Il Tirreno

Grosseto

«Nessuna fiducia in questa società» 

di Francesca Gori
«Nessuna fiducia in questa società» 

I lavoratori della Mabro non vogliono Pacenti Anche i sindacati restano con l’amaro in bocca

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GROSSETO. Non c’è stato bisogno di aspettare troppo: quando la notizia dell’acquisizione provvisoria dell’ex Mabro da parte diAntongiulio Pacenti, ex socio dell’imprenditore pratese Andrea Barontini è diventata ufficiale, si è scatenato il putiferio, su Facebook e fuori. Le ex maestranze della Mabro con Pacenti hanno avuto a che fare, per lungo tempo: almeno dal 2000, quando l’imprenditore si presentò con un progetto che allora poteva essere innovativo, il body scanner, ma che a oggi non sembra più riscuotere alcun successo tra gli operai. «Sono 17 anni che ogni poco Pacenti si riaffaccia - dice Nadia Perino, ex membro della rsu Cgil - senza mai aver fatto nulla per questa azienda se non disastri. E oggi ce lo troviamo come amministratore delegato della società che dovrebbe far riaprire la Mabro». Il curatore fallimentare Francesco Carri non aveva alternative: l’offerta di Pacenti e della Richmart, la società bulgara che fa parte della cordata che ha partecipato e vinto la gara, era la migliore tra quelle ricevute. «Ci sono venti giorni di tempo per ricevere offerte migliorative - dice Perino - e mi auguro che qualcuno faccia questo sforzo. Quando Pacenti è stato socio di Barontini le cose sono finite malissimo: prima la Prodi bis, poi il fallimento. E ora lo troviamo di nuovo in questo ruolo». L’amarezza c’è ed è forte tra i lavoratori ma c’è anche la delusione per il mancato intervento delle istituzioni. «La Regione aveva detto che avrebbe seguito l’iter e che si sarebbe impegnata a trovare un imprenditore - aggiunge Perino - Se il risultato è questo c’è da farsi venire il sangue amaro. Il governatore Rossi a Grosseto non è più tornato, è troppo impegnato a fondare il suo nuovo partito».
Parole come lame, quelle dell’ex membro della rsu della Mabro, che non lasciano spazio alla speranza. Di fatto, anche i sindacati non ne nutrono troppa: Cgil, Cisl e Uil sono d’accordo su un punto, ovvero che Pacenti non rappresenti né una novità e nemmeno una discontinuità con il passato. La paura dei rappresentanti dei lavoratori è quella che Pacenti voglia delocalizzare la produzione. «Prima di parlare dobbiamo fare una valutazione attenta - dicono Claudio Renzetti (Cgil), Fabio della Spora (Cisl) e Roberto Franceschetti (Uil) - perché non abbiamo alcun documento e non abbiamo visto il piano industriale. Quello che però ci dà da pensare è il fatto che Pacenti abbia anche fatto un’azione di disturbo rispetto alla procedura di Prodi bis, quando sembrava che la cordata cinese stesse per acquisire Abbigliamento Grosseto».
Non è una buona notizia, per i sindacalisti e per le maestranze, quella uscita dalla stanza del notaio che ha aperto le buste con le offerte per rilevare l’ex Mabro. Due non potevano essere prese in considerazione, la terza era quella di Pacenti che ora è l’amministratore unico della società che ha acquisito il marchio e i macchinari.
«La nostra speranza - dice ancora Perino - è che arrivi un’offerta migliorativa per ripartire davvero».

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