Il Tirreno

Grosseto

La Luna da Tirli appare sempre molto più grande

di ENRICO GIOVANNELLI
La Luna da Tirli appare sempre molto più grande

Emilio Signori ha portato il suo ristorante fino a essere conosciuto in tutto il mondo

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«Dal poggio di Tirli a guardare la luna sembra sempre più grande». Da vent’anni c’è un posto che attira i residenti, ma soprattutto frotte di turisti e personaggi vip, che vogliono gustarsi dei piatti prelibati e speciali: è la locanda La Luna di Emilio Signori, festeggiato per il suo “compleanno” (e sono centi) alla Cava di Roselle per i 140 anni del Tirreno.

E Signori, poco più che quarant’enne, sposato con Tiziana Demi la sua musa ispiratrice e inseparabile socia-amica-confidente, padre di due figli, Costanza quest’anno 18enne, e Bernardo appena 10 anni («ha un palato miglioreo del mio» – conferma soddisfatto Emilio), è ormai diventato uno chef tra i più bravi e preparati del territorio maremmano. Quando si guarda la luna dalla terrazza del suo locale, seminascosto in mezzo ai vicoli di Tirli, magari in una notte d’estate, sembra quasi toccarla. Aprire un ristorante, portarlo ad essere un posto conosciuto praticamente in tutto il mondo, è stata una scommessa improntata principalmente sulla figura di Emilio, sulla passione per pentole e fornelli, e prima il cuoco provetto ora lo chef, è riuscito a centrare con l’amore smisurato per la cucina i suoi obbiettivi: quelli che aveva sognato fin da bambino.

Quando Emilio racconta la sua storia, un maremmano vero a tutto tondo, tifosissimo della Fiorentina (ha aiutato anche nel catering delle partite casalinghe al Franchi) vive e abita a Follonica, è come se stesse nel suo mondo naturale, la cucina, mentre sperimenta e controlla la cottura di pezzo di stinco o un tegame di fagioli: ha una memoria fotografica incredibile, e soprattutto pensa in modo multitasking, al passo con i tempi moderni. Non è solo questione di affari, anzi gli piace tutto della ristorazione, anche quei lavori di manovalanza che in fondo sono poi il segreto per rendere unici i piatti, ogni volta con quel tocco di particolare in più che fa la differenza.

E allora tuffiamoci nel racconto di come è nata in Emilio Signori la passione di diventare prima cuoco e poi chef. «È stata mia nonna Alba, originaria di Castell’Azzara a farmi conoscere questo mondo – attacca Emilio tutto d’un fiato. Già quando andavo alle elementari non perdevo occasione di fermarmi come incantato a vedere nonna fare gli gnocchi o i tortelli. Non posso negare che qualche volta mi sono dato malato per rimanere a casa, così potevo poi aiutarla. In quegli anni era lei la cuoca per tutta la nostra famiglia, i miei genitori e i miei fratelli. Insieme a mia mamma Lina erano capaci di organizzare e dare una mano ad eventi per 2-3.000 persone, o preparare le cene per la Croce Rossa per centinaia di invitati, senza spaventarsi. Credo che tutto sia iniziato proprio in questo modo». La svolta proprio vent’anni fa, nel 1997: «Sì – continua Signori – avevo deciso di frequentare la scuola alberghiera a Chianciano e nonno Sorrento che si occupava della lavorazione industriale del sughero (era il produttore anche dei tappi Berlucchi, ndc), decise per noi nipoti, i miei fratelli Francesco e Lorenzo e il mio cugino Fabrizio, di comprare la locanda Edera a Tirli. I locali però erano quasi pericolanti e dal primo giorno iniziammo la ristrutturazione. Un lavoro completato quasi a tempo di record, in pochi mesi. Infatti aprimmo il 26 maggio del 1997».

