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Grosseto

Morì al rally: Cassazione conferma «La sicurezza non fu garantita» 

di Francesca Gori
Morì al rally: Cassazione conferma «La sicurezza non fu garantita» 

Sebastiano Scamporlino finì con la sua auto contro un albero che non era stato segnalato e protetto Mirco Tognarini, condannato per omicidio colposo, aveva presentato ricorso dopo la sentenza d’appello

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MASSA MARITTIMA. È irriconoscibile la Bmw M3 sulla quale viaggiava Sebastiano Scamporlino, carabinieri in congedo, 46 anni, insieme al navigatore Maurizio Russo. Era la fine d’ottobre del 2009, quando i due sono saliti a bordo dell’auto per affrontare la prova speciale 7 del Trofeo Maremma: un tratto in rettilineo di circa 300-400 metri dopo la partenza, in leggera salita, poi quella a sinistra, affrontata a una velocità di 100 chilometri all’ora. Il volante della Bmw trasformata in una scheggia in grado di correre un rally diventò improvvisamente leggero: gli pneumatici non hanno tenuto la strada e l’auto si è schiantata a circa 80 chilometri all’ora in un albero che, anche secondo i giudici della Suprema corte, non era stato né segnalato e nemmeno dotato di protezioni. Poteva essere utilizzata una rotoballa, ad esempio, suggeriscono i giudici. È per questo che la corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio colposo presentata da Mirco Tognarini, presidente dell’associazione sportiva Trofeo della Maremma che aveva organizzato il 33° Rally internazionale, appunto. Una condanna a 5 mesi e 10 giorni che era stata ritenuta equa già dalla Corte d’appello e contro la quale Tognarini aveva presentato ricorso in Cassazione.
Il presidente Rocco Marco Blaiotti (relatore il giudice Daniele Cenci) ha quindi rigettato il ricorso presentato dall’organizzatore. Per i giudici della Suprema corte, sebbene la Bmw avesse subito modifiche al motore, queste non hanno avuto alcuna incidenza sulla dinamica dell’incidente e anche gli pneumatici, che erano finiti nel ricorso perché obsoleti, erano in linea con quelli utilizzati in questo tipo di manifestazioni. L’auto era stata ammessa e quando era finita contro la quercia, la gara era stata sospesa per una ventina di minuti. Quando la Bmw è ripartita, gli pneumatici non avevano avuto il tempo per riscaldarsi.
Ma è sulla quercia, contro la quale è finita l’auto guidata da Seba stiano Scamporlino, che appuntano l’attenzione i giudici: quel grande albero era a un metro dalla sede stradale e non era segnalato. Non era protetto e quando la Bmw c’è finita contro, le lamiere dell’auto si sono accartocciate come una lattina, prendendo quasi la forma del tronco. «Il fatto che fosse priva di protezione - scrivono i giudici - in difformità da quanto prescritto nel verbale di collaudo e nell’autorizzazione provinciale, è stata ritenuta dai giudici di merito fondante la colpa dell’imputato».
Nel ricorso, era stato anche fatto presente che la polizia stradale aveva fatto un sopralluogo del percorso poche ore prima della gara, senza segnalare situazioni di pericolo. Ma per la suprema Corte, anche questo dato era irrilevante.

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