Il presidio
Segnalati per 8 milioni di euro «È un errore, azienda a rischio»
di Francesca Gori
GROSSETO. Non hanno mai avuto rapporti di lavoro con la Onif finance srl, finanziaria che fa capo all’Unicredit banca. Non hanno mai ottenuto un credito di oltre sei milioni e seicentomila euro. Ma...
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GROSSETO. Non hanno mai avuto rapporti di lavoro con la Onif finance srl, finanziaria che fa capo all’Unicredit banca. Non hanno mai ottenuto un credito di oltre sei milioni e seicentomila euro. Ma si sono trovati segnalati alla Centrale dei rischi della Banca d’Italia per 8 milioni e mezzo di euro. «Una cifra che non fatturiamo nemmeno in dieci anni». A parlare, con la voce impastata di amarezza, è Franco Miglianti, il titolare dell’azienda di servizi grossetana che si è visto arrivare tra capo e collo quella segnalazione. «Abbiamo rapporti con quattro banche in città - spiega - ed è stata una di queste ad avvertirci di quello che era successo». Giovedì la segnalazione è arrivata alla Centrale dei rischi della Banca d’Italia e l’importo per il quale il nome della Etruria servizi è finita sul libro nero, è di 8 milioni e mezzo di euro. «Probabilmente questo debito riguarda una società che ha un nome simile alla nostra - dice - Per fortuna le banche con le quali lavoriamo hanno capito che si era trattato di un errore macroscopico».
La questione però non è stata ancora risolta. «Il fatto di essere stati segnalati ci mette in difficoltà - aggiunge - Se la società avesse bisogno di richiedere un credito, sarebbe impossibile ottenerlo. Se ci bloccassero le operazioni, saremmo costretti a portare i libri in tribunale».
L’avvocato della Etruria servizi, Christian Sensi, ha inviato subito una lettera alla finanziaria per chiedere l’immediata cancellazione della segnalazione dalla Centrale dei rischi della Banca d’Italia ma fino a oggi non ha avuto risposta. «Nel caso in cui la rettifica e la cancellazione non avvengano entro due giorni - scrive l’avvocato - ricorreremo all’autorità giudiziaria anche per il risarcimento del danno».
Fa impressione leggere quelle cifre nel rapporto della Centrale di rischi, dove tutte le altre voci che riguardano l’Etruria servizi sono senza alcuna segnalazione. La società grossetana lavora con enti pubblici di mezza Italia, supportando il servizio di riscossione dei tributi di Comuni e Province dopo aver vinto un bando dell’Anci.
«Di soldi con questo tipo di lavoro ne movimentiamo parecchi - aggiunge Miglianti - ma certamente non così da avere chiesto un credito per quell’importo. Questa situazione però rischia di crearci non pochi problemi. Mi auguro che tutto si sistemi il più presto possibile perché così rischiamo davvero che la situazione degeneri per un errore che non abbiamo commesso noi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La questione però non è stata ancora risolta. «Il fatto di essere stati segnalati ci mette in difficoltà - aggiunge - Se la società avesse bisogno di richiedere un credito, sarebbe impossibile ottenerlo. Se ci bloccassero le operazioni, saremmo costretti a portare i libri in tribunale».
L’avvocato della Etruria servizi, Christian Sensi, ha inviato subito una lettera alla finanziaria per chiedere l’immediata cancellazione della segnalazione dalla Centrale dei rischi della Banca d’Italia ma fino a oggi non ha avuto risposta. «Nel caso in cui la rettifica e la cancellazione non avvengano entro due giorni - scrive l’avvocato - ricorreremo all’autorità giudiziaria anche per il risarcimento del danno».
Fa impressione leggere quelle cifre nel rapporto della Centrale di rischi, dove tutte le altre voci che riguardano l’Etruria servizi sono senza alcuna segnalazione. La società grossetana lavora con enti pubblici di mezza Italia, supportando il servizio di riscossione dei tributi di Comuni e Province dopo aver vinto un bando dell’Anci.
«Di soldi con questo tipo di lavoro ne movimentiamo parecchi - aggiunge Miglianti - ma certamente non così da avere chiesto un credito per quell’importo. Questa situazione però rischia di crearci non pochi problemi. Mi auguro che tutto si sistemi il più presto possibile perché così rischiamo davvero che la situazione degeneri per un errore che non abbiamo commesso noi».
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