Atlante lascia via Oberdan ma non è (solo) un trasloco
di GIOVANNA MEZZANA
La cooperativa di Gianni Lamioni cambia sede per riunire Fondazione e squadra «Meno male che faccio l’imprenditore perché questa politica mi fa tristezza»
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Forse avrebbe sparigliato le carte se nel giugno 2016, quando a Grosseto si votò, fosse “sceso in campo”. Chissà. Oggi Gianni Lamioni, 54 anni, fa soprattutto l’imprenditore e dalla politica si tiene a una certa distanza: se però il discorso cade lì, indietro non si tira e “la sua” la dice. Come sempre. L’esperienza politica del 2015, quando tentò di spodestare Enrico Rossi dal trono del Granducato – fu un insuccesso finanche clamoroso. Vincenti, però, a volte si nasce, e la debacle poco importò allora e ancora meno conta oggi: in Maremma (e non solo) lui è quel che si dice un opinion leader. È stato presidente dell’Ato Rifiuti, ha guidato la Camera di Commercio e la Confartigianato maremmane, ha ricoperto ruoli-chiave in seno a fondazioni bancarie e istituti di credito (dalla Cassa di Risparmio di Firenze alla Banca della Maremma). Il suo orgoglio, però, oggi risiede soprattutto altrove: nella sua “creatura”, la Cooperativa Atlante, che quest’anno taglia il nastro del quarto di secolo di attività. Lamioni con la sua coop è stato tra i protagonisti della Festa dei compleanni, uno degli eventi con cui Il Tirreno ha celebrato i suoi 140 anni – il 6 settembre, alla Cava di Roselle – e lo ha fatto in compagnia di chi nel 2017, maremmano o amiatino, ha brindato ad un anniversario importante. Dopo 25 anni di ascesa Atlante non si arresta: Lamioni ha già in mente un altro progetto da realizzare entro la primavera 2018: un cambio di sede che non sarà semplicemente un “trasloco” da via Oberdan.
Quando è nata Atlante?
«Era il 4 settembre del’ 92 e fu una scommessa. Ero laureato da poco e la nascita di Atlante fu per lo più lo sfogo di un’esigenza: dar vita a qualcosa di mio».
E come è andata?
«Ci accreditammo subito come agenzia formativa: fummo una delle prime in Toscana. Nel’ 94 gestimmo un corso di formazione per restauratrici e alla fine di quel corso decidemmo di investirci. Assumemmo delle ragazze: una era Stefania Caloni, che oggi è l’archeologa responsabile del comparto Restauri di Atlante. Da lì siamo cresciuti anno dopo anno, anche grazie a certificazioni e qualifiche importanti. È nostro il restauro del Duomo, del monumento a Canapone, delle Clarisse...».
Dal restauro allo sport.
«La squadra di calcio a 5 Atlante Grosseto si è costituita nel’ 97 e quest’anno festeggia il suo ventennale. Quando si portò a battesimo erano anni che sognavo un’ “espressione sportiva”. Si cominciò per scherzo e sono 16 anni di campionati. All’inizio, nel biennio ’97-’98, in preda a un ego eccessivo, fui sia presidente che allenatore; vinsi anche il campionato, era la serie C, e persino il premio per Migliore Allenatore; poi mi resi conto che era troppo».
Siete partiti con la formazione, poi il restauro, poi lo sport e il 2017 ad Atlante ha portato una “neo-nata”
«Sì, la Fondazione Atlante per la Maremma, di cui ho ritardato di un ventennio la nascita per i miei impegni di amministratore pubblico».
Cosa significa “per la Maremma? ”
«Significa che la Maremma è promossa poco e male: la Toscana ha una quota del 50% di turisti stranieri, la Maremma del 25%: o significa che la Maremma è brutta (ed è un’assurdità) o che c’è qualcosa che non va. L’altra scommessa della Fondazione è quella di investire in una classe dirigente nuova perché la Maremma non finisca per essere un cimitero per elefanti, un luogo dove tornarci da nonni con i nipoti, o un trampolino di lancio dove studiare e poi andare via: sarebbe una sconfitta culturale. Non a caso, ho chiesto a mia figlia Viola di occuparsene: lei studia a Roma ma non vede la Maremma come un luogo da cui scappare: tutt’altro».
Il suo anno super fortunato? «Il 2013! Quando ho ricevuto il Grifone d’oro».
Ma come è riuscito a conciliare i suoi incarichi pubblici con quelli della sua impresa?
