Il Tirreno

Grosseto

Circonvenzione di incapace Condannata a due anni 

Circonvenzione di incapace Condannata a due anni 

Dovrà anche risarcire la parte civile con 150.000 euro per una donazione del 2010 Assolti marito e figlia, per il quarto capo di accusa è sopraggiunta la prescrizione

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GROSSETO. Una condanna e due assoluzioni con formula dubitativa al termine di un procedimento penale per circonvenzione di incapace. Erano finiti sotto accusa, in concorso per quattro distinti capi, tre persone appartenenti allo stesso nucleo familiare per fatti risalenti al 2009-2010 sui quali incombeva tra l’altro il rischio prescrizione. E per uno dei capi di imputazione (4 agosto 2009) il Tribunale ha dichiarato il non doversi procedere perché il processo non ha fatto in tempo ad arrivare a sentenza.

Il giudice Marco Bilisari dopo una camera di consiglio durata un’ora e mezzo ha condannato la sola Giuseppa Luciano, 68 anni, per uno solo dei capi di imputazione: 2 anni e 200 euro per un contratto di donazione a suo favore per 150.000 euro ai danni di Raffaello Cambi, classe 1914. Assoluzione per lei e per gli altri due imputati, il marito Claudio Pagliucoli, 70 anni, e la figlia Sonia Pagliucoli, 44 anni, tutti abitanti a Grosseto, da altri due capi di imputazione: uno era relativo al sospetto che l’anziano fosse stato indotto a rinunciare, senza contropartita, a una causa civile che avrebbe contenuto «considerevoli chances di successo» (novembre 2009); l’altro era relativo a un contratto di compravendita per un fondo commerciale a Marina di Grosseto che avrebbe riportato una cifra «significativamente inferiore» al valore di mercato (650.000 invece che 800.000 euro – febbraio 2010). E’ intervenuta per tutti la prescrizione in relazione al capo c) e cioè per quella facoltà di prelevare dal conto bancario fino a 2.500 euro al mese. Il giudice ha riconosciuto una provvisionale da 150.000 euro, in relazione all’unico capo per il quale è arrivata la condanna.

Al termine del dibattimento, ieri pomeriggio, la viceprocuratrice onoraria Pamela Di Guglielmo aveva sollecitato una condanna a 3 anni e 1.000 euro per ciascuno degli imputati. L’accusa aveva ritenuto pienamente sussistente l’ipotesi che aveva fatto aprire il fascicolo, dal momento che le testimonianze e la documentazione raccolte erano convergenti nei confronti degli imputati. Sulla stessa linea l’avvocato Lucia Rossi, parte civile per Raffaella Cambi: l’istruttoria, a suo giudizio, non aveva lasciato dubbi nel riconoscimento delle responsabilità degli imputati, di tutti e tre gli imputati, e da queste considerazioni era scaturita la richiesta di un risarcimento da 500.000 euro, con una provvisionale da 350.000 euro pari alla somma che era stata indicata all’epoca del sequestro conservativo. Per oltre un’ora il difensore degli imputati, Roberto Burzi, aveva contestato una per una le conclusioni dell’accusa, richiamandosi al medesimo contenuto delle prove emerse nel corso delle udienze. E adesso attende il deposito delle motivazioni, entro trenta giorni, per comprendere su quali argomenti poter ancorare l’appello. Il processo ha avuto uno svolgimento travagliato, essendo incappato nel periodo della Concordia; alla fine dell’anno scorso era poi passato dal giudice Marco Mezzaluna al giudice Bilisari. Numerose le udienze, serrate quelle dell’ultimo periodo.

Pierluigi Sposato

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