Il presidio
Mabro, c’era un’offerta anche da Grosseto
di Francesca Gori
A restare fuori sono una holding che ha sede in città e una confezione campana: battute dall’offerta di Pacenti
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GROSSETO. La soluzione Pacenti e Richmart per la ripartenza dell’ex Mabro ha fatto storcere il naso a più di una persona in città: il piano industriale non è ancora stato illustrato. Antongiulio Pacenti lo farà tra qualche giorno, dopo che alla scadenza del bando per l’acquisizione della fabbrica delle vestaglie azzurre ha anche fatto un’offerta per la società Cantarelli di Arezzo (piano di rilancio, pare, con 80/100 dipendenti). Amministratore unico di Men’s Fashion Group, partecipata dalla Richmart, azienda della Bulgaria che produce divise militari e abbigliamento per uomo, è lui al comando dell’ex Mabro dopo aver partecipato all’asta. Erano tre le buste che sono arrivate sulla scrivania del notaio Luca Falcioni: quella della cordata rappresentata da Pacenti, quella della Confezioni Bardaro Gioacchino di Avellino e quella di Astrofinance Sapa di Marco Berti, holding che ha sede appunto a Grosseto.
Se le due società che hanno partecipato al bando e sono rimaste fuori volevano davvero aggiudicarsi marchio e macchinari hanno venti giorni di tempo per presentare un’offerta migliorativa. E questo vale anche per chi ancora non si è fatto avanti.
Asta a parte, ci sarebbero stati anche due imprenditori che si sono rivolti direttamente all’associazione Industriali per avere la lista degli ex dipendenti che oggi sono tutti in mobilità. Questo segnale potrebbe portare da qualche parte: ci sarebbe l’interesse insomma ad aprire a Grosseto un opificio dove fare confezioni di alto livello così come si faceva nella fabbrica di via Senese, senza però utilizzare il marchio Mabro e i macchinari che sono stati aggiudicati provvisoriamente a Pacenti.
Investire in Maremma, in un settore poco rappresentato con un marchio tutto nuovo ma utilizzando le maestranze dell’azienda che sono sempre state il vero fiore all’occhiello della Mabro. È solo un’ipotesi, per ora ma i contatti ci sono stati.
Gli ex dipendenti della Mabro che sono tutti iscritti in mobilità non hanno accolto con entusiasmo l’arrivo di Antongiulio Pacenti. L’imprenditore ha lavorato in azienda per pochi mesi, durante la gestione Barontini, quella che ha visto il passaggio di mano all’advisor che poi ha presentato la richiesta di concordato in bianco che non è stata accettata dal tribunale. Liti, minacce, urla. È stato un periodo complicato quello prima dello stop alla produzione e dell’arrivo del commissario della Prodi bis Paolo Coscione, dopo che le donne e gli uomini della rappresentanza sindacale della Cgil hanno presentato la richiesta per l’accesso alla gestione straordinaria. Ora Pacenti potrà scegliere di assumere chi già ha trascorso anni in quella fabbrica imparando l’arte di tagliare e cucire o può rivolgersi altrove, sempre che l’interesse del gruppo sia quello di restare, appunto, a Grosseto.
Se nessuno si farà avanti infatti, il marchio e i macchinari saranno assegnati definitivamente alla società capitanata da Antongiulio Pacenti.
Se le due società che hanno partecipato al bando e sono rimaste fuori volevano davvero aggiudicarsi marchio e macchinari hanno venti giorni di tempo per presentare un’offerta migliorativa. E questo vale anche per chi ancora non si è fatto avanti.
Asta a parte, ci sarebbero stati anche due imprenditori che si sono rivolti direttamente all’associazione Industriali per avere la lista degli ex dipendenti che oggi sono tutti in mobilità. Questo segnale potrebbe portare da qualche parte: ci sarebbe l’interesse insomma ad aprire a Grosseto un opificio dove fare confezioni di alto livello così come si faceva nella fabbrica di via Senese, senza però utilizzare il marchio Mabro e i macchinari che sono stati aggiudicati provvisoriamente a Pacenti.
Investire in Maremma, in un settore poco rappresentato con un marchio tutto nuovo ma utilizzando le maestranze dell’azienda che sono sempre state il vero fiore all’occhiello della Mabro. È solo un’ipotesi, per ora ma i contatti ci sono stati.
Gli ex dipendenti della Mabro che sono tutti iscritti in mobilità non hanno accolto con entusiasmo l’arrivo di Antongiulio Pacenti. L’imprenditore ha lavorato in azienda per pochi mesi, durante la gestione Barontini, quella che ha visto il passaggio di mano all’advisor che poi ha presentato la richiesta di concordato in bianco che non è stata accettata dal tribunale. Liti, minacce, urla. È stato un periodo complicato quello prima dello stop alla produzione e dell’arrivo del commissario della Prodi bis Paolo Coscione, dopo che le donne e gli uomini della rappresentanza sindacale della Cgil hanno presentato la richiesta per l’accesso alla gestione straordinaria. Ora Pacenti potrà scegliere di assumere chi già ha trascorso anni in quella fabbrica imparando l’arte di tagliare e cucire o può rivolgersi altrove, sempre che l’interesse del gruppo sia quello di restare, appunto, a Grosseto.
Se nessuno si farà avanti infatti, il marchio e i macchinari saranno assegnati definitivamente alla società capitanata da Antongiulio Pacenti.
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