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Una vita avventurosa nel segno del pallone

Una vita avventurosa nel segno del pallone

GROSSETO. Le mani appoggiate agli angoli della bocca spalancata. Un megafono per il Grifone, per quella passione biancorossa che scorreva nelle sue vene. Era soprattutto questo Cristian Lenzi, tifoso...

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GROSSETO. Le mani appoggiate agli angoli della bocca spalancata. Un megafono per il Grifone, per quella passione biancorossa che scorreva nelle sue vene. Era soprattutto questo Cristian Lenzi, tifoso della Curva Nord del Grosseto calcio. Era sempre nel mezzo ai tifosi Cristian: era uno di quelli che lanciava i cori quando c’era da incitare la squadra, era uno di quelli sempre in prima linea, al fianco degli ultras gemellati del Viareggio. Lo raccontava lui e lo racconta anche il suo profilo di Facebook con quell’immagine di copertina e lo striscione “Lele vive”.

C’era il Grifone, nel cuore matto di Cristian e prima ancora c’era stato anche l’Atlante di calcio a 5, squadra nella quale aveva militato da giovane e che aveva continuato a seguire con grande passione. È stata la dirigenza della società, ieri, a esprimere cordoglio per la sua scomparsa.

Da qualche settimana Cristian aveva cominciato a lavorare al ristorante il Viandante di Castiglione della Pescaia. Era stato lì tutti i fine settimana di giugno, poi dal primo luglio aveva preso servizio ogni sera.

Davanti all’obitorio, l’abbraccio più stretto ieri mattina è stato quello dei tifosi della Curva Nord e dei ragazzi della Pedali Grosseto, la società di ciclismo della quale faceva parte il trentunenne. Abbraccio che è stato riservato anche alla fidanzata di Cristian, Donatella.

Lo chiamavano “il Coscia”, in curva ed era una scavezzacollo. Negli ultimi tempie era stato costretto a restare fuori dallo stadio per colpa di un Daspo. L’ultimo provvedimento era stato richiesto proprio da Pincione prima dello sfascio del Grifone. E ieri anche i tifosi del Viareggio, gemellati con la curva biancorossa, hanno voluto esprimere il proprio dolore per la scomparsa di Lenzi: «Il tuo ricordo vivrà per sempre dentro di noi e lo conserveremo nel tempo con orgoglio. Adesso salutaci Lele e Nicola e che il vostro abbraccio possa rendere il cielo bianco rosso nero». (f.g.)



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