Il Tirreno

Grosseto

Addio ad Aroldo, l’ultimo partigiano

di Fiora Bonelli
Addio ad Aroldo, l’ultimo partigiano

Colombini è morto a 92 anni. Se ne va con lui un pezzo di storia. Ha contribuito a far conoscere la Resistenza ai giovani

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MONTICELLO AMIATA. Muore a Monticello Amiata, Aroldo Colombini, l’ultimo partigiano dell’Amiata. Aveva 92 anni. Si è spento improvvisamente la notte fra il 30 e il 31 luglio a casa sua. Soffriva da tempo di cuore ma si era rimesso bene e nessuno si aspettava la sua morte.

Colombini era nato al podere Casale di Stribugliano (Arcidosso) il 7 luglio 1925, e giovanissimo era andato ad abitare a Cana per lavorare nelle miniere di Baccinello. Dal 1948 si era trasferito a Monticello facendo l’agricoltore ma la sua vita era stata segnata dall’esperienza di partigiano. «Aroldo, che come nome partigiano era conosciuto come Pistola - spiega Nedo Bianchi che di lui ha fornito testimonianza diretta nel suo studio sul tenente Gino (“Il Tenente Gino e il soldato Giovanni”, edizioni Ets) - era sceso dalla montagna per entrare nella banda del tenente Gino Canzanelli nella primavera del 1944, e operava nella zona di Pomonte e Cerreto Piano. Quando il tenente Gino fu ucciso, Aroldo era rimasto a guardia della mitragliatrice. Come mi raccontò lo stesso Aroldo - prosegue Bianchi - la sera dell’uccisione del tenente Gino si cominciarono a sentire dei brevi colpi secchi: stavano tagliando i fili di ferro spinato e subito dopo la postazione fu fatta oggetto di lanci di mortaio. Aroldo fuggì lungo l’Albegna per mettersi in salvo con altri». Dopo la fine della guerra risiedette a Cana per 3-4 anni e si trasferì a Monticello. La sua storia è raccontata nel libro di Graziano Mantiloni “Bandito” edito da HeiMat, presentato più volte in provincia e ad Arcidosso alla sua presenza. «Lucido, spiritoso, di forte tempra morale» lo ricorda Emilio Landi - ex presidente dell’Anpi amiata che l’ha incontrato l’ultima volta alle celebrazioni dell’anniversario del bombardamento ad Arcidosso lo scorso 10 giugno.

«Se ne va un pezzo significativo di storia partigiana in Amiata - dice Landi - L’ultimo baluardo di un’epoca che dobbiamo sempre aver presente per costruire un futuro libero. Quella della squadra dei partigiani è come una gara di staffetta. L’ultimo porta avanti la bandiera e l’affida ad altri che la custodiscano».

Il giorno della morte, Colombini era stato con gli amici tutto il giorno - racconta Franco Cherubini, direttore della Casa Museo di Monticello Amiata - Perdiamo un amico e una lucida memoria storica. Uno che amava raccontare, magari con qualche intermezzo poetico. Gli piaceva comporre poesie». Aroldo abitava a Monticello da 70 anni e qui si sentiva in famiglia. «Era per noi tutti un punto di riferimento, un serbatoio di notizie e gli volevamo un gran bene».

Intenso il ricordo della sindaca di Cinigiano Romina Sani. «Colombini era una persona speciale che ricordiamo tutti con grande stima e affetto. Durante una delle presentazioni pubbliche di Bandito, con la simpatia che lo caratterizzava raccontò che era pronto a volare. Ha lottato per gli ideali rischiando la vita in un periodo storico complesso. Ha vinto. È stato uno degli ultimi testimoni viventi dei valori della Resistenza, un grande esempio per tutti di umanità e moralità. I suoi racconti, durante le commemorazioni, gli incontri pubblici e nello stesso video realizzato dall’Isgrec, hanno contribuito a far conoscere la Resistenza e a tramandare alle nuove generazioni la memoria di una delle pagine più difficili della storia locale. Per questo suo impegno ha ricevuto la medaglia dal Prefetto». La comunità si stringe attorno ai figli Francesco e Franco e agli amatissimi nipoti Gianni e Romina.

I funerali sono oggi alle ore 15 nella chiesa di San Sebastiano a Monticello Amiata.



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