Il Tirreno

Grosseto

Geloso e ubriaco «Faccio saltare tutto» 

di Pierluigi Sposato
Geloso e ubriaco «Faccio saltare tutto» 

Finisce in cella un uomo di 39 anni denunciato dalla moglie Episodi di violenza avvenuti anche davanti ai figli minorenni

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ORBETELLO. È finito in carcere dopo l’ennesimo atto di violenza nei confronti della moglie, che da tempo si era rivolta al centro antiviolenza, chiedendo di potersi separare da lui. C’è finito su ordinanza del gip Marco Mezzaluna, eseguita sabato dai carabinieri di Orbetello. Anche perché una volta avrebbe avvicinato l’accendino alla bombola del gas, minacciando di far saltare tutto se la donna non le avesse rivelato le password del telefonino.

L’uomo, 39 anni, straniero come la moglie, è indagato per maltrattamenti e (un fatto del luglio scorso) estorsione. Geloso, manesco, spesso ubriaco, schiavo del gioco alle slot machine, capace di perdere per due volte il posto di lavoro: così la donna lo aveva descritto circa un mese fa, quando aveva presentato la prima querela raccontando di come la relazione era andata via via rovinandosi. Quella sera, poco dopo le 23, i militari erano intervenuti per una lite in famiglia, trovando fuori casa la donna e i due figli minorenni: «È ubriaco, mi ha aggredita». E anche i figli avevano confermato la dipendenza dall’alcol: «Non gioca mai con noi».

Una seconda querela era stata presentata il 5 giugno. Ed è questa che ha fatto scattare la richiesta di una misura cautelare. La donna aveva raccontato che la mattina di quel giorno l’uomo era rientrato a casa prendendo lo smartphone di lei, per controllare i messaggi. Il marito avrebbe equivocato il contenuto di alcune conversazioni, e avrebbe preteso le password di accesso; non avendole avute, era poi uscito infuriato. La querela era poi stata integrata dalle operatrici del Centro antiviolenza di Orbetello.

I maltrattamenti sarebbero avvenuti fino al 5 giugno, appunto: oltre a minacciarla e percuoterla, l’avrebbe anche afferrata per la gola e spinta contro il muro; avrebbe preteso di controllare il suo profilo Facebook; le avrebbe preso tessera sanitaria e permesso di soggiorno; il 5 appunto avrebbe messo a soqquadro la cucina quando la donna era tornata dal compleanno del figlio di una sua amica («Ti ammazzo! Ti taglio la gola! Vai a divertirti ai compleanni mentre io lavoro!»).

L’altra contestazione, quella di estorsione, risale al 16 luglio 2016. L’uomo avrebbe chiuso a chiave la porta di ingresso dell’abitazione e avrebbe minacciato la moglie con un coltello da cucina: «Se non mi dai i soldi non esci di casa, ti accoltello». E la donna era stata costretta a dargli il denaro che aveva.

Il giudice nota che l’uomo non è capace di controllare gli istinti aggressivi e violenti e che a nulla vale la presenza dei figli. Insufficiente, a parere del magistrato, sono l’allontanamento da casa e altre misure che si basino sulla capacità di autocontrollo dell’indagato. E c’è un riferimento anche a recenti episodi di cronaca. Accolta quindi la richiesta di carcere formulata dalla Procura «l’unica che può impedire il protrarsi della situazione, spezando quel corto circuito nel quale l’indagato si trova ormai prigioniero, in attesa del maturarsi di una autocritica».

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