Il Tirreno

Grosseto

L’appello dell’artista alla diocesi «Lasci le opere alla comunità»

di Fiora Bonelli
L’appello dell’artista alla diocesi «Lasci le opere alla comunità»

Dino Petri appoggia il Comune di Santa Fiora nella diatriba con la Chiesa che vuole portare a Pitigliano alcuni oggetti sacri. E sollecita il paese amiatino a farsi carico delle spese per acquistare un teca

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SANTA FIORA. Il Comune di Santa Fiora, nella sua battaglia per riprendere le opere d’arte che erano custodite nelle sue chiese e che, trasferite da lì, oggi sono in mostra nel museo diocesano d’arte sacra di Pitigliano, dopo aver avuto il sostegno del professor Michele Nucciotti archeologo medievista dell’Università di Firenze, incassa anche la solidarietà e un consiglio che arriva da un appassionato di storia locale di Massa Marittima.

Interviene, infatti, nella spinosa questione Dino Petri, artista, pittore e ricercatore, che appartiene al gruppo di ricerca Ambrogio Lorenzetti e che si interessa di tutte le opere che questo splendido artista ha lasciato nel Grossetano. Compresa la Crocifissione custodita nella chiesa di Montenero d’Orcia (Castel del Piano).

«Sono col Comune di Santa Fiora – attacca Petri – perché le opere d’arte custodite nelle chiese devono rimanere lì a vantaggio della comunità che è il pubblico per il quale furono realizzate nei tempi andati. Il museo diocesano non è nemmeno un vero museo, ma una sorta di deposito di opere d’arte. Ho scoperto recentemente che anche la Madonna della chiesa della Botte di Scansano è stata trasferita a Pitigliano. Occorre evitare tutto questo, pena un impoverimento dei nostri centri, delle nostre chiese, del nostro desiderio di arte bellezza. So anche, grazie alle ricerche effettuate dal gruppo Ambrogio Lorenzetti, che la crocefissione di Montenero d’Orcia, dipinta da Lorenzetti e conservata nella chiesa di Santa Lucia, rischiava di essere portata via da Montenero. Ma i montenerini, a fronte di questo rischio, fecero una sottoscrizione per acquistare una teca con antifurto che potesse proteggere l’opera, che così, è rimasta in loco. Un espediente che consiglio anche ai santafioresi».

La questione però non pare così semplice e lineare, come spiega il sindaco di Santa Fiora Federico Balocchi, che ha scritto a ministri e onorevoli e perfino al papa.

«Come Comune di Santa Fiora – spiega Balocchi – per poterci tenere le nostre opere, compreso il crocifisso trecentesco della chiesa di Sant’Agostino che adesso rischia di essere trasferito a Pitigliano con le nostre altre opere d’arte, tra cui una Madonna lignea, abbiamo proposto alla diocesi di accollarci le spese del ripristino del tetto e della musealizzazione di Sant’Agostino. Abbiamo assicurato che potremmo collocare lì tutte le opere oggi in esposizione a Pitigliano e metteremmo in pista ogni accorgimento, come antifurti e protezioni di sicurezza, pur di riavere le opere e di non sottrarre alla venerazione della comunità anche questo crocifisso amatissimo dalla gente. Oltre tutto la diocesi rivendica come proprie le opere che invece appartengono alla parrocchia. Anche se legalmente la diocesi avesse ragione, noi ne facciamo una questione di etica. E di opportunità per la comunità santafiorese. Dipinti e sculture furono un tempo commissionati dalle nobili famiglie Sforza e Luciani di Santa Fiora. Ogni pezzo contiene un pezzo di storia della nostra comunità ed è oggetto di venerazione. E poi se passa questo principio, diventa possibile fare razzia di ogni oggetto contenuto nelle nostre chiese. E credo che questo sia un temibile rischio per tutti i comuni, e mi fa piacere che addirittura da Massa Marittima sia arrivata un’autorevole voce a sostegno».

Intanto Dino Petri spiega anche un’altra curiosità: «Se lo chiede la diocesi come opere d’arte tanto importanti si trovino in piccoli centri come i nostri? Chi pagava i pittori? Oltre alle famiglie aristocratiche, quasi sempre erano le comunità che impegnavano proventi particolari, quelli guadagnati con la transumanza o con il sale, per adornare i centri storici. Per esempio Montenero, posizionata su una via importante per scendere in maremma chiamò addirittura Lorenzetti per dipingere la crocefissione».

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