C’era però da trovare il nuovo nome: «Qui entra in ballo il sentimento – confida Emilio. All’epoca, i mie fratelli e il cugino si erano nel frattempo disimpegnati, mi ero appena innamorato di Tiziana e l’occasione per dare il nome al locale era ideale per andare a trovarla di continuo. Una sera mentre io guardavo un film in tv, Casinò con Robert De Niro e Sharon Stone (che questa estate soltanto all’ultimo minuto non è andata a trovarlo a Tirli, ndc) e Tiziana leggeva un libro in terrazza, i protagonisti andarono a mangiare in un ristorante che si chiamava La Luna. Non so – ride compiaciuto – sarà stata l’atmosfera, ma associai proprio quell’immagine con Tizi, e mi venne spontaneo proporre il nome La Luna».

All’inizio Emilio al ristorante era un tuttofare: «A dire la verità anche adesso… Mi occupavo della spesa e aiutavo mamma che era la cuoca e che ha dato il via all’attività. Casualmente capitò un episodio che poi ci ha aiutato molto a farci conoscere. Tempo prima avevo lavorato alla Marina di Punta Ala e avevo conosciuto molti velisti: una mattina facendo rifornimento a Pian d’Alma incrociai uno di questi ragazzi e gli raccontai la nuova avventura. Lui mi disse che la sera stessa avrebbe proposto alla squadra di venire a mangiare, e così fece. Io però non sapevo che sarebbe venuto praticamente tutto il team di Prada, con patron Fabrizio Bertelli accompagnato dallo skipper Francesco De Angelis e da un certo Bill Koch di America cube, l’armatore e capitano d’industria statunitense, con le sue barche che poi sarebbero servite per gli allenamenti proprio a Punta Ala dell’equipaggio italiano. Mi ricorderò per sempre quello che successe alla fine della cena, con loro tre che si fermarono a vedere la luna di quella sera, di un rosso intenso».

La storia è poi nota, la sfidante italiana dell’America’s cup del 2000 si chiamò appunto Luna Rossa. E la locanda La Luna ogni estate, diventa il punto di riferimento del Ghota della vela, con i volti più noti e campioni intramontabili che vanno a mangiare da Emilio, Bertelli arriva all’improvviso ed è un vulcano, ma sono venuti Cino Ricci a Russel Cuts, con il quale Signori è diventato amico. «Nel 2000 ero in Nuova Zelanda per le gare e sono stato insieme in albergo a Renzo Guidi, un’esperienza fantastica». Un’altra svolta avviene una decina d’anni fa: «Tra il 2006 e il 2007 ho iniziato a crearmi il mio staff – ricorda Emilio – ero appena tornato da un viaggio in Australia e conobbi lo chef Aimo Moroni che seguendolo anche in trasferta mi ha indirizzato a capire che serviva una mia identità. È stato un incontro decisivo, perché è grazie a lui che ho imparato a capire davvero il modo di cucinare in un ristorante che ambisce all’eccellenza, di diventare internazionale».

Con la mente Emilio sottolinea anche passaggi significativi: «Dall’apertura avevamo già fatto altre ristrutturazioni, anche alla locanda passando da 5 a sette camere con il bed and breakfast, sistemando il giardino, il solarium e la sala lettura. Tiziana nel frattempo si è specializzata nel fare i dolci. In verità abbiamo sempre avuto le caratteristiche della tipicità: la nostra carta di vini per esempio è stata sempre ottima, abbiamo avuto il Sassicaia quando non era così affermato o l’Avvoltore e il Brunello. Ho continuato a studiare, a Follonica ho partecipato ai corsi di Arcigola con Luca Datoma e la conoscenza con il dottor Roberto Pitisano di Punta Ala, un super patito di cucina, è stata anche questa determinate, visto che tramite lui sono entrato nell’Accademia italiana di cucina, con il corso che è valso le “stellette” di chef».

In vent’anni impossibile quantificare e specificare le celebrità che sono andate a cenare lì: «Qui vengono tutti, attori, sportivi (quest’estate Shakira e Piqué, ad esempio, ndc) cantanti, politici, industriali, che magari sono al mare a Punta Ala. Ne cito uno per tutti, con il quale ho stretto un rapporto speciale: Alex Zanardi, un uomo straordinario, dal 2010 lo considero come uno zio. Ci sentiamo molto spesso». E si, a Tirli la Luna che si può ammirare e anche “assaggiare”, è molto più grande.

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