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Roccastrada inaugura la piazza intitolata a Don Biagio Bailo
ROCCASTRADA . La piazza dietro il municipio di Roccastrada da domani sera si chiamerà largo Don Biagio Bailo. La cerimonia di intitolazione al sacerdote – che dal 1944 al 1968 fu protagonista della...
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ROCCASTRADA . La piazza dietro il municipio di Roccastrada da domani sera si chiamerà largo Don Biagio Bailo. La cerimonia di intitolazione al sacerdote – che dal 1944 al 1968 fu protagonista della vita sociale e culturale roccastradina – è in programma alle 19 e sarà seguita, alle 21,30, dal concerto per pianoforte e archi del maestro Roberto Cacciapaglia, compositore di numerose colonne sonore. Il doppio evento è organizzato da Comune di Roccastrada e Confraternita della Misericordia, a cento anni esatti dalla nascita di don Bailo, in Piemonte.
«L’intitolazione della piazza a Don Biagio – dice Francesco Limatola, sindaco di Roccastrada – altro non è che il meritato omaggio della nostra comunità a una figura che ha portato un grande contributo umano e sociale nella storia locale, in un periodo difficile e critico come quello della guerra e del Dopoguerra, lasciando testimonianze indelebili e ancora oggi importanti. Dall’istituto geriatrico alla scuola di avviamento agrario e di formazione professionale, Don Bailo vive ancora oggi in diverse strutture paesane. Fu anche una colonna della Confraternita della Misericordia».
Nato in provincia di Alessandria nel giugno del 1917 don Bailo si era formato nel seminario di Grosseto. Nel 1944 arriva a Roccastrada, in una comunità dilaniata dalla guerra. Viene subito preso, deportato dai tedeschi e messo ai lavori forzati sulla strada statale che dal Farma conduce a Siena, da dove riesce a fuggire con alcuni concittadini per tornare in paese. Tra il 1946 e il 1948 viene perseguitato e pestato più volte, ma questo non diminuisce il suo impegno per aiutare la comunità a superare le tensioni politiche e sociali del Dopoguerra. Con l’incoraggiamento di Giorgio La Pira e Amintore Fanfani apre un laboratorio manifatturiero per dare un lavoro a tante giovani donne e favorire la loro emancipazione. Ma Don Bailo viene ricordato anche per aver contribuito alla costruzione dell’Opera Pia Contessa Nella, che ha dato dignità missionaria alla Congregazione delle Piccole Ancelle del Sacro Cuore, mentre nel 1958 istituisce la Scuola di avviamento agrario, si attiva per l’istituzione della Scuola media, ristruttura la Chiesa parrocchiale con un nuovo tetto e avvia la ricostituzione dell’Azione Cattolica, stimolando la formazione di gruppi giovanili di impegno sociale e organizzando pellegrinaggi in tutta Italia. In parrocchia allestisce una sala cinematografica e ricostituisce il coro polifonico. Negli ultimi anni di vita, dal 1965, il suo impegno si concentra sulla terza età. Nel 1967 Paolo VI gli conferisce la nomina a Monsignore e il Presidente della Repubblica quella di Cavaliere del Lavoro, due riconoscimenti per la sua opera sociale che accompagnano gli ultimi mesi di vita di Don Bailo, scomparso improvvisamente nel gennaio del 1968, a 50 anni. (g. b.)
«L’intitolazione della piazza a Don Biagio – dice Francesco Limatola, sindaco di Roccastrada – altro non è che il meritato omaggio della nostra comunità a una figura che ha portato un grande contributo umano e sociale nella storia locale, in un periodo difficile e critico come quello della guerra e del Dopoguerra, lasciando testimonianze indelebili e ancora oggi importanti. Dall’istituto geriatrico alla scuola di avviamento agrario e di formazione professionale, Don Bailo vive ancora oggi in diverse strutture paesane. Fu anche una colonna della Confraternita della Misericordia».
Nato in provincia di Alessandria nel giugno del 1917 don Bailo si era formato nel seminario di Grosseto. Nel 1944 arriva a Roccastrada, in una comunità dilaniata dalla guerra. Viene subito preso, deportato dai tedeschi e messo ai lavori forzati sulla strada statale che dal Farma conduce a Siena, da dove riesce a fuggire con alcuni concittadini per tornare in paese. Tra il 1946 e il 1948 viene perseguitato e pestato più volte, ma questo non diminuisce il suo impegno per aiutare la comunità a superare le tensioni politiche e sociali del Dopoguerra. Con l’incoraggiamento di Giorgio La Pira e Amintore Fanfani apre un laboratorio manifatturiero per dare un lavoro a tante giovani donne e favorire la loro emancipazione. Ma Don Bailo viene ricordato anche per aver contribuito alla costruzione dell’Opera Pia Contessa Nella, che ha dato dignità missionaria alla Congregazione delle Piccole Ancelle del Sacro Cuore, mentre nel 1958 istituisce la Scuola di avviamento agrario, si attiva per l’istituzione della Scuola media, ristruttura la Chiesa parrocchiale con un nuovo tetto e avvia la ricostituzione dell’Azione Cattolica, stimolando la formazione di gruppi giovanili di impegno sociale e organizzando pellegrinaggi in tutta Italia. In parrocchia allestisce una sala cinematografica e ricostituisce il coro polifonico. Negli ultimi anni di vita, dal 1965, il suo impegno si concentra sulla terza età. Nel 1967 Paolo VI gli conferisce la nomina a Monsignore e il Presidente della Repubblica quella di Cavaliere del Lavoro, due riconoscimenti per la sua opera sociale che accompagnano gli ultimi mesi di vita di Don Bailo, scomparso improvvisamente nel gennaio del 1968, a 50 anni. (g. b.)
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