GROSSETO. Ancora caporalato in Toscana, per i lavori in campagna: i carabinieri hanno eseguito l'arresto in carcere di tre curdi all'alba di sabato 29 settembre accusati di intermediazione illecita (il reato che identifica il caporalato) e sfruttamento del lavoro nelle campagne del Chianti, in Toscana. La loro società, che faceva intermediazione per le imprese agricole, aveva sede a Castel del Piano e aveva raggiunto un fatturato di 5,8 milioni di euro. Gli arrestati hanno 42, 34 e 28 anni.
L'inchiesta, coordinata dal procuratore di Siena, Salvatore Vitello e dal sostituto Nicola Marini, consentiva di documentare le effettive pessime condizioni di vita di circa 40 operai dipendenti di una società d'intermediazione con sede nella provincia di Grosseto. Il gip di Siena ha emesso tre ordinanze di custodia cautelare. Altri tre soggetti sarebbero indagati. Commissariata la società che procurava i lavoratori da sfruttare. Orari di lavoro estenuanti; paghe inferiori agli orari svolti; alloggi fatiscenti; squadre di lavoro con gerarchie rigide: così venivano sfruttati operai agricoli stranieri, che venivano accompagnati con furgoni nei luoghi di lavoro ed erano costretti a sostenere faticose attività agricole.
Nelle indagini sono stati trovati due appartamenti-dormitorio a Castellina in Chianti e Vagliagli (Siena) e appunti e agende personali degli stessi stranieri in cui si confermano che gli stessi venivano retribuiti solo per parte delle ore di lavoro realmente effettuate. Sono inoltre emersi episodi di maltrattamento e comportamenti vessatori ai quali i lavoratori erano stati sottoposti e ai quali avevano dovuto assoggettarsi, pur di conseguire una retribuzione.
Ci sarebbe stata anche disparit nei trattamenti economici a seconda delle etnie dei componenti delle squadre stesse. Le vittime di tali vessazioni erano altres costrette a trattenute sullo stipendio, quale corrispettivo dell'acquisto degli strumenti di lavoro che utilizzavano. Indagata anche la societ che procacciava i lavoratori sottoposta, per ordine della magistratura, a controllo giudiziario da parte di un commissario.
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L'indagine è partita dalla denuncia di un cittadino che nel febbraio scorso segnalava a Radda in Chianti (Siena) le precarie condizioni degli alloggi in cui stavano alcuni stranieri, un appartamento fatiscente e altre carenze che lo avevano insospettito. Ora al vaglio degli inquirenti ci sono le posizioni di numerosissime aziende agricole che, nelle province di Siena e Grosseto, hanno usufruito dei servizi offerti dalla società cui facevano riferimento i tre curdi arrestati. Si tratta di un'azienda contoterzista per servizi in agricoltura con sede legale a Castel del Piano (Grosseto), che aveva raggiunto un fatturato di oltre 5,8 milioni di euro annui e che proponeva alle aziende servizi a prezzi dimezzati rispetto alla concorrenza.
Nel solo 2016, dagli accertamenti, sarebbero emersi 1.345 impieghi, incarichi, per complessive 96.000
giornate di lavoro, relativi a lavori agricoli di vario tipo che le sono stati commissionati da fattorie e aziende agricole. Gli arrestati sono due fratelli di 34 e 42 anni, più il caposquadra 28 anni, tutti di origine curda e abitanti in Toscana.
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