La politica si spacca su via Almirante «Un criminale fascista»
Il centrosinistra tuona: «Ha incarnato il peggio del nostro Paese» Fratelli d’Italia: «Assurdo: altre città gli hanno dedicato strade»
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GROSSETO. A Grosseto si accende sempre di più il dibattito politico se intitolare o meno una via a Giorgio Almirante, proposta avanzata dal capogruppo della Lega nord Mario Lolini. Centrosinistra e centrodestra sono spaccati.
De Martis. «L’intitolazione di un luogo della città deve essere sempre un atto rispettoso delle persone che la abitano, e delle memorie che la città raccoglie», tuona Carlo De Martis, capogruppo Lista Mascagni nel consiglio comunale. La proposta del capogruppo della Lega, goffamente ricopiata di getto dai suoi “alleati” di Fratelli d’Italia e accolta dal sindaco in modo grottesco, non pare rispettosa di nulla. Almirante ha incarnato ciò che di peggio ha prodotto il nostro Paese: il fascismo. Durante il Ventennio è tra i firmatari del manifesto della Razza, che apre la strada alla promulgazione delle leggi razziali e alla partecipazione del fascismo all’olocausto con la deportazione di ebrei, molti dei quali transitati dal nostro campo di concentramento di Roccatederighi. Durante la guerra si pone al servizio degli occupanti nazisti aderendo alla Repubblica di Salò e appone la propria firma al manifesto della morte, che ordinava la persecuzione e la fucilazione dei renitenti alla leva». Si inserisce qui l’eccidio degli 83 minatori di Niccioleta ad opera di SS tedesche e italiane. «Almirante - dice De Martis - mai ha rinnegato la propria adesione al fascismo, partecipando alla devastazione morale e materiale dell’Italia perpetrata da Mussolini durante il Ventennio. Il fascismo è un sistema tagliato su misura per quanti hanno bisogno di vivere al guinzaglio dell’uomo forte perché incapaci di confrontarsi con il mondo che li circonda. Figuriamoci di amministrarlo. La nostra città invece ha bisogno di essere amministrata, e bene».
Barzanti. «Almirante è un criminale fascista - dice Marco Barzanti, segretario provinciale del Pci - Ha fatto uccidere e torturare decine e decine di cittadini e comunisti. I criminali fascisti che devono essere considerati ciò che sono stati, nemici della democrazia e della libertà. Chiediamo al sindaco di prendere le distanze da tali proposte. Il Pd è forza politica responsabile di questi rigurgiti fascisti. Da anni sta portando avanti politiche sempre più liberesti con alleanze di forze di destra cime Alfano e Verdini. Cime a livello locale con liste che si rifacevano ad Almirante. È ora di dire basta a questa politica di destra».
Ceccherini e Guidoni. «Come in occasione della recente presa di posizione del segretario nazionale dell’associazione dei partigiani – dicono i consiglieri di Fdi Bruno Ceccherini e Andrea Guidoni - relativa alla proposta di una targa a Noli, in provincia di Savona, alla memoria della tredicenne Giuseppina Ghersi violentata e trucidata il 30 aprile del 1945 davanti ai propri genitori in quanto rea di essere “fascista”, ribadiamo il nostro fermo dissenso a teorie assurde rispetto a violenze commesse durante la guerra e che non trovano alcuna giustificazione, nemmeno per essere avvenute in periodo bellico. Tentare di criminalizzare la figura di Almirante, di cui è bene ricordare che esistono in Italia alcune città che già gli hanno intitolato piazze o strade, come Neviano in provincia di Lecce e Affile in provincia di Roma, appare un tentativo maldestro teso solo a dare respiro a un’associazione che ha perso la sua connotazione originaria e sopravvive grazie a lauti finanziamenti pubblici di cui non si riesce più a comprendere lo stanziamento. Anche le accuse in merito alla firma delle leggi razziali sono una sciocchezza, Almirante nel 1938 aveva 24 anni e non ricopriva cariche a livello governativo. Almirante fu accusato di aver firmato un manifesto nel maggio del 1944 che invitava i partigiani a consegnarsi ai tedeschi pena la fucilazione, prevista anche per chi dava loro rifugio e collaborazione. Un manifesto affisso proprio nel grossetano alle pendici dell’Amiata. Di quell’accusa Almirante non ebbe a subire conseguenze, non fu coinvolto in procedimenti penali né fruì di amnistie. Fu condannato contumace a due anni di confino per il ruolo ricoperto nella Repubblica Sociale quando si dette alla latitanza sotto falso nome per sfuggire a esecuzioni sommarie dai partigiani».
