Il Tirreno

Grosseto

Telefonate e orologi Orlando si giustifica ma il pm lo attacca

di Pierluigi Sposato
Telefonate e orologi Orlando si giustifica ma il pm lo attacca

L’imputato si è fatto interrogare ma a volte non ha risposto «Mio zio? L’ho lasciato tranquillo, stava guardando la tv» 

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GROSSETO. Accetta di farsi interrogare, Claudio Orlando, imputato di omicidio. Ma per 3-4 volte di fronte alle domande del sostituto procuratore Giuseppe Coniglio oppone un «non rispondo», oppure «mi avvalgo della facoltà di non rispondere». Questioni estranee alle contestazioni, osserva in aula e a margine, il suo difensore, l’avvocata Maria Pia Di Maio, ha fatto bene a non rispondere.

Quale impressione abbia lasciato nei giurati togati e popolari della Corte di assise che lo sta giudicando perché ritenuto responsabile della morte di suo zio Antonio Tucci (trovato morto a Castel del Piano il 6 dicembre 2015) lo si capirà nelle motivazioni della sentenza, la cui pronuncia si avvicina sempre di più. Orlando ieri si è giocato le ultime carte per scagionarsi. Mano spesso davanti al viso, un chewing gum in bocca, ha risposto prima alla sua avvocata e poi alle altre parti.

Com’era suo zio il 5 dicembre 2015? «L’ho lasciato tranquillo, rilassato, guardava la tv. L’ho salutato nel primo pomeriggio. Sono andato a prendere il pullman per tornare verso Grosseto ma era già partito, alle 16. Ho aspettato un po’, sono andato al bar, poi al parco, poi ho avuto il passaggio in auto per Grosseto dal responsabile del supermercato». Soldi? «Mai parlato con mio zio. Ma ogni volta che andavo via mi dava 100 euro. Quel giorno anche il suo cellulare, perché il mio si era rotto. Una volta arrivato in treno a Roma, chiamai zio, come sempre. Non mi rispose, pensavo dormisse».

Il pm Giuseppe Coniglio fa capire di non essere convinto e attacca: perché al momento del fermo aveva gli orologi di suo zio? «Non funzionavano, erano rotti, io li riparo: non avevano valore». Perché disse di aver fatto il colloquio di lavoro da Corsini? Non è mai avvenuto: «Io portai il curriculum e lo lascia alla guardiola». Corsini ha smentito anche di aver ricevuto il curriculum, incalza il pm. E il documento contraffatto rubato a tale Palmieri e trovato con la foto di lei, Orlando? «Cosa c’entra? Non rispondo». E la condanna del 1994 per lesioni? «Non rispondo». Cosa ha fatto il 4 dicembre? «Non ricordo». Il suo telefono era attivo a Roma e ad Aprilia, fino alle 21.57: cosa fece? «Non ricordo». Perché il 5 il suo telefono era sempre spento? «Era rotto». Il 6 lei lo riaccende, alle 14.14: «Ho messo la scheda nel telefono che mi ha dato zio». No, obietta Coniglio, «lei ce la mette il 7. E il 5 come fa a chiamare zio da Roma? Non c’è traffico nella sua scheda telefonica». Nessuna risposta. Se portai via il trolley rosso da casa Tucci, dice Orlando, fu perché «mi serviva, dovevo metterci vestiti nuovi». Ma lei era disoccupato: «Avrei fatto qualche lavoretto». Si è fatto un’idea di cosa possa essere successo a suo zio? «Non so fare valutazioni». E poi: «Il telefono di zio era scarico, per questo l’ho acceso solo il 7». Al difensore di parte civile Savino Guglielmi (per la sorella Maria Cristina Orlando) risponde di non aver mai litigato con lo zio e di essere arrivato, quel 5 dicembre, poco prima di pranzo. Dopo le 16 era andato al bar e poi al parco dei cigni: «Non ho incontrato nessuno, non conosco nessuno». Perché nel trolley la tessera Coop e la carta di identità di suo zio? «Lei non ha in tasca una foto di suoi parenti?». Da chi seppe della morte di suo zio? «Da mio cognato». E non fece nulla? Non raccontò nulla ai carabinieri? «Lo seppi dopo una settimana».

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