Il Tirreno

Grosseto

Orti inzuppati Scaricabarile tra cinque enti 

di Giovanna Mezzana
Orti inzuppati Scaricabarile tra cinque enti 

Indagini per scoprire dove si trova la sorgente  ma nessuno riesce a venire a capo del mistero 

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GROSSETO. Per risolvere il giallo degli orti inzuppati di San Martino bisognerà mettere le mani in un guazzabuglio. Sollecitati dal Tirreno, per ora ci si sono messi in cinque – enti, consorzi e società di pubblico servizio – ma nessuno tra tecnici, professionisti e politici è riuscito a venire a capo dell’intricata vicenda. Eppure qualcuno dovrà andarci a fondo: lo chiedono i residenti della frazione a est di Grosseto.

Lo strano fenomeno. Da giorni c’è un fiume gorgogliante che sgorga nel letto erboso di quello che fu il canale del Diversivo. Nessuno sa da dove arrivi tanto refrigerio mentre la Maremma rinsecchisce sotto il sole: dal Parco Giotto ai terreni agricoli ai pascoli. Il 29 maggio alcuni residenti ci hanno segnalato lo strano fenomeno: «Non si può chiudere gli occhi – ci hanno detto – davanti a tanto spreco» (se di spreco si tratta). Sarà per il loro senso civico, sarà perché l’acqua sgorga copiosamente a pochi metri dalle loro case, ma tant’è. Siamo stati a San Martino e anche noi abbiamo prima sentito il gorgoglio e poi visto il “fiume”: in alcuni punti è profondo più di un metro e mezzo.

Il primo indiziato. Chi abita lì ha pensato subito che il responsabile della perdita (se di perdita si tratta) fosse il Consorzio di Bonifica Toscana Sud. A poche decine di metri in linea d’aria – e siamo in via Ponte Tura – c’è un impianto di irrigazione del Consorzio che alimenta una centrale idroelettrica al servizio di 3. 300 ettari di terreni tra La Trappola e Principina a Terra, risaie comprese. Ma il Consorzio ha escluso (vedi Il Tirreno del 2 giugno) che tanta acqua fuoriuscisse dal proprio impianto. Abbiamo cercato di capirne di più.

Qui Il Fiora. Abbiamo contattato la società che gestisce il servizio idrico. L’Acquedotto del Fiora ha inviato una squadra di tecnici a San Martino il 5 giugno, alle 9. È stato fatto un sopralluogo e prelevato un campione. Ieri sono arrivati i risultati delle analisi: l’acqua che sgorga non arriva dalla rete idrica del Fiora. È questo è un punto fermo: l’unico.

Qui la Provincia. Abbiamo bussato anche alla porta della Provincia per capire se l’ente (quel che ne rimane) avesse funzioni o competenze in quella zona. La risposta è stata: no.

Qui il Comune. Anche a Palazzo civico non si sono tirati indietro. Il problema è – ci spiegano – che prima di fare ipotesi e cercare soluzioni bisogna capire di chi è quel terreno lungo cui il fiume d’acqua sta misteriosamente scorrendo. Il consiglio ai residenti è: rivolgetevi all’Urp, aprite una procedura di segnalazione oppure verificate al Catasto di chi sono quei terreni.

Il pasticcio. I residenti ci hanno detto che quella lingua di orti (il letto dell’ex Diversivo) che corre parallelamente tra la linea dell’abitato di San Martino e via Ponte Tura è probabilmente di competenza demaniale. E qui cade l’asino. Prima il demanio – dello Stato – era affidato alla Provincia: adesso la Regione ha traghettato a sé il patrimonio e ne ha ridistribuito una parte ai Comuni. Quella particella, se è demaniale, a chi è andata?

La Regione. E visto che la Toscana è stata tirata in ballo abbiamo sentito il parere del “braccio” grossetano del genio civile regionale; i professionisti ci hanno spiegato che la loro competenza ricade solo sulle opere idrauliche, cioè sull’argine dell’Ombrone, dove risulta tutto ok; che la Regione concede al Consorzio di Bonifica di prelevare acqua, ma che la gestione dell’impianto è competenza “consortile”. E torna in ballo il Consorzio – si riparte dall’inizio – i cui professionisti ieri ci hanno confermato (per la seconda volta) che non hanno notizie (dall’operaio preposta alla guardinìa dell’impianto di via Ponte Tura) di rotture o di malfunzionamenti. E intanto l’acqua continua a scorrere.



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