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«Valentina, più chance con i fibrinolitici»

«Valentina, più chance con i fibrinolitici»

ORBETELLO. Valentina Col è morta «a seguito di una embolia polmonare massiva con formazioni emboliche a partenza da organizzazione trombotica recentissima delle vene iliache». Dai referti...

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ORBETELLO. Valentina Col è morta «a seguito di una embolia polmonare massiva con formazioni emboliche a partenza da organizzazione trombotica recentissima delle vene iliache». Dai referti radiologici non si evince nulla, e dunque non può essere attribuita una responsabilità per colpa medica. Tuttavia, l’episodio di embolia giunto alla quarta giornata di ricovero «è stato affrontato, da un punto di vista diagnostico/terapeutico, in maniera non tempestiva; da un lato sarebbe stato auspicabile un più celere percorso diagnostico, dall’altro si sarebbe potuta somministrare una terapia fibrinolitica, accreditata in questi drammatici contesti di un rapporto rischi/benefici nettamente a favore dei secondi. Questa terapia avrebbe potuto offrire a Valentina percentuali di successo terapeutico decisamente maggiori rispetto alla sola eparina».

È questa la parola definitiva, da un punto di vista clinico e comunque in questa fase, che i periti incaricati dal giudice delle indagini preliminari Marco Mezzaluna – il medico legale Marco Di Paolo (Università di Pisa) e il radiologo Dante Chiappino (Fondazione Monasterio di Pisa) – hanno messo sulle cause di morte della 17enne romana, deceduta nell’agosto 2013 all’ospedale di Orbetello. Definitiva perché si tratta della riapertura della prima perizia, dichiarata nulla su richiesta del pm Maria Navarro per la parte relativa agli accertamenti della radiologa Claudia Giaconi: l’impiego di quest’ultima non era compreso nell’incarico affidato a Di Paolo. Questa perizia, insieme alle conclusioni degli specialisti nominati dalle parti, compresi quelli dei dieci sanitari indagati, andrà a breve di nuovo in discussione di fronte al gip, che l’aveva richiesta per completare il quadro degli accertamenti. A Chiappino era stata chiesta la verifica di eventuali omissioni o valutazioni erronee, in merito a una valutazione corretta del rischio effettivo di trombo embolia, anche alla luce delle considerazioni relative al nesso causale tra la tardiva somministrazione della terapia adeguata e il decesso della paziente.

Pierluigi Sposato

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