Italia
«Piogge in arrivo, corsi d’acqua minori sistemati in estate»
di Gabriele Baldanzi
Intervista con Bellacchi, presidente del Consorzio Bonifica «L’Ombrone? Ci dà tempo per metterci in sicurezza»
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GROSSETO. Settembre piovoso, autunno alle porte, il rischio idraulico che incombe sulla Maremma. Dopo il dramma labronico ne abbiamo parlato con Fabio Bellacchi, presidente del Consorzio di Bonifica Toscana Sud.
Può accadere anche da noi qualcosa di simile all’alluvione di Livorno? «Si tratta di territori diversi. L’Ombrone, che era e resta la nostra preoccupazione principale, dà un ampio preavviso quando arriva in piena alle porte della città. Quindi c’è il tempo per metterci in sicurezza. E comunque noi ci lavoriamo costantemente».
Negli ultimi cinque anni disastri e morti, nella nostra provincia, sono stati causati da altri corsi d’acqua, minori: il Fratello a Massa Marittima, la Sgrilla a Manciano, il Chiarone a Capalbio, l’Albegna. «Quando si parla di idraulica non si è mai sicuri al cento per cento e il pericolo si può palesare ovunque. Vorrei però ricordare che fino a qualche anno fa in questo elenco c’erano anche Gretano, Pecora, Fossa e Molla a Braccagni, che adesso sono meno insidiosi grazie ai lavori effettuati dal Consorzio. E presto la stessa cosa potremmo dirla del Bruna, che in passato ha fatto danni, dove abbiamo lavorato molto e dove risolutiva sarà la realizzazione della cassa di colmata, per la quale il progetto è quasi ultimato».
Lei, quindi, è tranquillo per le piogge che ci attendono in autunno? «Più di così non si poteva fare. Durante l’estate è stato compiuto un lavoro significativo, gli operai hanno rinunciato a ferie e riposi per portare a termine interventi che erano determinanti. Questo è un Consorzio dove c’è un’altissima operatività. Poi si può sempre migliorare. Nei giorni scorsi abbiamo fatto una riunione al Genio civile, con l’ingegner Renzo Ricciardi, il nostro ex direttore, proprio per affrontare il discorso dei lavori fatti e di quelli da fare. Sia in Maremma che nel comprensorio senese».
La possibilità di gestire tutto il territorio in un unico consorzio è un vantaggio, giusto? «Sì, anche se, per estensione, si parla di quasi mezza Toscana. Comunque la programmazione sta andando bene; i sindaci del comprensorio senese sono tutto sommato soddisfatti e anche i cittadini, sempre più spesso, vedranno i nostri mezzi in azione e si convinceranno dell’utilità del Consorzio. Parlo della provincia di Siena».
L’estate 2017 è stata la più siccitosa che si ricordi ed è tornato prepotentemente di attualità il tema degli invasi. «Invasare le acque è una priorità. Oltre a pulirli, imbrigliarli e tenerli sotto controllo, i nostri fiumi devono diventare risorsa e l’acqua sfruttata. Il primo grande invaso che vogliamo realizzare è quello sul Gretano, alla confluenza con il fosso Seguentina, in località Poggio Martino, tra Roccastrada e Paganico. È previsto un investimento di 25 milioni di euro. Stiamo cercando i soldi. Sarà un invaso di quasi 3 milioni di metri cubi: una riserva di acqua preziosa per l’irrigazione e l’agricoltura. Acqua che potrà anche produrre energia idroelettrica e servire per contrastare gli incendi. Poi ci sono i bacini sul Lanzo e a San Floriano. Stessa finalità avrà l’invaso previsto nel Diversivo, in località Cernaia, a una decina di chilometri da Grosseto, di cui abbiamo appena presentato una richiesta di finanziamento».
Ci può dettagliare l’intervento? Sarà impattante? «No. Il progetto rientra nel piano anti siccità e, come detto, rappresenta un valido strumento per contrastare il fenomeno della salinizzazione dei terreni e delle falde. Dall’invaso (che raccoglierà 200mila metri cubi) si diramerà un nuovo impianto di irrigazione, sempre nella zona di Cernaia, che coprirà le esigenze di un comprensorio irriguo di quasi 300 ettari. Costo: un milione e 260mila euro. Qualcosa di analogo lo stiamo realizzando anche sui canali Molla e Montalcino, con la costruzione di due dighe mobili, che permetteranno di invasare le acque superficiali».
Avanzamento del cuneo salino: le acque salmastre, risalendo l’Ombrone, arrivano ormai ben oltre Rispescia. «È vero. Il problema, negli ultimi anni, lo abbiamo in parte risolto nel Parco della Maremma, dove iniziava a soffrire la pineta, ma resta di stringente attualità in diversi tratti della costa. Si torna sempre al solito discorso: per ridurre gli emungimenti dal sottosuolo servono i bacini. Il Consorzio, a questo proposito, sta puntando sulla realizzazione di sbarramenti mobili, di contenuto impatto ambientale, poco costosi ed esportabili su tutti i canali, così da trattenere l’acqua. Il primo è previsto nel canale essiccatore principale dell’Alberese per derivazione dal fiume Ombrone. Siamo in località La Barca. Anche qui la proposta progettuale è a supporto della realizzazione di una nuova infrastruttura irrigua costituita da una rete di canali a cielo aperto».