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De Martis. «L’intitolazione di un luogo della città deve essere sempre un atto rispettoso delle persone che la abitano, e delle memorie che la città raccoglie», tuona Carlo De Martis, capogruppo Lista Mascagni nel consiglio comunale. La proposta del capogruppo della Lega, goffamente ricopiata di getto dai suoi “alleati” di Fratelli d’Italia e accolta dal sindaco in modo grottesco, non pare rispettosa di nulla. Almirante ha incarnato ciò che di peggio ha prodotto il nostro Paese: il fascismo. Durante il Ventennio è tra i firmatari del manifesto della Razza, che apre la strada alla promulgazione delle leggi razziali e alla partecipazione del fascismo all’olocausto con la deportazione di ebrei, molti dei quali transitati dal nostro campo di concentramento di Roccatederighi. Durante la guerra si pone al servizio degli occupanti nazisti aderendo alla Repubblica di Salò e appone la propria firma al manifesto della morte, che ordinava la persecuzione e la fucilazione dei renitenti alla leva». Si inserisce qui l’eccidio degli 83 minatori di Niccioleta ad opera di SS tedesche e italiane. «Almirante - dice De Martis - mai ha rinnegato la propria adesione al fascismo, partecipando alla devastazione morale e materiale dell’Italia perpetrata da Mussolini durante il Ventennio. Il fascismo è un sistema tagliato su misura per quanti hanno bisogno di vivere al guinzaglio dell’uomo forte perché incapaci di confrontarsi con il mondo che li circonda. Figuriamoci di amministrarlo. La nostra città invece ha bisogno di essere amministrata, e bene».
Barzanti. «Almirante è un criminale fascista - dice Marco Barzanti, segretario provinciale del Pci - Ha fatto uccidere e torturare decine e decine di cittadini e comunisti. I criminali fascisti che devono essere considerati ciò che sono stati, nemici della democrazia e della libertà. Chiediamo al sindaco di prendere le distanze da tali proposte. Il Pd è forza politica responsabile di questi rigurgiti fascisti. Da anni sta portando avanti politiche sempre più liberesti con alleanze di forze di destra cime Alfano e Verdini. Cime a livello locale con liste che si rifacevano ad Almirante. È ora di dire basta a questa politica di destra».
Ceccherini e Guidoni. «Come in occasione della recente presa di posizione del segretario nazionale dell’associazione dei partigiani – dicono i consiglieri di Fdi Bruno Ceccherini e Andrea Guidoni - relativa alla proposta di una targa a Noli, in provincia di Savona, alla memoria della tredicenne Giuseppina Ghersi violentata e trucidata il 30 aprile del 1945 davanti ai propri genitori in quanto rea di essere “fascista”, ribadiamo il nostro fermo dissenso a teorie assurde rispetto a violenze commesse durante la guerra e che non trovano alcuna giustificazione, nemmeno per essere avvenute in periodo bellico. Tentare di criminalizzare la figura di Almirante, di cui è bene ricordare che esistono in Italia alcune città che già gli hanno intitolato piazze o strade, come Neviano in provincia di Lecce e Affile in provincia di Roma, appare un tentativo maldestro teso solo a dare respiro a un’associazione che ha perso la sua connotazione originaria e sopravvive grazie a lauti finanziamenti pubblici di cui non si riesce più a comprendere lo stanziamento. Anche le accuse in merito alla firma delle leggi razziali sono una sciocchezza, Almirante nel 1938 aveva 24 anni e non ricopriva cariche a livello governativo. Almirante fu accusato di aver firmato un manifesto nel maggio del 1944 che invitava i partigiani a consegnarsi ai tedeschi pena la fucilazione, prevista anche per chi dava loro rifugio e collaborazione. Un manifesto affisso proprio nel grossetano alle pendici dell’Amiata. Di quell’accusa Almirante non ebbe a subire conseguenze, non fu coinvolto in procedimenti penali né fruì di amnistie. Fu condannato contumace a due anni di confino per il ruolo ricoperto nella Repubblica Sociale quando si dette alla latitanza sotto falso nome per sfuggire a esecuzioni sommarie dai partigiani».
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