Inchiesta appalti Anas «Non c’è stata corruzione»
di Francesca Gori
Tre società maremmane finite nel mirino della guardia di finanza di Firenze Si sarebbero “scambiate” i lavori senza l’autorizzazione della committente
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GROSSETO. L’ipotesi più grave indicata nel fine indagine della Procura di Firenze, nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti Anas, è quella di abuso d’ufficio che è stata contesta anche ai titolari di tre società maremmane: Roberto Bramerini della Bramerini Francesco & figli, Gian Paolo Conti, della Costrade e Mauro Innocenti della Innocenti costruzioni e CCG. Secondo le ipotesi dei sostituti procuratori Giuseppina Mione e Giulio Monferini, Rafael Antonio Isoldi, responsabile del Centro comprendente le province di Grosseto, Siena sud e Livorno dell’Anas avrebbe affidato alle tre aziende alcuni lavori sull’Aurelia e sulla Grosseto-Siena. Lavori per importi che non sono mai stati superiori ai 350mila euro.
A nessuno degli imprenditori maremmani è stato invece contestato il reato di corruzione che riguarda invece i vertici dell’Anas. Corruzione che si sarebbe consumata a tavola, davanti a piatti prelibati e con vini di pregio nei calici: cene e pranzi offerti per cifre che vanno dai 2.500 euro a 3.000 euro e bottiglie di champagne in regalo.
Complessivamente, gli indagati sono 21. Al vaglio dell’inchiesta, coordinata dai sostituti procuratori Giuseppina Mione e Giulio Monferini, ci sono numerosi appalti, per importi nell’ordine delle decine di migliaia di euro, per manutenzioni e asfaltature affidate in urgenza nella regione, in particolare in Maremma e nella zona di Grosseto. Tra gli indagati figurano Antonio Mazzeo, capo del compartimento Anas in Toscana; Alfredo Cavalcanti, capo area di manutenzione dello stesso compartimento; Maurizio Polvani, responsabile manutenzione straordinaria per l’Anas nell’area di Arezzo, Firenze e Siena. Era stata la Procura di via Monterosa ad avviare le indagini nel 2012 e poi nel 2016 l’aveva trasmesso per competenza ai colleghi della Procura di Firenze.
«Quello che la Procura contesta a Bramerini - dice l’avvocato Alessandro Risaliti, che difende l’imprenditore insieme ad Alessio Bianchini - è stato lo scambio di lavori tra aziende che avevano ottenuto l’appalto senza l’autorizzazione dell’Anas. Mancava, in sostanza, un documento con il quale questa pratica venisse autorizzata, ma si tratta comunque di un reato contravvenzionale. Nessun danno patrimoniale è stato arrecato e nel Codice degli appalti ci sono delle deroghe e questo tipo di lavori rientravano in questa fattispecie».
A nessuno degli imprenditori maremmani è stato invece contestato il reato di corruzione che riguarda invece i vertici dell’Anas. Corruzione che si sarebbe consumata a tavola, davanti a piatti prelibati e con vini di pregio nei calici: cene e pranzi offerti per cifre che vanno dai 2.500 euro a 3.000 euro e bottiglie di champagne in regalo.
Complessivamente, gli indagati sono 21. Al vaglio dell’inchiesta, coordinata dai sostituti procuratori Giuseppina Mione e Giulio Monferini, ci sono numerosi appalti, per importi nell’ordine delle decine di migliaia di euro, per manutenzioni e asfaltature affidate in urgenza nella regione, in particolare in Maremma e nella zona di Grosseto. Tra gli indagati figurano Antonio Mazzeo, capo del compartimento Anas in Toscana; Alfredo Cavalcanti, capo area di manutenzione dello stesso compartimento; Maurizio Polvani, responsabile manutenzione straordinaria per l’Anas nell’area di Arezzo, Firenze e Siena. Era stata la Procura di via Monterosa ad avviare le indagini nel 2012 e poi nel 2016 l’aveva trasmesso per competenza ai colleghi della Procura di Firenze.
«Quello che la Procura contesta a Bramerini - dice l’avvocato Alessandro Risaliti, che difende l’imprenditore insieme ad Alessio Bianchini - è stato lo scambio di lavori tra aziende che avevano ottenuto l’appalto senza l’autorizzazione dell’Anas. Mancava, in sostanza, un documento con il quale questa pratica venisse autorizzata, ma si tratta comunque di un reato contravvenzionale. Nessun danno patrimoniale è stato arrecato e nel Codice degli appalti ci sono delle deroghe e questo tipo di lavori rientravano in questa fattispecie».
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