Il Tirreno

Grosseto

Niente pensiline alla fermata del bus? "Porto l’ombrellone"

di Elisabetta Giorgi
Niente pensiline alla fermata del bus? "Porto l’ombrellone"

Al cantiere comunale della stazione la situazione è incandescente per mancanza d’ombra. Una grossetana risolve da sola 

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GROSSETO. C’è chi si è piazzato per terra davanti alla stazione sotto un ombrellone da mare, per ripararsi dal sole. E ha portato pure un cestino, perché non c’è neanche un contenitore di rifiuti. La situazione del cantiere dei lavori pubblici è diventata incandescente alla stazione di Grosseto, dove all’apice dell’afa e della calura estiva qualcuno (esasperato) ha intavolato una singolare protesta.

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Nella zona della Tiemme - davanti alle transenne dove lavorano le ruspe - la palina dei bus c’è, ma di ombreggianti o pensiline (è il caso di dirlo) neppure l’ombra. Nessuna seduta dove accomodarsi, mancano i cestini per i rifiuti.

Arriviamo alle 11,30 e il caldo è devastante; caldo al top. Niente riparo, la gente di squaglia. Segnalazione già fatta nota al Comune (cui compete l’area) da tempo. Gli anziani sono sull’orlo del malore, si sventagliano e boccheggiano. Una famiglia di Firenze si fa fotografare mentre è appoggiata alla balaustra di plastica biancorosse (foto qui a destra). Aspettano l’autobus.

«Fotografi pure i rifiuti per terra», ci invita a fare il capofamiglia indicando sull’asfalto un cestino di latta portato da una donna, che il giorno prima è arrivata qui piantando pure un ombrellone e sedendosi in terra a gambe incrociate, su una seggiolina di plastica gialla da mare. La provocazione è servita. La rintracciamo.

Lei si chiama Barbara Lamioni, grossetana di 46 anni, lavora in una struttura ricettiva. Ed è una cittadina che fa parte del gruppo delle Iron mamme, onlus che raccoglie genitori di figli affetti da autismo. Solo una dei tanti grossetani – chiarisce subito lei – che come altri ha bisogno di utilizzare servizi pubblici e si trova a sbattere contro seccature e disagi. La mancanza di questi piccoli servizi (panchine, pensiline e ombreggianti) è certamente temporanea e legata ai lavori di restyling di piazza Marconi, ma sta comunque durando troppo. La soluzione di fantasia adottata da Barbara arriva due giorni fa, quando lei va alla stazione a riprendere suo figlio, di ritorno da un campus estivo. Lo fa tutti i giorni, dal 3 luglio. La mattina lo porta alle 9, il pomeriggio lo riprenda alle 16. E proprio di pomeriggio – nel deserto cosmico e ribollente di piazza Marconi – la donna tira fuori l’ombrellone da mare dal baule, piazzandolo per terra. «Amici, io ho risolto così», sorride un po’ per scherzo, un po’ per davvero. Un’amica la fotografa. E non solo lei. «Anche i turisti mi fanno qualche scatto, divertiti. Io ho voluto prendere sull’ironia, senza toni esasperati e senza polemica, semplicemente sottolineando una situazione che vorrei si risolvesse, e convinta che il mio messaggio possa passare anche così, come in effetti è stato». La piccola provocazione viene pubblicata su Facebook ricevendo consensi, anche perché la situazione è arcinota. Se i lavori di restyling consentiranno di ristrutturare la piazza e si chiede ai cittadini di pazientare per un fine superiore, i disagi stanno durando troppo.

Lì davanti, per inciso, è sempre pieno di sporcizia e Barbara ha portato da casa anche il cestino. Quello a differenza dell’ombrellone l’ha lasciato lì in piazza: faceva comodo anche ad altri e in effetti si è riempito subito. Pieno di cartacce e lattine, è sempre in terra accanato ad altri rifiuti sparpagliati qua e là.
 

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