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«Rifiuti, appalto truccato» Recapitato il fine indagini
FIRENZE. Recapitato l’avviso di conclusione indagini nell’inchiesta sul maxi appalto per la gestione del ciclo completo dei rifiuti nelle province di Siena, Arezzo e Grosseto vinto nel 2013 dal...
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FIRENZE. Recapitato l’avviso di conclusione indagini nell’inchiesta sul maxi appalto per la gestione del ciclo completo dei rifiuti nelle province di Siena, Arezzo e Grosseto vinto nel 2013 dal consorzio Sei Toscana, capeggiato dalla mandataria Siena Ambiente e partecipato da spa e cooperative.
Una gara ritenuta truccata, che cela corruzione e turbativa d’asta secondo Procura di Firenze e guardia di finanza. A rischiare il processo sono anche Sei Toscana e Siena Ambiente. Poi ci sono il direttore di Ato Toscana Sud, il grossetano Andrea Corti, i soci dello studio legale M. M&A Valerio Menaldi e Tommaso d’Onza, fiorentini; i senesi Fabrizio Vigni e Marco Buzzichelli, titolari dell’impresa aggiudicataria, la Progetto 6, e infine il consulente Eros Organni, originario di Piombino.
Secondo l’accusa, la gara sarebbe strutturata per favorire Sei Toscana grazie a una commistione tra controllori e controllati dove gli indagati avrebbero concordato preliminarmente, nonostante ruoli pubblici e privati distinti e incompatibili, i dettagli dell’aggiudicazione. Sotto la lente degli investigatori anche la direzione scientifica di Corti in Pin scarl, consorzio a prevalente capitale pubblico del Polo universitario di Prato. C’è nel bando il curioso capitolo denominato “Somme a disposizione” da 2, 5 mln di euro: di per sé regolare, in questa vicenda avrebbe avuto uno sviluppo anomalo giacché questo denaro – versato all’Ato dal vincitore dell’appalto – per gli inquirenti sarebbe stato usato per pagare «l’accordo corruttivo».
Secondo gli accertamenti della finanza inoltre, clausole speciali sarebbero state inserite appositamente nel bando di gara per il ciclo dei rifiuti, che permisero a Siena Ambiente di non avere concorrenti e di aggiudicarsi l’appalto. In particolare, i concorrenti dovevano presentare alcune precise caratteristiche come aver maturato nell’anno precedente 80 milioni di fatturato, aver già esperienza per bacini di utenti da 600 mila abitanti, avere a disposizione impianti specifici, anche di smaltimento e termovalorizzazione dei rifiuti, dover garantire al precedente gestore crediti dalla riscossione della Tia per almeno 10, 5 milioni di euro. Indicazioni che poteva soddisfare, hanno sottolineato gli investigatori, soltanto Siena Ambiente, tanto è vero che due colossi del settore si ritirarono nella fase finale e decisiva del bando.
Matteo Leoni
Una gara ritenuta truccata, che cela corruzione e turbativa d’asta secondo Procura di Firenze e guardia di finanza. A rischiare il processo sono anche Sei Toscana e Siena Ambiente. Poi ci sono il direttore di Ato Toscana Sud, il grossetano Andrea Corti, i soci dello studio legale M. M&A Valerio Menaldi e Tommaso d’Onza, fiorentini; i senesi Fabrizio Vigni e Marco Buzzichelli, titolari dell’impresa aggiudicataria, la Progetto 6, e infine il consulente Eros Organni, originario di Piombino.
Secondo l’accusa, la gara sarebbe strutturata per favorire Sei Toscana grazie a una commistione tra controllori e controllati dove gli indagati avrebbero concordato preliminarmente, nonostante ruoli pubblici e privati distinti e incompatibili, i dettagli dell’aggiudicazione. Sotto la lente degli investigatori anche la direzione scientifica di Corti in Pin scarl, consorzio a prevalente capitale pubblico del Polo universitario di Prato. C’è nel bando il curioso capitolo denominato “Somme a disposizione” da 2, 5 mln di euro: di per sé regolare, in questa vicenda avrebbe avuto uno sviluppo anomalo giacché questo denaro – versato all’Ato dal vincitore dell’appalto – per gli inquirenti sarebbe stato usato per pagare «l’accordo corruttivo».
Secondo gli accertamenti della finanza inoltre, clausole speciali sarebbero state inserite appositamente nel bando di gara per il ciclo dei rifiuti, che permisero a Siena Ambiente di non avere concorrenti e di aggiudicarsi l’appalto. In particolare, i concorrenti dovevano presentare alcune precise caratteristiche come aver maturato nell’anno precedente 80 milioni di fatturato, aver già esperienza per bacini di utenti da 600 mila abitanti, avere a disposizione impianti specifici, anche di smaltimento e termovalorizzazione dei rifiuti, dover garantire al precedente gestore crediti dalla riscossione della Tia per almeno 10, 5 milioni di euro. Indicazioni che poteva soddisfare, hanno sottolineato gli investigatori, soltanto Siena Ambiente, tanto è vero che due colossi del settore si ritirarono nella fase finale e decisiva del bando.
Matteo Leoni
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