Il Tirreno

Grosseto

Il colpo di sonno, l'incidente e la lotta per la vita: Gabriele racconta la sua storia ai ragazzi

Francesca Gori
Gabriele Lattanzi durante il convegno all'Hotel Granduca
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Gabriele Lattanzi durante il convegno all'Hotel Granduca

Gabriele Lattanzi, nel Capodanno del 2013, ha perso il controllo dell'auto finendo fuori strada. Ora si muove con la sedia a rotelle, ma lotta come un leone 

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GROSSETO. «Lei è la mia ragazza, si chiama Francesca». La voce di Gabriele risuona nella sala azzurra dell’Hotel Granduca: presenta la fidanzata a una quarantina di ragazzi delle scuole superiori della città, ai membri del Lions Club Aldobrandeschi che insieme alle Vemar hanno organizzato l’iniziativa, agli uomini della polizia stradale e all’assessore alla Sicurezza del Comune, Fausto Turbanti.

Non è una presentazione di poco conto, quella fatta da Gabriele: lui ha 26 anni e parla dalla sua sedia a rotelle. Gabriele Lattanzi è rimasto vittima di un incidente il primo gennaio 2013 a Pian d’Alma: era appena uscito dal Blacksun e stava tornando verso Grosseto quando, per un colpo di sonno, ha perso il controllo della sua Fiat 600 finita fuori strada. «Non avevo bevuto quella sera - dice - nonostante fossi stato fino a pochi minuti prima al Blacksun. Cosa sia successo io non lo ricordo. So solo che la stanchezza ha rischiato di uccidermi: sono finito fuori strada per un colpo di sonno».

Gabriele parla da ragazzo, da giovane di 26 anni, a studenti che sono più piccoli di lui. E lo fa da pari. «Lavoravo come barman, facevo il cameriere e guadagnavo - spiega - avevo comprato l’auto e i miei genitori non potevano dirmi nulla. Anzi, se lo facevano comunque io rispondevo soltanto a me. Ero così, vedete?»: la domanda è rivolta alla sala mentre dietro le spalle del ventiseienne scorre una fotografia che ricorda com’era appunto a vent’anni, prima che le sue gambe diventassero quasi un corpo estraneo rispetto al resto. Era bello Gabriele ed è bello ancora: la disabilità non gli ha portato via il sorriso e soprattutto la caparbietà, la voglia di fare qualcosa.

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Di immagini dell’incidente Gabriele ne ha conservate poche nella sua mente. «Quella notte ero stato al Blacksun - racconta - Quando sono sbandato la mia auto è cappottata ed è finita contro un albero. Io ho sbattuto la testa e la schiena provocandomi un trauma cranico e midollare, ma quando sono arrivati i soccorsi ero ancora cosciente. La ragazza che era con me era sotto choc e io devo ringraziare due romeni che sono passati di lì, che hanno visto l’auto e hanno chiamato i soccorsi. Da quel momento, dalla vita in giù non ho sentito più nulla».

Gabriele è arrivato in condizioni gravissime al Misericordia di Grosseto e da lì è stato caricato su Pegaso e trasferito a Siena. Dopo l’intervento, fu messo in coma farmacologico. «Mi sono svegliato dopo 52 giorni - dice - e quando ho visto mio babbo l’ho scambiato per mio nonno. Ero nervoso, arrabbiato. Poi piano piano ho cominciato a riprendere contatto con la realtà».

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Il calvario di Gabriele, cominciato sulla strada di Pian d’Alma, non era ancora finito. «Ho fatta tanta riabilitazione - continua - ogni tanto sono afasico e su alcune parole mi intrigo. Ho perso quasi tutti i miei amici ma ogni giorno combatto per migliorarmi». Il racconto del ventiseienne è costellato da una punteggiatura fatta di speranza e forza di volontà. Davanti alla sua sedia a rotelle i ragazzi delle scuole restano in silenzio, qualcuno con gli occhi bagnati dalle lacrime.

Il babbo di Gabriele, Massimo Lattanzi, è il fondatore della onlus "Tutto possibile". «L’ultimo progetto che abbiamo fatto riguarda il mare accessibile a tutti - spiega Gabriele - quindi, se volete vedere come funziona, venite a trovarci al bagno Moderno a Marina di Grosseto».

Lo spirito del ventiseienne è quello di chi ogni mattina si alza e sa che arrivare alla sera, ad andare a dormire, è più difficile rispetto ai suoi coetanei. «Basta però metterci la volontà e le cose succedono - dice ancora - Volevo ricominciare a lavorare e l’ho fatto: da una settimana sono stato assunto da Decathlon nel reparto nuoto. Gli amici non ci sono più, ma ho Francesca, la mia ragazza, che mi sono cercato da solo e che alla fine ho conquistato. Voi avete la possibilità di vivere una vita diversa: non usate il cellulare quando guidate, allacciatevi il casco, non mettetevi alla guida se avete bevuti e soprattutto riposatevi. Quel colpo di sonno avrebbe potuto uccidermi, non fate quello che ho fatto io».
 

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