Riapre la storica macelleria Chiti
di Giovanna Mezzana
Dopo il principio di incendio, si trasferiscono al mercato coperto. «Ripartiremo anche in via Adige»
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GROSSETO. La famiglia Chiti si scrolla la polvere di dosso, prende al volo lo slancio dell’entusiasmo e riparte. Riapre. Al mercato coperto: con un banco. Ieri c’erano tutti: Roberto e Lucia, il giovane Leo, la mamma Silvana, Andrea e Maria Chiara. L’iniziativa personale, la vicinanza di tanti grossetani, la solidarietà persino dei colleghi-concorrenti ha permesso di riportare il convoglio sui binari. Ed è così che ieri mattina era (solo) un brutto ricordo il principio d’incendio, partito da un quadro elettrico, e che appena una decina di giorni fa – di domenica – ha provocato 100. 000 euro di danni alla storica macelleria Chiti di via Adige. «Noi siamo come nonno Pasquale – dice Roberto Chiti – non ci ferma niente e nessuno».
La storia. Arrivava da Norcia nonno Pasquale. Era un pastore che calcava le antiche vie della transumanza tenendo in mano quel filo rosso che unisce – da sempre – la Maremma ai Sibillini. Siamo agli inizio del 1900. «Ad un certo punto, racconta il nipote Roberto – nonno decise di prendere un appezzamento per la bonifica, tra via dei Mille e la stazione». Diventerà “L’orto del Chiti”. Aveva un progetto in testa Pasquale: «Voleva trasferirsi qui, in Maremma, ed era consapevole che – continua il nipote – i terreni sarebbero diventati suoi se li avesse bonificato». Allora funzionava così. Aveva tante pecore nonno Pasquale: duemila capi. E quando nella Maremma amara, sfortuna volle che «si ammalarono e morirono una dopo l’altra – continua Roberto – non si perse d’animo e nel 1919 aprì il primo negozio nella zona di via de’Barberi»: ecco da dove arriva tanta tenacia. Il suo era una specie di emporio: vendeva sacchi di fagioli, vestiti, e i suoi clienti erano gli agricoltori. «Segna, segna» gli dicevano per saldare tutto a fine raccolto.
I norcini. Passarono gli anni. E Pasquale fece venire dal piccolo paese natio i migliori norcini perché insegnassero al figlio Leo i segreti del mestiere. Ed è per questo che sull’insegna della macelleria di via Adige c’è la scritta “Salumificio Antica Norcia”.
Il presente. Roberto manda avanti la macelleria con la moglie Lucia Martini e il figlio Leo Chiti (Leo come il nonno). L’incendio di domenica 3 settembre non li ha fermati e ieri hanno inaugurato un banco al mercato coperto: «C’era uno spazio libero e ci è sembrata la soluzione più immediata – spiega – La recente normativa ci ha consentito di entrare con un’assegnazione provvisoria. Poi, se tutto andrà bene, faremo domanda all’uscita del bando. Intanto cerchiamo di dare un buon servizio». Al mercato coperto i Chiti hanno puntato sui pronti-a-cuocere più che sulla lavorazione tradizionale. «Per diversificare l’offerta – spiega – ma anche per non entrare in rotta di collisione con la concorrenza» che, nel momento del bisogno, si è mostrata solidale, così come lo sono stati Ascom Confcommercio, a cui Chiti è associato, e gli uffici comunali.
Il futuro. Il banco è stato inaugurato con il buffet del fratello di Roberto, lo chef Andrea Chiti, che con la moglie Emmanuelle si divide tra la Maremma e la Francia e che a Castiglione ha un ristorante che – anche in onore di nonno Pasquale – si chiama “L’orto del Chiti”. C’erano tutti a brindare al nuovo inizio; la sorella di Roberto e Andrea, Maria Chiara Chiti; non poteva mancare la capostipite, Silvana Mochi: mamma Silvana; e le collaboratrici: Carla Tartani e Katiuscia Sartori e poi, a fine giornata, per sanificare ovunque arriva Liudmyla Diachuk. Questo è tutto. Per ora. Ma Roberto pensa già a tornare a pieno regime: «Nel giro di breve l’intenzione è di riaprire. In via Adige».
La storia. Arrivava da Norcia nonno Pasquale. Era un pastore che calcava le antiche vie della transumanza tenendo in mano quel filo rosso che unisce – da sempre – la Maremma ai Sibillini. Siamo agli inizio del 1900. «Ad un certo punto, racconta il nipote Roberto – nonno decise di prendere un appezzamento per la bonifica, tra via dei Mille e la stazione». Diventerà “L’orto del Chiti”. Aveva un progetto in testa Pasquale: «Voleva trasferirsi qui, in Maremma, ed era consapevole che – continua il nipote – i terreni sarebbero diventati suoi se li avesse bonificato». Allora funzionava così. Aveva tante pecore nonno Pasquale: duemila capi. E quando nella Maremma amara, sfortuna volle che «si ammalarono e morirono una dopo l’altra – continua Roberto – non si perse d’animo e nel 1919 aprì il primo negozio nella zona di via de’Barberi»: ecco da dove arriva tanta tenacia. Il suo era una specie di emporio: vendeva sacchi di fagioli, vestiti, e i suoi clienti erano gli agricoltori. «Segna, segna» gli dicevano per saldare tutto a fine raccolto.
I norcini. Passarono gli anni. E Pasquale fece venire dal piccolo paese natio i migliori norcini perché insegnassero al figlio Leo i segreti del mestiere. Ed è per questo che sull’insegna della macelleria di via Adige c’è la scritta “Salumificio Antica Norcia”.
Il presente. Roberto manda avanti la macelleria con la moglie Lucia Martini e il figlio Leo Chiti (Leo come il nonno). L’incendio di domenica 3 settembre non li ha fermati e ieri hanno inaugurato un banco al mercato coperto: «C’era uno spazio libero e ci è sembrata la soluzione più immediata – spiega – La recente normativa ci ha consentito di entrare con un’assegnazione provvisoria. Poi, se tutto andrà bene, faremo domanda all’uscita del bando. Intanto cerchiamo di dare un buon servizio». Al mercato coperto i Chiti hanno puntato sui pronti-a-cuocere più che sulla lavorazione tradizionale. «Per diversificare l’offerta – spiega – ma anche per non entrare in rotta di collisione con la concorrenza» che, nel momento del bisogno, si è mostrata solidale, così come lo sono stati Ascom Confcommercio, a cui Chiti è associato, e gli uffici comunali.
Il futuro. Il banco è stato inaugurato con il buffet del fratello di Roberto, lo chef Andrea Chiti, che con la moglie Emmanuelle si divide tra la Maremma e la Francia e che a Castiglione ha un ristorante che – anche in onore di nonno Pasquale – si chiama “L’orto del Chiti”. C’erano tutti a brindare al nuovo inizio; la sorella di Roberto e Andrea, Maria Chiara Chiti; non poteva mancare la capostipite, Silvana Mochi: mamma Silvana; e le collaboratrici: Carla Tartani e Katiuscia Sartori e poi, a fine giornata, per sanificare ovunque arriva Liudmyla Diachuk. Questo è tutto. Per ora. Ma Roberto pensa già a tornare a pieno regime: «Nel giro di breve l’intenzione è di riaprire. In via Adige».
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