Il Tirreno

Grosseto

«Santa Fiora depredata» Anche il crocifisso se ne va

di Fiora Bonelli
«Santa Fiora depredata» Anche il crocifisso se ne va

Studioso all’attacco sulle opere custodite a Pitigliano e che il Comune rivuole «La Diocesi pare intenzionata a trasferire l’ennesimo pezzo del 1300» 

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SANTA FIORA. «Santa Fiora è il bancomat di opere d’arte del museo diocesano di Pitigliano. Altro che riparazione del tetto, la chiesa di Sant’Agostino è condannata e i santafioresi altrettanto».

Michele Nucciotti archeologo medievista dell’Università di Firenze, santafiorese, interviene duramente e a gamba tesa a sostenere il ritorno nel comune di Santa Fiora e nella parrocchia di alcuni beni artistici che la diocesi di Sovana e Pitigliano ha portato via dalle chiese santafioresi per esporle nel museo d’arte sacra di Pitigliano e stigmatizza la politica diocesana che sta per mettere le mani anche su un crocifisso trecentesco.

Il Comune di Santa Fiora, sindaco Federico Balocchi in testa, sta conducendo una durissima battaglia per riavere le opere che sono di Santa Fiora e parla di «razzia» e «depredazione»: opere che potrebbero essere custodite nella chiesa di Sant’Agostino di che potrebbe anche diventare museo. Dove meglio di lì potrebbero stare?

Non basta. Sembra che siano sul punto di prendere il volo per Pitigliano anche altre opere d’arte, compreso il miracoloso Crocifisso trecentesco, ultima ricchezza della chiesa di Sant’Agostino. «La diocesi – attacca Nucciotti - appare intenzionata a trasferire ciò che resta del patrimonio di Santa Fiora verso un museo diocesano di chiara impronta colonialistica e ottocentesca; è là che le comunità saranno rappresentate, anche contro la propria volontà, attraverso opere-trofeo». Nucciotti ricorda che sbandierando un teorema di motivazioni legali «la diocesi si trincera dietro un muro di gomma burocratico in cui la gente non ha voce né posto». «Ecco quindi che i santafioresi e gli amiatini sono amabilmente invitati a prepararsi a dire addio all’ennesima opera d’arte del territorio, il crocifisso monumentale che, tra fine ’200 e inizio ’300, fu commissionato per la chiesa di Sant’Agostino a Santa Fiora, dove ancora si trova», avverte Nucciotti che però fa notare che «la Diocesi omette nella sua ricostruzione, che la normativa prevede che le opere debbano essere preferibilmente conservate nel luogo di provenienza. Se la chiesa di Sant’Agostino– dice– ha bisogno di restauri, le opere possono (devono? ) essere esposte in un’altra delle chiese di Santa Fiora, a scelta tra quelle recentemente restaurate. I sistemi di sicurezza, se fosse questo il problema, saranno naturalmente predisposti. Il Comune, da parte sua, si era già reso disponibile a finanziare il restauro del tetto di S. Agostino e la parrocchia aveva rifiutato l’offerta. Il tutto nei mesi scorsi».

Nucciotti sostiene pure l’azione del sindaco Balocchi che ha sollevato la questione a livello nazionale davanti al Ministero e alle istituzioni ecclesiastiche. «La vicenda di Santa Fiora– commenta – è la vicenda di tanti borghi rurali italiani, il cui futuro è reso più incerto dalla sottrazione di patrimonio culturale, dall’erosione di quella eredità di fede, cultura e identità su cui le comunità rurali sono chiamate a costruire un nuovo sviluppo. Eredità tutelata dalla convenzione europea sul valore del patrimonio culturale per la Società. Quindi il museo Diocesano di Pitigliano costituirebbe una grave minaccia per lo sviluppo dei comuni amiatini e maremmani. Cittadini, comuni e istituzioni sono legittimati (anzi chiamati) a prendere posizione. Diceva Ernesto Balducci che un museo nasce quando una cultura muore, ma santafioresi, amiatini e maremmani sono vivi e vegeti, sarebbe interesse di tutti (diocesi inclusa) evitare operazioni di eutanasia culturale».

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