Il Tirreno

Grosseto

Sos pozzi, muore il giardino di poesia 

di Elisabetta Giorgi
Sos pozzi, muore il giardino di poesia 

Alberese, il verde sta seccando. Ex preside pianta un cartello e scrive al sindaco: «Grazie»

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ALBERESE. Aveva creato un giardino letterario sotto casa sua ad Alberese; fiori e poesia. Aiuole di letteratura, flash di cultura, un florilegio di bellezza con brani di maestri della letteratura o autori da scoprire. Decine di cartoncini con frasi di Manzoni, Morbello Vergari, Trilussa, Gioacchino Belli, Salvatore Di Giacomo. Cardarelli, Rinaldo Zannerini, Idilio Dell’Era (prete dell’Amiata).
Italo Di Fiore, ex docente e dirigente scolastico, già coordinatore provinciale per l’educazione ambientale e l’intercultura nelle scuole di Grosseto, oggi in pensione, ha dedicato una vita alla scuola e altrettanta parte del suo cuore all’amore per la natura, l’ambiente e i fiori. Già laureato in scienze statistiche, di recente ha fatto il bis in scienze ambientali. Non ha dimenticato i giovani e - con la mente protesa alla cultura e alla bellezza – ha creato il suo piccolo parco letterario per far lezione ai più giovani. Nell’orto di casa.
Tutto secco. Oggi il giardino è tutto secco. Il suo come quello di tanti altri, ad Alberese. Il Comune di Grosseto ha deciso di non riaprire i pozzi comunali tra cui quello della frazione. Poche sere fa l’ex cinema ha ospitato una riunione organizzata dal Pd e cui ha partecipato una cinquantina di cittadini arrabbiati perché «Alberese sta seccando». Tutti rivogliono l’acqua. «Una comunità intera come la nostra – dice Di Fiore indignato – viene violentemente schiaffeggiata e nessuno reagisce. Il sindaco soprattutto si è chiuso nel suo guscio, delega altri e non si prende le sue responsabilità, che invece sono le sue. Diversa gente ha provato a chiedere un appuntamento per parlare con lui sui pozzi, ma lui non è disponibile. Noi tutti vogliamo l’acqua, abbiamo necessità che ci riaprano l’acqua».
Il cartello. In terra, nel giardino di casa, Italo ha piantato un cartello visibile anche dalla strada: «Giardino in agonia, grazie signor sindaco». Intanto ha scritto una lettera aperta per il sindaco, affinché si prenda le sue responsabilità e capisca le ragioni dei cittadini.
Lettera aperta. «Egregio signor sindaco, le scrivo a proposito del pozzo comunale di Alberese, di cui ero fruitore e che lei, sic et simpliciter, ha fatto chiudere nei primi giorni di aprile, nel momento cruciale, come tutti gli anni, in cui aspettavo che venisse erogata l’acqua di irrigazione per i giardini e per gli orti. Al primo momento di sbalordimento e di costernazione è subentrato un senso di angoscia e infine un senso di rabbia perché non riuscivo e non riesco tuttora a capirne il perché. Ora io le chiedo, per cortesia, di chiarirmi, di dirmi cosa io abbia fatto di male, quale colpa commessa per meritare una simile pena. Amo tanto il mio giardino e i miei fiori, che ora sono lì in attesa di qualche goccia di pioggia, per avere qualche speranza di vita. In questi anni, per abbellire il giardino, ho imparato a disegnare fiori sui sassi, a costruire delle sagome floreali su cui ho scritto poesie di tanti autori, che a mano a mano tornano alla mente con tanta tristezza e nostalgia. Perché lei, forse inconsapevolmente, ha usato tale e tanta violenza verso di me e verso il mio giardino? Lei ha detto - prosegue l’ex dirigente - per giustificare il suo intervento istituzionale, che ciò non è “contra legem” in quanto la Regione toscana ha indicato come priorità il benessere della comunità rispetto a un benessere individuale. Io sono d’accordo con lei: ma il benessere di una comunità è complesso e molto articolato ma certamente implica un ambiente urbano in cui ci sia posto per la bellezza e la serenità che infondono il verde e i fiori. Anche perché un centro come Alberese, porta del Parco, privato del verde e dei fiori riceve una caduta economica dal punto di vista turistico economico. Mi permetto di consigliarle un piccolissimo libricino francese: “Tistou”, la storia di un bambino che avendo il potere di far nascere fiori trasforma la sua cittadina Espoir in un paradiso, con un exploit del turismo. Lei è il mio sindaco e quindi le chiedo di assumersi le sue proprie responsabilità. Nel problema in questione lasci stare l’irrazionalità dei consorzi (piccoli e grandi che siano), si assuma la responsabilità dei pozzi (attraverso Sistema) facendo pagare a tutti il dovuto per contenere il costo».

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