Ato rifiuti, ok di Rossi per il nuovo dg
di Gabriele Baldanzi
Via libera dopo il flop della prima seduta. Il sindaco di Pitigliano: «Forse diversi comuni vogliono perpetrare lo status quo»
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SIENA. È arrivato ieri, con 24 ore di ritardo, il via libera del governatore Enrico Rossi sul nome di Paolo Diprima, colui che – una volta incassato l’ok della maggioranza dei 106 sindaci dell’assemblea – diventerà il nuovo direttore dell’Ato rifiuti Toscana Sud.
Dopo la fumata nera di martedì pomeriggio, la situazione si è finalmente sbloccata. Ledo Gori, capo di gabinetto di Rossi, ha chiuso la partita chiarendo con alcuni sindaci le ragioni del mancato invio della lettera d’intesa su un unico nome.
Ufficialmente l’assemblea aveva rinviato ogni decisione perché nella procedura prevista mancava il parere della Regione Toscana sul nome individuato. In pratica la scelta (imputata al sindaco di Arezzo) di far individuare alla Commissione incaricata della selezione quattro diversi curricula (anziché uno), avrebbe prodotto questo incidente.
Ora l’assemblea dei 106 sindaci della Toscana meridionale, che ha funzioni di indirizzo dell’autorità di servizio sui rifiuti, verrà riconvocata e si chiederà agli amministratrori locali di certificare la scelta compiuta dalla commissione e sigillata con l’ultima scrematura di Enrico Rossi. Sperando che adesso, così facendo, non si accampi la scusa che è stato leso il diritto di scelta dell’assemblea, stabilito per statuto.
«È stata fatta un po’ di confusione – conferma Alessandra Biondi, sindaca di Civitella Paganico e presidente del consiglio direttivo di Ato –. Io martedì avrei voluto che si votasse, ma la maggioranza ha deciso diversamente. Ora bisogna chiudere, perché la pagina scritta due giorni fa è qualcosa di cui non bisogna andare orgogliosi. Al governatore Rossi era stata effettivamente sottoposta una quaterna di nomi, chiedendogli una scelta, mentre l’ok ad personam - su Diprima - era arrivato solo informalmente e questo ad alcuni non è bastato e non è piaciuto. A mio avviso se la lettera formale arrivava dopo non cambiava nulla, anzi…».
Il commento di Giovanni Gentili, neosindaco di Pitigliano, è perentorio: «Due giorni fa, a Siena, si doveva votare il direttore generale, quello con cui avremo a che fare per parlare di Tari, raccolta dei rifiuti, etc. Era un momento importante e tra le figure individuate emergevano curricula di tecnici con buona esperienza. Alcuni sindaci, però, hanno proposto e ottenuto il rinvio della votazione: il 43% si sono mostrati favorevoli al rinvio, il 41% contrari (tra cui Pitigliano), 11% gli astenuti. Gli stessi comuni, quelli del rinvio, avevano anche voluto il ritiro dell'ordine del giorno in cui intendevamo dichiararci contrari all’Ato unica regionale. L’assemblea, insomma, è stata resa inutile. Mi verrebbe da proporre la prossima riunione a Pitigliano o a Pratovecchio per vedere quanti avranno voglia di giocare ancora al rinvio. Purtroppo l’impressione è che ci siano diversi comuni che intendono allungare i tempi per perpetrare uno status quo che fa comodo. Rimandare decisioni importanti non fa parte del nostro modo di governare e certe motivazioni addotte in assemblea le ho trovate imbarazzanti. Questa politica a me non piace perché dà adito all’antipolitica. Vedo, però, che il fronte conservatore sta scricchiolando».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Dopo la fumata nera di martedì pomeriggio, la situazione si è finalmente sbloccata. Ledo Gori, capo di gabinetto di Rossi, ha chiuso la partita chiarendo con alcuni sindaci le ragioni del mancato invio della lettera d’intesa su un unico nome.
Ufficialmente l’assemblea aveva rinviato ogni decisione perché nella procedura prevista mancava il parere della Regione Toscana sul nome individuato. In pratica la scelta (imputata al sindaco di Arezzo) di far individuare alla Commissione incaricata della selezione quattro diversi curricula (anziché uno), avrebbe prodotto questo incidente.
Ora l’assemblea dei 106 sindaci della Toscana meridionale, che ha funzioni di indirizzo dell’autorità di servizio sui rifiuti, verrà riconvocata e si chiederà agli amministratrori locali di certificare la scelta compiuta dalla commissione e sigillata con l’ultima scrematura di Enrico Rossi. Sperando che adesso, così facendo, non si accampi la scusa che è stato leso il diritto di scelta dell’assemblea, stabilito per statuto.
«È stata fatta un po’ di confusione – conferma Alessandra Biondi, sindaca di Civitella Paganico e presidente del consiglio direttivo di Ato –. Io martedì avrei voluto che si votasse, ma la maggioranza ha deciso diversamente. Ora bisogna chiudere, perché la pagina scritta due giorni fa è qualcosa di cui non bisogna andare orgogliosi. Al governatore Rossi era stata effettivamente sottoposta una quaterna di nomi, chiedendogli una scelta, mentre l’ok ad personam - su Diprima - era arrivato solo informalmente e questo ad alcuni non è bastato e non è piaciuto. A mio avviso se la lettera formale arrivava dopo non cambiava nulla, anzi…».
Il commento di Giovanni Gentili, neosindaco di Pitigliano, è perentorio: «Due giorni fa, a Siena, si doveva votare il direttore generale, quello con cui avremo a che fare per parlare di Tari, raccolta dei rifiuti, etc. Era un momento importante e tra le figure individuate emergevano curricula di tecnici con buona esperienza. Alcuni sindaci, però, hanno proposto e ottenuto il rinvio della votazione: il 43% si sono mostrati favorevoli al rinvio, il 41% contrari (tra cui Pitigliano), 11% gli astenuti. Gli stessi comuni, quelli del rinvio, avevano anche voluto il ritiro dell'ordine del giorno in cui intendevamo dichiararci contrari all’Ato unica regionale. L’assemblea, insomma, è stata resa inutile. Mi verrebbe da proporre la prossima riunione a Pitigliano o a Pratovecchio per vedere quanti avranno voglia di giocare ancora al rinvio. Purtroppo l’impressione è che ci siano diversi comuni che intendono allungare i tempi per perpetrare uno status quo che fa comodo. Rimandare decisioni importanti non fa parte del nostro modo di governare e certe motivazioni addotte in assemblea le ho trovate imbarazzanti. Questa politica a me non piace perché dà adito all’antipolitica. Vedo, però, che il fronte conservatore sta scricchiolando».
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