«È tutto merito dei miei collaboratori, che sono straordinari e mi hanno permesso di togliermi grandi soddisfazioni».
Novità in vista per Atlante?
«Eh, intanto nel 2018 avrà una sede tutta nuova. Il laboratorio per il restauro rimarrà dov’è per ovvie ragioni (via Corridoni, ndr), ma voglio una sede dove ci siano locali per la formazione, per la Fondazione e anche per la squadra».
Insomma, non sarà un semplice trasloco...
«È da tempo che penso di riunire la squadra con gli altri comparti. Ed entro il primo semestre 2018 Atlante avrà la sua nuova sede. La stiamo cercando e ho già visto qualcosa che mi piace molto... in centro».
E i suoi impegni politici?
«Ne ho avuto solo uno e l’ho assolto pure male. Mi riferisco a quando nel 2015, con una lista civica, sfidai Rossi alla presidenza della Regione Toscana. Il colpo di grazia, comunque, me lo aveva dato Silvio Berlusconi quando prima mi candidò e poi la settimana successiva mi scaricò con disinvoltura dopo una cena con Matteo Salvini. Questo genere di politica mi piace sempre meno, tant’è che se oggi si votasse, non saprei a chi dare il mio voto. Mi piace qui (e poggia la mano sulla scrivania, ndr)».
Grosseto come la vede?
«La vedo male. La ricchezza di Grosseto è la Maremma, e non viceversa. Grosseto deve assurgere al ruolo di capitale della Maremma che è un brand: e deve farlo anche in termini di oneri per garantire servizi alle imprese. Se Grosseto riuscirà ad accreditarsi in questo senso bene, altrimenti, sarà destinata ad un triste futuro: non può pensare di vivere sul settore pubblico, le forze armate, il commercio perché questa, ormai, purtroppo, è preistoria. Ecco: se la politica fosse un confronto sul modello di sviluppo da intraprendere, io mi rimetterei in corsa domani; il dibattito politico è invece molto più spicciolo, denigrante. E basta seguire un po’ i social network per accorgersene: è una tristezza».
È una tristezza il dibattito politico locale o quello nazionale?
«A livello nazionale c’è da risolvere una questione di crisi di identità, mentre a livello locale emerge un grande decadimento, si scivola nello scontro, si scade nell’astio, nel tritello».
Che ne pensa dell’amministrazione di Antonfrancesco Vivarelli Colonna e del rapporto del sindaco con la sua giunta?
«Antonfrancesco è anche un amico. In termini pubblici, l’ho lanciato io».
In che senso l’ha lanciato lei?
«Nel senso che quando ero presidente della Camera di Commercio fui io a nominarlo presidente di Grosseto Fiere. E ha lavorato bene. E nel 2015 mi è stato vicino. Antonfrancesco è un generoso, è una persona di cuore. È un appassionato. Il problema è che non vedo una vision…»
Che significa che non vede una vision?
«Emerge un grande impegno sul fronte della quotidianità ma manca una visione della Grosseto che verrà. Un’amministrazione comunale deve puntare lo sguardo al quotidiano, appena oltre la punta delle proprie scarpe, per risolvere i problemi dei cittadini, ma ogni tanto è necessario anche alzare la testa e guardare l’orizzonte».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Quando è nata Atlante?
«Era il 4 settembre del’ 92 e fu una scommessa. Ero laureato da poco e la nascita di Atlante fu per lo più lo sfogo di un’esigenza: dar vita a qualcosa di mio».
E come è andata?
«Ci accreditammo subito come agenzia formativa: fummo una delle prime in Toscana. Nel’ 94 gestimmo un corso di formazione per restauratrici e alla fine di quel corso decidemmo di investirci. Assumemmo delle ragazze: una era Stefania Caloni, che oggi è l’archeologa responsabile del comparto Restauri di Atlante. Da lì siamo cresciuti anno dopo anno, anche grazie a certificazioni e qualifiche importanti. È nostro il restauro del Duomo, del monumento a Canapone, delle Clarisse...».
Dal restauro allo sport.
«La squadra di calcio a 5 Atlante Grosseto si è costituita nel’ 97 e quest’anno festeggia il suo ventennale. Quando si portò a battesimo erano anni che sognavo un’ “espressione sportiva”. Si cominciò per scherzo e sono 16 anni di campionati. All’inizio, nel biennio ’97-’98, in preda a un ego eccessivo, fui sia presidente che allenatore; vinsi anche il campionato, era la serie C, e persino il premio per Migliore Allenatore; poi mi resi conto che era troppo».
