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Geotermia: alla conferenza il no di Castel del Piano
di Fiora Bonelli
Il sindaco Franci partecipa all’appuntamento istituzionale Stato-Regioni e ribadisce la contrarietà all’impianto di Montenero. Firenze deve rispondere
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CASTEL DEL PIANO. Lo Stato ha già detto sì, la Regione Toscana rimanda tutto alla definizione aree idonee o no, il Comune di Castel del Piano, per bocca del sindaco Claudio Franci, si siede al tavolo della conferenza e si batte come un leone contro l’ipotesi di centrale geotermica.
Conferenza dei servizi Stato – Regioni a Roma, il 31 maggio, per parlare dell’impianto geotermico che la società Gesto vorrebbe realizzare a Montenero d’Orcia (Castel del Piano).
La Gesto ha già ottenuto la Via dal Ministero. Adesso tocca alla Regione dare o no un consenso che è vincolante.
«Ma la Regione – spiega Franci – rimanda tutto al documento che si attende fra alcuni mesi, in cui saranno definite le zone idonee o non idonee alle centrali geotermiche. Siamo speranzosi che la zona sarà considerata non idonea».
Alla conferenza erano presenti Simona Signorini della Regione Toscana, Miguel Barreto e Claudio Buonasorte di Gesto Italia, Marcello Saralli, Nunzia Bernardo e Salvatore Interlandi della direzione generale per la sicurezza anche ambientale delle attività minerarie ed energetiche, ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse. E c’era Franci. Il quale, a Buonasorte che descriveva le competenze e l’esperienza della Gesto Italia e illustrava l’impianto pilota, chiedeva «quali informazioni dirette si hanno sulle acque del sottosuolo».
«Sono partito – racconta Franci – battendo l’accento sull’acqua, compresa quella della Zancona che dovrebbe servire per perforare e non per il raffreddamento. Mi è stato risposto che la prenderanno non nei periodi di magra del torrente».
Le obiezioni di Franci sono state numerose: a cominciare dal fatto che il progetto Montenero viene fuori da una riperimetrazione del precedente progetto Montalcino. «Ho fatto presente – dice il sindaco – che il Comune si oppone e sta valutando la possibilità di ricorso contro la Via. Ho detto che la centrale rappresenta un danno e non un beneficio per una zona di grande pregio. Ho ricordato che da quando è venuta fuori l’idea della centrale tutti gli investimenti sono bloccati. Ho pure messo nel conto che al momento in Amiata ci sono 110 Megawatt di origine geotermica e che il comprensorio è al limite di sopportazione. Senza contare i rischi di terremoti e il danno d’immagine». Punti che i tecnici della Gesto Italia srl hanno controbattuto: l’impatto è piccolo – hanno detto – e l’area della centrale non è interessata da attività agricola di vino e olio, ricordando le ricadute positive sia sul Comune che secondo la legge incassa il 4% dell’investimento sia per le aziende a cui sarà fornito calore. La società ha detto di aver pagato già 500.000 euro per i canoni e ha la forza economica per sostenere i costi della centrale.
Ma Franci ha ancora incalzato: «Il bacino geotermico amiatino è formato da fluidi che non consentono la reimmissione totale dei gas. Queste problematiche andavano sciolte prima». Gli esperti di Gesto hanno concluso che per questo ci sono i tecnici e che sono certi che la cosa funzionerà. La rappresentante regionale Signorini ha avvertito che a febbraio il consiglio regionale ha dato incarico alla giunta di elaborare le linee guida sulle aree idonee o no. La giunta ha coinvolto in questi giorni i Comuni sull’identificazione delle aree idonee. Poi le aree non idonee saranno inserite nel piano regionale. Signorini ha specificato che le interlocuzioni coi Comuni sono di 90 giorni, le valutazioni di 60. Poi ci sarà l’inserimento nei piani regionali e solo allora la Regione si potrà esprimere. Ma desta molta preoccupazione quanto affermatoda Barreto che ha auspicato che la procedura regionale distingua i nuovi procedimenti da quelli già presentati e in valutazione. Come quello Montenero, appunto.
