Il presidio
Cala di Forno perde il cinghiale Ugo: trasferito a Ribolla
Urta una turista, scatta la procedura Asl per la cattura. Il rammarico di chi lo aveva accolto e quello dei suoi “fan”
GROSSETO. Cala di Forno non ha più la sua mascotte: il cinghiale Ugo – che da un decennio aveva scelto quel luogo come buen retiro – è stato trasferito a Ribolla dopo un incontro un po’ troppo ravvicinato con una turista. Antonella Vivarelli Colonna – proprietaria con le sorelle del luogo da sogno – è rammaricata: per lei Ugo era uno di famiglia. E intanto su Facebook i fan dell’ungulato scalpitano dopo aver saputo che è stato chiuso in un recinto: «Rivogliamo Ugo libero. A casa».
UN CINGHIALE, UNA STAR
C’è chi lo chiama Ugo e chi Brutus. Coi i daini che scorrazzano in spiaggia, il cinghialone – un portentoso esemplare maschio di “razza maremmana” – era il simbolo di Cala di Forno. Ma se i daini sono tanti, Ugo era – è – uno: tant’è che ha persino un nome. Spuntava con tutta la sua stazza e il suo codino di fronte al cancello in legno del casale di Antonella. Si metteva lì, buono buono, aspettando una mela o un biscottino: e l’attesa era di solito premiata. I turisti che arrivavano per godere della spiaggia-paradiso rimanevano a bocca aperta: e si sono sempre chiesti come fosse possibile che un ungulato adulto si comportasse come Fido. Merito di Antonella che Ugo se l’è tirato su trovando persino un linguaggio che fosse in grado di superare l’ispidezza che madre natura gli aveva dato in quanto cinghiale: sarà forse anche per questo che guardando Ugo dritto negli occhi ci coglievi persino qualcosa di umano.
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TURISTA E UNGULATO
E veniamo all’episodio che ha costretto il cinghialone a fare le valigie e a lasciare casa sua. È accaduto qualche giorno fa: una turista si sta dirigendo verso la spiaggia, ha con sé il pranzo e spunta Ugo, che viene inebriato dalla scia che il cibo lascia. Finisce che le distanze tra umano e animale si accorcino: c’è un urto – non è chiaro se per uno scatto dell’ungulato o per la reazione della turista spaventata – fatto sta che dopo l’episodio lei ricorre al pronto soccorso.
LA PROCEDURA
«Non ho visto il referto medico – ci spiega Lucia Venturi, presidentessa del Parco della Maremma – ma pare che sia stata lievemente ferita a una natica. Dal pronto soccorso è partita la procedura con cui l’Asl ci segnalava la presenza di un animale selvatico che poteva rappresentare un pericolo. Abbiamo quindi comunicato alle sorelle Vivarelli Colonna, in quanto proprietarie dell’area, che non potevamo fare altro che catturare il cinghiale». L’ente Parco della Maremma ha dunque contattato gli operatori della ditta che ha vinto il bando per la cattura dei cinghiali: «Ci siamo avvalsi della loro professionalità – dice Venturi – assicurandoci che venisse rispettato sia l’animale che la sensibilità di chi gli era affezionato». Ovvero Antonella, in primis.
LA CATTURA
E così la mattina del 12 giugno da Ribolla a Cala di Forno è arrivato Matteo Galdi di Dog Farm. È stato lui a catturare Ugo con l’aiuto di un collega e di una grossa gabbia. «È stato semplicissimo – dice – Pensavamo fosse un’operazione complicata e invece il cinghiale era tranquillo. E si è già ambientato. In poche ore si è già fatto fuori quattro meloni».
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Ugo è goloso, si sa. «Come l’ho catturato? Con la schiaccia – quasi ride Galdi – I cinghiali vanno presi per la gola». Adesso Ugo si trova a Ribolla, in località Campo alla Pigna: tra i boschi di Patti e di Montemassi. «È in un recinto di un ettaro per prendere confidenza con il nuovo habitat – spiega l’operatore – ma tra una settimana avrà a disposizione un recinto di 40 ettari e sarà in compagnia di altri ungulati». I fan di Ugo possono stare tranquilli: il “recinto” è proporzionato alle sue dimensioni. Ad Antonella però Ugo manca già molto: «È stato costretto ad andare via – dice – ma è stato bravissimo a farsi catturare. Ringrazio Lucia Venturi e Matteo Galdi: è stata una cattura umana. Spero che tutto ciò che mi hanno promesso per Ugo venga mantenuto. E lo andrò a trovare: eccome».
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