Il Tirreno

Grosseto

Il fuoco arriva al mare Evacuati 2.500 turisti

di Giovanna Mezzana
Il fuoco arriva al mare Evacuati 2.500 turisti

Rogo nei pressi del sottopasso ferroviario che porta all’Ultima Spiaggia  L’incendio si ferma a qualche decina di metri dallo stabilimento La Dogana  

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CAPALBIO. Brucia la Piccola Atene: Capalbio cede al fuoco 40 ettari di macchia mediterranea e di campi arati. E finisce ridotta a un cumulo di sabbia annerito anche la duna lambita dal fosso Chiarone. È un disastro. Poteva essere una tragedia. Le fiamme sono arrivate a poche decine di metri dallo stabilimento balneare La Dogana, una struttura tutta in legno, che confina con il Campeggio Capalbio immerso in una pineta. E, accanto, c’è l’Ultima Spiaggia, la maison dei vip, ma soprattutto il simbolo di quella Capalbio-paradiso del quieto vivere, rimasta ammutolita in una domenica di piena estate da dimenticare.

Sono circa le 11 e un fumo nero comincia ad alzarsi verso il cielo dalla litoranea – zona Chiarone – che corre parallelamente all’Aurelia e che dalla Toscana sfuma nel Lazio; più tardi si saprà che il rogo (almeno uno, si parla di tre “inneschi”) è partito proprio da lì: e più precisamente, dopo un chilometro e mezzo circa – direzione Grosseto-Roma – l’imbocco del sottopasso ferroviario che porta alle spiagge del Chiarone.

È domenica, e centinaia di turisti stanno per raggiungere il mare. «Da qui – dice Massimiliano Francavilla, responsabile dell’area parcheggi dell’Ultima Spiaggia – ci sembrava che il fuoco fosse al di là della ferrovia». Lo era, ma non ci rimarrà. Soffia un forte vento di Grecale, la piana capalbiese, come tutta la Maremma, è arsa da settimane di siccità e il fuoco avanza senza ostacoli. Si divora gli eucalipti, scavalca le rotaie e corre giù verso il mare. In poco tempo arriva ad aggredire la duna lambita dalla sponda sinistra (se siamo con le spalle alle colline) del canale del Chiarone. Siamo ormai alla foce del fosso che sbocca in mare.

Le fiamme minacciano il “cottage” dello stabilimento La Dogana, che confina con la sponda destra del fossato: è una struttura “leggera”, tutta in legno, abbracciata da piccoli arbusti di macchia mediterranea. «Il fuoco era proprio lì – ci racconterà intorno alle 17, quando ormai l’incendio era completamente spento, Andrea Marchionni, proprietario del bagno La Dogana – Vedevamo le fiamme alte venti metri quasi sopra di noi. Sarebbe bastato che un solo lapillo volasse da questa parte e per noi sarebbe stata la fine».

I vigili del fuoco sono già al lavoro da tempo: «Abbiamo optato per una evacuazione vera e propria degli stabilimenti La Dogana e dell’Ultima Spiaggia e del Campeggio Capalbio – dice Sandro Scoccia, caposquadra dei vigili del fuoco di Orbetello, che incontriamo con il sindaco Luigi Bellumori – perché il fronte era troppo vasto e le fiamme procedevano troppo velocemente».

E così 2. 500 persone all’incirca si trovano nello stesso momento a lasciare le spiagge del Chiarone: la Dogana, con 150 ombrelloni prenotati e circa 250 ospiti, il Campeggio Capalbio dove ci sono famiglie con bambini e un’Ultima Spiaggia da tutto esaurito.

Sono in azione quattro elicotteri antincendio – due della Regione Toscana, uno della Regione Lazio, uno dei vigili del fuoco dell’ex corpo forestale che arriva da Ciampino – ci sono le squadre de La Racchetta, della Protezione civile, dei vigili del fuoco di Orbetello, di Grosseto e di Gradoli, i carabinieri di Capalbio, Orbetello e Pescia Romana. Vista la situazione, si fanno avanti anche i quattro giovani impiegati nell’area parcheggio dell’Ultima Spiaggia: Massimiliano Francavilla, Andrea Lalle, Riccardo Ciofani, Lorenzo Trotta. «Quando mi sono reso conto di ciò che stava accadendo – dice Francavilla – sono andato in fondo alla strada (la strada della Graticciaia che, superato il sottopasso ferroviario, porta ai due stabilimenti balneari e al campeggio, ndr) per bloccare le automobili in entrata. Mi è sembrata una scelta di buon senso ed è andata bene così: qualche turista abbiamo dovuto persino convincerlo a fare dietrofront – aggiunge – altri invece, vedendo il fumo, hanno capito al volo la gravità della situazione».

Anche clienti dell’Ultima Spiaggia – e questo smentisce la posa da radical-chic che spesso si attribuisce agli habitué del Chiarone – danno man forte ai quattro giovani e persino i familiari dei dipendenti, arrivati alla spiaggia in apprensione. Alle 15 l’incendio è ormai sotto controllo ma la strada della Graticciaia è ancora parzialmente offlimits e presidiata dai carabinieri: in auto passano solo gli ospiti del Campeggio Capalbio. E allora un turista ci offre un passaggio. «Intorno alle 10. 30 – dice Andrea Bertini di Viterbo, in vacanza al Campeggio Capalbio con i quattro figli di 5, 7, 8 e 12 anni – si è cominciato a vedere il fumo dalla spiaggia. Nel giro di 20-30 minuti le fiamme sono arrivate al mare. Ho mandato i bambini verso l’Ultima Spiaggia ed io sono andato a prendere l’auto. Il fuoco ci è passato accanto, ci ha salvato il canale», che ha fatto da frangi-fiamme.

È una giornata da dimenticare per Adalberto Sabbatini, uno dei soci titolari dell’Ultima Spiaggia: siamo all’ombra dei suoi ombrelloni e lui ci ricostruisce l’intera giornata. «Che dire? Un episodio increscioso – pare quasi scegliere i termini – Non è accaduto nulla di drammatico, fortunatamente, ma per noi è stata una giornata di grande difficoltà. I clienti arrivavano in spiaggia e ci diceva che era partito un incendio. Io l’ho saputo così».

Intorno alle 16. 30 i carabinieri passano dai ragazzi del parcheggio dell’Ultima Spiaggia e informano che la strada della Graticciaia adesso è percorribile. L’incendio è spento.



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