari – nutro un rispetto adolescenziale. A casa dei miei nonni paterni c’era un’edizione degli anni Trenta. Quando sfogliavi quei volumi sentivi davvero il peso del sapere».

Il concetto di cultura non è statico. Nel corso del tempo ha assunto connotazioni diverse mantenendo come costante la trasmissione della conoscenza fondata sull’apprendimento. Memoria come trasmissione di “oggetti” per formare, oltre alla personalità dell’individuo, il tessuto sociale come sintesi dell’identità individuale e di quella collettiva.

«Fondamentale – dice Tombari – questo aspetto del concetto cultura. Quello di un’identità individuale e collettiva, della prima dentro l’altra e viceversa. Il recupero, la riscoperta di un’identità culturale cittadina, oggi per molti aspetti in dissolvimento, sarà una della nostre prime operazioni. Chiedere ai grossetani di unirsi e riconoscersi nella nostra storia, nei monumenti e dunque valorizzare il nostro passato per poter guardare in modo consapevole e uniti al presente e al futuro, partendo da comuni radici. Un messaggio sia ai residenti da diverse generazioni che a quelli recenti, i quali hanno necessità di un’integrazione nel luogo dove lavorano e vivono da pochi anni».

Fondazione Grosseto Cultura nasce per volontà dell’amministrazione comunale nel 2008 ed è costituita da importanti contenitori culturali come “Clarisse Arte” (già Cedav - Centro documentazione arti visive) con il suo Direttore, Mauro Papa; l’Istituto musicale Palmiero Giannetti con Antonio Di Cristofano; il Museo di Storia naturale della Maremma, con Andrea Sforzi.

«Lo Statuto della Fondazione con la sua concezione rappresentativa – continua Tombari – sono convinto che sia una grande risorsa. Confido molto nella crescita dei singoli soci, non tanto per l’aspetto economico, quanto per un messaggio forte da parte dei grossetani verso la Fondazione, vista come uno degli organismi cardine dell’identità culturale cittadina. La partecipazione diffusa deve essere la nostra forza. Un grande e forte consenso popolare e poi trasversalità: fare sistema, rete tra Fondazione, assessorato alla cultura - turismo, uffici comunali e i cittadini tutti, siano essi privati, associazioni non solo culturali ma anche economiche, imprenditori. Uniti possiamo crescere come città non solo culturalmente».

Amministrare, anche in ambito culturale, spesso richiede il coraggio di scelte prioritarie. Cosa non sempre semplice per diversi fattori. «Nell’ambito delle competenze della Fondazione, e sempre nell’ottica di quel lavoro di squadra che ho già ricordato – riprende Giovanni Tombari – ci saranno ovviamente delle scelte. Non si può fare tutto in un colpo solo per tempo, denari, opportunità, interesse. Posso solo dire che le priorità saranno nell’ottica del bene della città e del territorio. Come sempre qualcuno avrà da ridire ma questo è inevitabile. E dalle critiche, se costruttive e non aprioristiche, avremo da imparare. Insomma idee e impegno al servizio della mia città».

L’industria della cultura costituisce una risorsa economica di per sé, non solo in funzione dello sviluppo turistico. Anche per la realtà grossetana un giro di boa in tal senso pare auspicabile. «Se per industria culturale, secondo una definizione allargata del Sole 24 Ore, si intende architettura, design, cinema, musica, biblioteche, musei, arti visive, enogastronomia, dobbiamo ancora fare molto. A volte, a eccezione del settore agro-alimentare, addirittura partire. È necessario tenere presente anche l’industria del turismo che, seppure ben avviata nel territorio, può e deve migliorare in funzione anche della prima. Due ambiti – sostiene Tombari – strettamente collegati che nel futuro dovranno crescere ancora e portare sviluppo, benessere. Ci sono molti margini. Non abbiamo le risorse per progettare cose in grande: abbiamo però la capacità, anche per la bellezza del nostro territorio, di attrarre idee, persone, risorse economiche. Servono unità d’intenti, sinergie locali ed esterne con alla base un progetto condiviso che funzioni».

E a proposito di cultura come volano dell’economia, valorizzazione di risorse umane e investimento economico «ci sono grandi prospettive», assicura il neopresidente. «È un mondo, secondo le statistiche, in crescita sia come posti di lavoro che come produzione di ricchezza. E noi abbiamo tutte le possibilità per intercettarlo come Italia, come Toscana, come Maremma. Grosseto è il capoluogo. Serve un cambio di mentalità, guardare a realtà virtuose, fare sistema. Se la ruota gira, gira per tutti».

Ma è possibile riassumere il personale progetto di Giovanni Tombari per la Fondazione di domani?

«Non parlo in questo momento di singoli progetti, ma del Progetto Fondazione inteso come base, metodo di lavoro per lo sviluppo della città. Grosseto deve diventare il centro propulsivo della Maremma, la capitale culturale che forse per storia non è stata fino in fondo anche dopo la fine dell’estatatura che dette il via al grande sviluppo edilizio e demografico della città. Siamo rimasti in parte incompiuti. Qui, insieme ai componenti della Fondazione, voglio anticipare che il prossimo anno, decennale della Fondazione, ci saranno eventi interessanti e di richiamo, nuovi e nella tradizione, oltre all’attività ordinaria degli istituti, fatta dalla qualità che ci ha caratterizzato in questi anni. Stateci vicino. Abbiamo bisogno di sentire il calore di tutti».

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