Intanto Franci ha indetto per il 7 giugno, alle 21, a Montenero un’assemblea coi cittadini a cui parteciperà anche Leonardo Marras, capogruppo regionale Pd.
Conferenza dei servizi Stato – Regioni a Roma, il 31 maggio, per parlare dell’impianto geotermico che la società Gesto vorrebbe realizzare a Montenero d’Orcia (Castel del Piano).
La Gesto ha già ottenuto la Via dal Ministero. Adesso tocca alla Regione dare o no un consenso che è vincolante.
«Ma la Regione – spiega Franci – rimanda tutto al documento che si attende fra alcuni mesi, in cui saranno definite le zone idonee o non idonee alle centrali geotermiche. Siamo speranzosi che la zona sarà considerata non idonea».
Alla conferenza erano presenti Simona Signorini della Regione Toscana, Miguel Barreto e Claudio Buonasorte di Gesto Italia, Marcello Saralli, Nunzia Bernardo e Salvatore Interlandi della direzione generale per la sicurezza anche ambientale delle attività minerarie ed energetiche, ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse. E c’era Franci. Il quale, a Buonasorte che descriveva le competenze e l’esperienza della Gesto Italia e illustrava l’impianto pilota, chiedeva «quali informazioni dirette si hanno sulle acque del sottosuolo».
«Sono partito – racconta Franci – battendo l’accento sull’acqua, compresa quella della Zancona che dovrebbe servire per perforare e non per il raffreddamento. Mi è stato risposto che la prenderanno non nei periodi di magra del torrente».
Le obiezioni di Franci sono state numerose: a cominciare dal fatto che il progetto Montenero viene fuori da una riperimetrazione del precedente progetto Montalcino. «Ho fatto presente – dice il sindaco – che il Comune si oppone e sta valutando la possibilità di ricorso contro la Via. Ho detto che la centrale rappresenta un danno e non un beneficio per una zona di grande pregio. Ho ricordato che da quando è venuta fuori l’idea della centrale tutti gli investimenti sono bloccati. Ho pure messo nel conto che al momento in Amiata ci sono 110 Megawatt di origine geotermica e che il comprensorio è al limite di sopportazione. Senza contare i rischi di terremoti e il danno d’immagine». Punti che i tecnici della Gesto Italia srl hanno controbattuto: l’impatto è piccolo – hanno detto – e l’area della centrale non è interessata da attività agricola di vino e olio, ricordando le ricadute positive sia sul Comune che secondo la legge incassa il 4% dell’investimento sia per le aziende a cui sarà fornito calore. La società ha detto di aver pagato già 500.000 euro per i canoni e ha la forza economica per sostenere i costi della centrale.
Ma Franci ha ancora incalzato: «Il bacino geotermico amiatino è formato da fluidi che non consentono la reimmissione totale dei gas. Queste problematiche andavano sciolte prima». Gli esperti di Gesto hanno concluso che per questo ci sono i tecnici e che sono certi che la cosa funzionerà. La rappresentante regionale Signorini ha avvertito che a febbraio il consiglio regionale ha dato incarico alla giunta di elaborare le linee guida sulle aree idonee o no. La giunta ha coinvolto in questi giorni i Comuni sull’identificazione delle aree idonee. Poi le aree non idonee saranno inserite nel piano regionale. Signorini ha specificato che le interlocuzioni coi Comuni sono di 90 giorni, le valutazioni di 60. Poi ci sarà l’inserimento nei piani regionali e solo allora la Regione si potrà esprimere. Ma desta molta preoccupazione quanto affermatoda Barreto che ha auspicato che la procedura regionale distingua i nuovi procedimenti da quelli già presentati e in valutazione. Come quello Montenero, appunto.
Intanto Franci ha indetto per il 7 giugno, alle 21, a Montenero un’assemblea coi cittadini a cui parteciperà anche Leonardo Marras, capogruppo regionale Pd.
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