Il presidio
Rossi: «Non siamo razzisti, questa è immigrazione clandestina»
«Io e il mio partito non accettiamo accuse di razzismo e xenofobia dal sindaco Limatola». Il portavoce provinciale di Fratelli d’Italia, Fabrizio Rossi, se la prende con il sindaco di Roccastrada e...
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«Io e il mio partito non accettiamo accuse di razzismo e xenofobia dal sindaco Limatola». Il portavoce provinciale di Fratelli d’Italia, Fabrizio Rossi, se la prende con il sindaco di Roccastrada e presidente del Coeso, che peraltro non ha mai accusato nessuno né di razzismo né di xenofobia e parla di una maggioranza, quella che guida il Comune di Grosseto, che sulla questione dell’accoglienza dei migranti sarebbe «coesa» e che «con coerenza si è pronunciata sul tema più volte».
Rossi non dice però della riunione di maggioranza che si è tenuta la settimana scorsa, in cui il sindaco e Forza Italia hanno dovuto prendere atto del fatto che le altre forze politiche della coalizione erano fortemente contrarie all’adesione del Comune allo Sprar, pur consapevoli che questa posizione finisce per consentire alla Prefettura, in caso di necessità, di cercare nuove strutture private. «Siamo contrari – dice Rossi – a ogni forma di collusione con il fenomeno che arricchisce i trafficanti e fa ingrassare le cooperative e i privati che li ospitano». Giuridicamente l’immigrazione clandestina è tutt’altra cosa rispetto al fenomeno dei migranti umanitari, ma il portavoce provinciale di Fdi sottolinea che «Artifici o tecnicismi non ci interessano sul tema. Sprar o Cas sono il frutto avvelenato di un fallimento politico. Si gioca con le parole – dice – ma ormai è chiaro a tutti che si tratta di immigrazione clandestina. Un dato inarrestabile e con troppa faciloneria si attacca l’avversario politico tacciandolo di xenofobia o razzismo. Questo sistema che il partito di Limatola, il Pd, ha introdotto in Italia sta andando a rotoli, tanto da indurre lo stesso ministro dell’Interno a fare inversioni di rotta, dopo anni che lo andiamo chiedendo». Insomma, per Rossi «Sprar o Cas poco importa, il finto dato umanitario non può e non deve essere la scusa per giustificare un’accoglienza che tutti sappiamo essere del tutto ingestibile. Cosa faranno coloro che arrivano? Quale integrazione potrà mai esserci? Quanto potrà durare questo fenomeno? Quali sono i costi di questa politica assurda? Cosa fanno ogni giorno?». Queste le domande che pone Rossi che chiude chiedendo «una inversione di rotta», un «cambio di regia al governo nazionale» e la scelta del Comune di Grosseto sarebbe un modo per «iniziare da casa nostra, per riappropriarci di una sovranità perduta da troppo tempo».
Rossi non dice però della riunione di maggioranza che si è tenuta la settimana scorsa, in cui il sindaco e Forza Italia hanno dovuto prendere atto del fatto che le altre forze politiche della coalizione erano fortemente contrarie all’adesione del Comune allo Sprar, pur consapevoli che questa posizione finisce per consentire alla Prefettura, in caso di necessità, di cercare nuove strutture private. «Siamo contrari – dice Rossi – a ogni forma di collusione con il fenomeno che arricchisce i trafficanti e fa ingrassare le cooperative e i privati che li ospitano». Giuridicamente l’immigrazione clandestina è tutt’altra cosa rispetto al fenomeno dei migranti umanitari, ma il portavoce provinciale di Fdi sottolinea che «Artifici o tecnicismi non ci interessano sul tema. Sprar o Cas sono il frutto avvelenato di un fallimento politico. Si gioca con le parole – dice – ma ormai è chiaro a tutti che si tratta di immigrazione clandestina. Un dato inarrestabile e con troppa faciloneria si attacca l’avversario politico tacciandolo di xenofobia o razzismo. Questo sistema che il partito di Limatola, il Pd, ha introdotto in Italia sta andando a rotoli, tanto da indurre lo stesso ministro dell’Interno a fare inversioni di rotta, dopo anni che lo andiamo chiedendo». Insomma, per Rossi «Sprar o Cas poco importa, il finto dato umanitario non può e non deve essere la scusa per giustificare un’accoglienza che tutti sappiamo essere del tutto ingestibile. Cosa faranno coloro che arrivano? Quale integrazione potrà mai esserci? Quanto potrà durare questo fenomeno? Quali sono i costi di questa politica assurda? Cosa fanno ogni giorno?». Queste le domande che pone Rossi che chiude chiedendo «una inversione di rotta», un «cambio di regia al governo nazionale» e la scelta del Comune di Grosseto sarebbe un modo per «iniziare da casa nostra, per riappropriarci di una sovranità perduta da troppo tempo».
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