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arcidosso 

«La Fratellanza giurisdavidica siamo noi» 

Il segretario Mauro Chiappini rivendica l’autenticità della compagine 

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ARCIDOSSO. «La Fratellanza giurisdavidica siamo noi». Si parla tanto, in questo momento del messia dell’Amiata David Lazzaretti e dei suoi seguaci. Una riscoperta che sta portando il nome del barrocciaio di Monte Labro in giro per il mondo.
Ma la Fratellanza, quella vera, che dalla fine dell’800 continua a esistere ad Arcidosso, non ci sta a fare confusione sui termini e sulle persone, e sente il bisogno di fare alcune precisazioni per distinguere da altro la “Fratellanza” storica.
«In qualità di segretario della Fratellanza Giurisdavidica di Monte Labbro – dice Mauro Chiappini – a seguito di uno dei ciclici revival che di tanto in tanto riportano alla ribalta Lazzaretti e la sua vicenda, ho il dovere di fare alcune precisazioni. Il riproporsi della centralità della vicenda che fino ad ora aveva interessato gli ambiti degli studiosi, oggi, nel suo riemergere con ben altra risonanza, determina l’aprirsi di prospettive diverse. Beninteso: ogni percorso ha la sua libertà ed autonomia di movimento, ma la sua legittimità implica la sua distinguibilità».
Chiappini spiega il perché di questa sua presa di posizione. «Da qualche tempo – dice – sento parlare di una “Fratellanza del Monte Labbro” o “Giurisdavici del Monte Labbro”. Queste denominazioni possono ingenerare equivoci. Ognuno può rapportarsi alla vicenda Lazzaretti nelle modalità che ritiene opportune, per correttezza dovrebbe assumere, nel suo e altrui interesse, denominazioni identificative che non inducano all’equivoco».
Chiappini, invece, sostiene che così non è e rivendica alla sua Fratellanza i crismi della legittimità. «La Fratellanza che rappresento – dice – è una testimonianza che dura nel tempo, e in ragione di questa sua natura non ha mai fatto indottrinamento o proselitismo, né mai ha sentito il bisogno di infiocchettare di sacralità il Monte Labbro. L’arida sassaia battuta dai venti è lì in tutta la sua presenzialità, e a chi di sua volontà sale al monte spetta il giudizio sul luogo, altrettanto libera è la sua scelta di pregare o imprecare».
Chiappini ricorda che «da 140 anni le generazioni dei seguaci di Lazzaretti mai nulla hanno aggiunto di loro mano, non avevano il nome di Dio sempre in bocca, ma ne rispettavano l’opera. La naturalezza di quel monte appartiene a tutti, la potenza del suo silenzio è bastante a se stessa, Più saggio sarebbe leggere Il Libro piuttosto che scriverci sopra».
«La porta della Fratellanza – conclude – è sempre stata ed è aperta a qualsiasi viandante. Ma ciò non vuol dire condividere il cammino». (f.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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