Con il famoso Contratto di fiume a che punto siamo? «Si va un po’ a rilento. Adesso ci rimetteremo al tavolo con gli ambientalisti per ragionare dei lavori nei fiumi, degli scavo del letto, che sono necessari. I fiumi hanno bisogno di essere curati, ripuliti, altrimenti si rischiano le inondazioni. Il contratto di fiume prevede proprio questo».
Può accadere anche da noi qualcosa di simile all’alluvione di Livorno? «Si tratta di territori diversi. L’Ombrone, che era e resta la nostra preoccupazione principale, dà un ampio preavviso quando arriva in piena alle porte della città. Quindi c’è il tempo per metterci in sicurezza. E comunque noi ci lavoriamo costantemente».
Negli ultimi cinque anni disastri e morti, nella nostra provincia, sono stati causati da altri corsi d’acqua, minori: il Fratello a Massa Marittima, la Sgrilla a Manciano, il Chiarone a Capalbio, l’Albegna. «Quando si parla di idraulica non si è mai sicuri al cento per cento e il pericolo si può palesare ovunque. Vorrei però ricordare che fino a qualche anno fa in questo elenco c’erano anche Gretano, Pecora, Fossa e Molla a Braccagni, che adesso sono meno insidiosi grazie ai lavori effettuati dal Consorzio. E presto la stessa cosa potremmo dirla del Bruna, che in passato ha fatto danni, dove abbiamo lavorato molto e dove risolutiva sarà la realizzazione della cassa di colmata, per la quale il progetto è quasi ultimato».
Lei, quindi, è tranquillo per le piogge che ci attendono in autunno? «Più di così non si poteva fare. Durante l’estate è stato compiuto un lavoro significativo, gli operai hanno rinunciato a ferie e riposi per portare a termine interventi che erano determinanti. Questo è un Consorzio dove c’è un’altissima operatività. Poi si può sempre migliorare. Nei giorni scorsi abbiamo fatto una riunione al Genio civile, con l’ingegner Renzo Ricciardi, il nostro ex direttore, proprio per affrontare il discorso dei lavori fatti e di quelli da fare. Sia in Maremma che nel comprensorio senese».
La possibilità di gestire tutto il territorio in un unico consorzio è un vantaggio, giusto? «Sì, anche se, per estensione, si parla di quasi mezza Toscana. Comunque la programmazione sta andando bene; i sindaci del comprensorio senese sono tutto sommato soddisfatti e anche i cittadini, sempre più spesso, vedranno i nostri mezzi in azione e si convinceranno dell’utilità del Consorzio. Parlo della provincia di Siena».
L’estate 2017 è stata la più siccitosa che si ricordi ed è tornato prepotentemente di attualità il tema degli invasi. «Invasare le acque è una priorità. Oltre a pulirli, imbrigliarli e tenerli sotto controllo, i nostri fiumi devono diventare risorsa e l’acqua sfruttata. Il primo grande invaso che vogliamo realizzare è quello sul Gretano, alla confluenza con il fosso Seguentina, in località Poggio Martino, tra Roccastrada e Paganico. È previsto un investimento di 25 milioni di euro. Stiamo cercando i soldi. Sarà un invaso di quasi 3 milioni di metri cubi: una riserva di acqua preziosa per l’irrigazione e l’agricoltura. Acqua che potrà anche produrre energia idroelettrica e servire per contrastare gli incendi. Poi ci sono i bacini sul Lanzo e a San Floriano. Stessa finalità avrà l’invaso previsto nel Diversivo, in località Cernaia, a una decina di chilometri da Grosseto, di cui abbiamo appena presentato una richiesta di finanziamento».
Ci può dettagliare l’intervento? Sarà impattante? «No. Il progetto rientra nel piano anti siccità e, come detto, rappresenta un valido strumento per contrastare il fenomeno della salinizzazione dei terreni e delle falde. Dall’invaso (che raccoglierà 200mila metri cubi) si diramerà un nuovo impianto di irrigazione, sempre nella zona di Cernaia, che coprirà le esigenze di un comprensorio irriguo di quasi 300 ettari. Costo: un milione e 260mila euro. Qualcosa di analogo lo stiamo realizzando anche sui canali Molla e Montalcino, con la costruzione di due dighe mobili, che permetteranno di invasare le acque superficiali».
Avanzamento del cuneo salino: le acque salmastre, risalendo l’Ombrone, arrivano ormai ben oltre Rispescia. «È vero. Il problema, negli ultimi anni, lo abbiamo in parte risolto nel Parco della Maremma, dove iniziava a soffrire la pineta, ma resta di stringente attualità in diversi tratti della costa. Si torna sempre al solito discorso: per ridurre gli emungimenti dal sottosuolo servono i bacini. Il Consorzio, a questo proposito, sta puntando sulla realizzazione di sbarramenti mobili, di contenuto impatto ambientale, poco costosi ed esportabili su tutti i canali, così da trattenere l’acqua. Il primo è previsto nel canale essiccatore principale dell’Alberese per derivazione dal fiume Ombrone. Siamo in località La Barca. Anche qui la proposta progettuale è a supporto della realizzazione di una nuova infrastruttura irrigua costituita da una rete di canali a cielo aperto».
Con il famoso Contratto di fiume a che punto siamo? «Si va un po’ a rilento. Adesso ci rimetteremo al tavolo con gli ambientalisti per ragionare dei lavori nei fiumi, degli scavo del letto, che sono necessari. I fiumi hanno bisogno di essere curati, ripuliti, altrimenti si rischiano le inondazioni. Il contratto di fiume prevede proprio questo».
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