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Il fiume è salmastro Dal Mediterraneo arriva la medusina
La guida ambientale ha scoperto la presenza dell’organismo Questa specie ha causato diverse problematiche nel Mar Nero
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GROSSETO. La scarsità di piogge e il clima torrido che stanno caratterizzando il 2017 offrono ogni giorno nuovi spunti di approfondimento. Che l’Ombrone sia ormai salmastro ben oltre Rispescia, che alcuni pesci (come triglie e orate) risalgano il fiume per diversi chilometri dalla foce, già lo si sapeva.
La novità dell’estate 2017 è la presenza lungo l’Ombrone di piccoli invertebrati – medusine – che fino a oggi non erano mai stati avvistati.
«Nelle escursioni in canoa sul fiume Ombrone – racconta Marco Anselmi, laureato in scienze naturali, guida ambientale del Parco regionale della Maremma – nel tratto compreso tra il podere di San Mamiliano e la curva di Spolverino, ma probabilmente anche oltre, verso il mare, ho avvistato più volte una specie alloctona già segnalata per il Mediterraneo: la Mnemiopsis leidyi (una Ctenophora, Lobata). Il primo avvistamento, molto numeroso, è stato il 18 luglio a Spolverino, nell’ultimo stretto meandro del fiume; poi si è ripetuto in misura minore, ma sempre consistente, nei giorni successivi. Nei giorni scorsi ho scritto un breve relazione e l’ho inviata al presidente dell’Ente Parco Lucia Venturi, che ha subito informato l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale». Marco spiega come ha operato: «La determinazione della specie è stata effettuata tramite raffronto fotografico e chiavi analitiche online. Non è un buon segno per le acque dell’Ombrone, perché questa specie è stata inserita tra le 100 specie alloctone più pericolose per gli ecosistemi. Si tratta di un organismo che si nutre di zooplancton (inclusi crostacei copepodi e cladoceri), larve e uova di pesce e altri ctnenofori. L’areale di provenienza è l’Atlantico occidentale e si presume che lo spostamento sia permesso e facilitato dalle acque di zavorra delle grandi imbarcazioni. La sua presenza è associata a problemi ecologici e all’approvvigionamento della risorsa ittica, provocando un alterazione nella catena trofica».
La specie in oggetto ha provocato problematiche nel Mar Nero (prima segnalazione nel 1982) dove alcuni rilievi hanno portato a contare 400 esemplari per metro cubo di acqua. Nel Mar Caspio, invece, ha portato alla riduzione del 60% della presenza nel pescato, con ripercussioni anche sulla popolazione di storioni e foche. L’attuale areale di distribuzione europeo arriva nei primi del 2008 alle coste norvegesi comprendendo tutto il bacino del Mediterraneo e del Baltico.
Gabriele Baldanzi
La novità dell’estate 2017 è la presenza lungo l’Ombrone di piccoli invertebrati – medusine – che fino a oggi non erano mai stati avvistati.
«Nelle escursioni in canoa sul fiume Ombrone – racconta Marco Anselmi, laureato in scienze naturali, guida ambientale del Parco regionale della Maremma – nel tratto compreso tra il podere di San Mamiliano e la curva di Spolverino, ma probabilmente anche oltre, verso il mare, ho avvistato più volte una specie alloctona già segnalata per il Mediterraneo: la Mnemiopsis leidyi (una Ctenophora, Lobata). Il primo avvistamento, molto numeroso, è stato il 18 luglio a Spolverino, nell’ultimo stretto meandro del fiume; poi si è ripetuto in misura minore, ma sempre consistente, nei giorni successivi. Nei giorni scorsi ho scritto un breve relazione e l’ho inviata al presidente dell’Ente Parco Lucia Venturi, che ha subito informato l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale». Marco spiega come ha operato: «La determinazione della specie è stata effettuata tramite raffronto fotografico e chiavi analitiche online. Non è un buon segno per le acque dell’Ombrone, perché questa specie è stata inserita tra le 100 specie alloctone più pericolose per gli ecosistemi. Si tratta di un organismo che si nutre di zooplancton (inclusi crostacei copepodi e cladoceri), larve e uova di pesce e altri ctnenofori. L’areale di provenienza è l’Atlantico occidentale e si presume che lo spostamento sia permesso e facilitato dalle acque di zavorra delle grandi imbarcazioni. La sua presenza è associata a problemi ecologici e all’approvvigionamento della risorsa ittica, provocando un alterazione nella catena trofica».
La specie in oggetto ha provocato problematiche nel Mar Nero (prima segnalazione nel 1982) dove alcuni rilievi hanno portato a contare 400 esemplari per metro cubo di acqua. Nel Mar Caspio, invece, ha portato alla riduzione del 60% della presenza nel pescato, con ripercussioni anche sulla popolazione di storioni e foche. L’attuale areale di distribuzione europeo arriva nei primi del 2008 alle coste norvegesi comprendendo tutto il bacino del Mediterraneo e del Baltico.
Gabriele Baldanzi
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