Siete partiti con la formazione, poi il restauro, poi lo sport e il 2017 ad Atlante ha portato una “neo-nata”
«Sì, la Fondazione Atlante per la Maremma, di cui ho ritardato di un ventennio la nascita per i miei impegni di amministratore pubblico».
Cosa significa “per la Maremma? ”
«Significa che la Maremma è promossa poco e male: la Toscana ha una quota del 50% di turisti stranieri, la Maremma del 25%: o significa che la Maremma è brutta (ed è un’assurdità) o che c’è qualcosa che non va. L’altra scommessa della Fondazione è quella di investire in una classe dirigente nuova perché la Maremma non finisca per essere un cimitero per elefanti, un luogo dove tornarci da nonni con i nipoti, o un trampolino di lancio dove studiare e poi andare via: sarebbe una sconfitta culturale. Non a caso, ho chiesto a mia figlia Viola di occuparsene: lei studia a Roma ma non vede la Maremma come un luogo da cui scappare: tutt’altro».
Il suo anno super fortunato? «Il 2013! Quando ho ricevuto il Grifone d’oro».
Ma come è riuscito a conciliare i suoi incarichi pubblici con quelli della sua impresa?
«È tutto merito dei miei collaboratori, che sono straordinari e mi hanno permesso di togliermi grandi soddisfazioni».
Novità in vista per Atlante?
«Eh, intanto nel 2018 avrà una sede tutta nuova. Il laboratorio per il restauro rimarrà dov’è per ovvie ragioni (via Corridoni, ndr), ma voglio una sede dove ci siano locali per la formazione, per la Fondazione e anche per la squadra».
Insomma, non sarà un semplice trasloco...
«È da tempo che penso di riunire la squadra con gli altri comparti. Ed entro il primo semestre 2018 Atlante avrà la sua nuova sede. La stiamo cercando e ho già visto qualcosa che mi piace molto... in centro».
E i suoi impegni politici?
«Ne ho avuto solo uno e l’ho assolto pure male. Mi riferisco a quando nel 2015, con una lista civica, sfidai Rossi alla presidenza della Regione Toscana. Il colpo di grazia, comunque, me lo aveva dato Silvio Berlusconi quando prima mi candidò e poi la settimana successiva mi scaricò con disinvoltura dopo una cena con Matteo Salvini. Questo genere di politica mi piace sempre meno, tant’è che se oggi si votasse, non saprei a chi dare il mio voto. Mi piace qui (e poggia la mano sulla scrivania, ndr)».
Grosseto come la vede?
«La vedo male. La ricchezza di Grosseto è la Maremma, e non viceversa. Grosseto deve assurgere al ruolo di capitale della Maremma che è un brand: e deve farlo anche in termini di oneri per garantire servizi alle imprese. Se Grosseto riuscirà ad accreditarsi in questo senso bene, altrimenti, sarà destinata ad un triste futuro: non può pensare di vivere sul settore pubblico, le forze armate, il commercio perché questa, ormai, purtroppo, è preistoria. Ecco: se la politica fosse un confronto sul modello di sviluppo da intraprendere, io mi rimetterei in corsa domani; il dibattito politico è invece molto più spicciolo, denigrante. E basta seguire un po’ i social network per accorgersene: è una tristezza».
È una tristezza il dibattito politico locale o quello nazionale?
«A livello nazionale c’è da risolvere una questione di crisi di identità, mentre a livello locale emerge un grande decadimento, si scivola nello scontro, si scade nell’astio, nel tritello».
Che ne pensa dell’amministrazione di Antonfrancesco Vivarelli Colonna e del rapporto del sindaco con la sua giunta?
«Antonfrancesco è anche un amico. In termini pubblici, l’ho lanciato io».
In che senso l’ha lanciato lei?
«Nel senso che quando ero presidente della Camera di Commercio fui io a nominarlo presidente di Grosseto Fiere. E ha lavorato bene. E nel 2015 mi è stato vicino. Antonfrancesco è un generoso, è una persona di cuore. È un appassionato. Il problema è che non vedo una vision…»
Che significa che non vede una vision?
«Emerge un grande impegno sul fronte della quotidianità ma manca una visione della Grosseto che verrà. Un’amministrazione comunale deve puntare lo sguardo al quotidiano, appena oltre la punta delle proprie scarpe, per risolvere i problemi dei cittadini, ma ogni tanto è necessario anche alzare la testa e guardare l’orizzonte».
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