Via Uranio nel caos «Passa un autotreno ogni 60 secondi»
di Giovanna Mezzana
Residenti preoccupati per le vibrazioni dei mezzi pesanti E intanto l’Amministrazione delibera il taglio di alcuni pini
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GROSSETO. Ci si è messo d’impegno Giampiero Guerrini Dewitt, residente da dieci anni in una delle tante strade che sbocca su via Uranio: in piedi, come una vedetta, sul balcone di casa, si è messo – instancabile – a contare i veicoli ultrapesanti che solcano quello che dovrebbe essere il viale alberato di una zona residenziale. Risultato? «Lungo via Uranio – dice – passa un autotreno o un autoarticolato al minuto: o in un senso o nell’altro. E siamo sicuri – si chiede – che la strada sia stata progettata per sopportare tali sollecitazioni?».
Come un’autostrada. Il problema del traffico lungo il viale che sbocca sulla Castiglionese era già stato sollevato dai residenti in occasione della tappa di Caffè Tirreno che si è svolta al Bar Illy – Conad di via Clodia il 13 maggio. Stefano Laurenti – che abita in via Pirite, per esempio – in quell’occasione ci aveva raccontato che si era preso la briga di misurare l’abominevole flusso di veicoli che procede avanti e indietro lungo via Uranio: «Ho contato 42.000 mezzi al giorno», ci aveva detto, cifra incredibile che forniva alla cittadinanza – e a chi la governa – spiegando anche la tecnica del monitoraggio; e cioè: aveva conteggiato i mezzi in transito per i primi cinque minuti di ogni ora, nei giorni feriali e festivi, di giorno e di notte, quindi la proiezione e il risultato. Laurenti, come altri suoi vicini di casa, chiedeva che Arpat verificasse i quantitativi di ossido e biossido di azoto che si liberano nell’aria che si respira da queste parti. Nessuno ha mosso una foglia: il monito è caduto nel vuoto.
Nuovo calcolo. E allora ci si è messo anche Guerrini Dewitt. Lui si è concentrato sui mezzi pesanti: li ha contati e li ha fotografati intorno alla metà di giugno. Tir, autotreni, autoarticolati... : i bisonti della strada. E anche in questo caso i risultati sono sorprendenti: «Ogni dieci minuti – dice – passano dieci autoarticolati. Mi chiedo se via Uranio ha le caratteristiche strutturali per sopportare una tale frequenza di passaggio di mezzi ultrapesanti. Che succede alla carreggiata che in alcuni punti ha già il manto dissestato? E a tutti i servizi e ai sottoservizi che dimorano sotto il manto stradale?». Fino a due-tre anni fa via Uranio non era un’autostrada. Era un viale, alberato, che conduceva ai condomìni di una zona residenziale, scelta da chi ci abita anche perché al riparo dalla frenesia tipica del centro.
Via i pini. Rimaniamo in via Uranio: è del 29 maggio la determinazione dirigenziale del settore lavori pubblici-servizio manutenzioni con cui l’Amministrazione comunale affida l’appalto per l’abbattimento di pini pericolosi lungo il viale, che verranno sostituiti con «nuove alberature di sophora». I lavori verranno eseguiti dalla società agricola Barbini Piante di Grosseto per poco meno di 7.000 euro. La questione dei pini divide non solo i residenti della zona Clodia, Verde Maremma e dintorni ma anche i grossetani in genere. A favore dello sradicamento di essi si sono proclamati in 600, firmatari di una petizione che fu a suo tempo lanciata e accoglieva il favore di chi sosteneva che le radici – cresciute vigorosamente e affiorate – fossero pericolose per anziani, bambini e anche per gli ospiti della Fondazione Il Sole, molti dei quali si muovono su carrozzelle. Ma c’era – c’è – anche chi è contro l’eliminazione massiccia di uno dei simboli della Maremma. L’assessore Riccardo Megale aveva a suo tempo assicurato che il taglio sarebbe stato “selettivo”, ovvero si sarebbero eliminati solo i pini pericolosi e che ogni pianta, zac, sradicata, sarebbe stata sostituita.
Come un’autostrada. Il problema del traffico lungo il viale che sbocca sulla Castiglionese era già stato sollevato dai residenti in occasione della tappa di Caffè Tirreno che si è svolta al Bar Illy – Conad di via Clodia il 13 maggio. Stefano Laurenti – che abita in via Pirite, per esempio – in quell’occasione ci aveva raccontato che si era preso la briga di misurare l’abominevole flusso di veicoli che procede avanti e indietro lungo via Uranio: «Ho contato 42.000 mezzi al giorno», ci aveva detto, cifra incredibile che forniva alla cittadinanza – e a chi la governa – spiegando anche la tecnica del monitoraggio; e cioè: aveva conteggiato i mezzi in transito per i primi cinque minuti di ogni ora, nei giorni feriali e festivi, di giorno e di notte, quindi la proiezione e il risultato. Laurenti, come altri suoi vicini di casa, chiedeva che Arpat verificasse i quantitativi di ossido e biossido di azoto che si liberano nell’aria che si respira da queste parti. Nessuno ha mosso una foglia: il monito è caduto nel vuoto.
Nuovo calcolo. E allora ci si è messo anche Guerrini Dewitt. Lui si è concentrato sui mezzi pesanti: li ha contati e li ha fotografati intorno alla metà di giugno. Tir, autotreni, autoarticolati... : i bisonti della strada. E anche in questo caso i risultati sono sorprendenti: «Ogni dieci minuti – dice – passano dieci autoarticolati. Mi chiedo se via Uranio ha le caratteristiche strutturali per sopportare una tale frequenza di passaggio di mezzi ultrapesanti. Che succede alla carreggiata che in alcuni punti ha già il manto dissestato? E a tutti i servizi e ai sottoservizi che dimorano sotto il manto stradale?». Fino a due-tre anni fa via Uranio non era un’autostrada. Era un viale, alberato, che conduceva ai condomìni di una zona residenziale, scelta da chi ci abita anche perché al riparo dalla frenesia tipica del centro.
Via i pini. Rimaniamo in via Uranio: è del 29 maggio la determinazione dirigenziale del settore lavori pubblici-servizio manutenzioni con cui l’Amministrazione comunale affida l’appalto per l’abbattimento di pini pericolosi lungo il viale, che verranno sostituiti con «nuove alberature di sophora». I lavori verranno eseguiti dalla società agricola Barbini Piante di Grosseto per poco meno di 7.000 euro. La questione dei pini divide non solo i residenti della zona Clodia, Verde Maremma e dintorni ma anche i grossetani in genere. A favore dello sradicamento di essi si sono proclamati in 600, firmatari di una petizione che fu a suo tempo lanciata e accoglieva il favore di chi sosteneva che le radici – cresciute vigorosamente e affiorate – fossero pericolose per anziani, bambini e anche per gli ospiti della Fondazione Il Sole, molti dei quali si muovono su carrozzelle. Ma c’era – c’è – anche chi è contro l’eliminazione massiccia di uno dei simboli della Maremma. L’assessore Riccardo Megale aveva a suo tempo assicurato che il taglio sarebbe stato “selettivo”, ovvero si sarebbero eliminati solo i pini pericolosi e che ogni pianta, zac, sradicata, sarebbe stata sostituita.
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