Il Tirreno

Grosseto

Che ne sarà ora della terrazza? 

di Gabriele Baldanzi
Che ne sarà ora della terrazza? 

Il garage con giardino al centro della bufera giudiziaria è una ferita ancora aperta, ma non ci sono soldi

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GROSSETO . A volte c’è un confine sottile tra una cosa bella e una mostruosità. È la storia della splendida terrazza sulla Maremma pensata a Campagnatico – su via Roma – dall’ex sindaco Elismo Pesucci e diventata invece, per tutti, l’ecomostro sulle mura.
Siamo nel cuore del paese, davanti a un enorme fabbricato a più piani con il tetto appoggiato al muraglione che delimita l’abitato; tetto che in realtà, se i lavori fossero stati conclusi, sarebbe oggi un’enorme piazza affacciata sulla valle dell’Ombrone. Invece diversi cittadini presenti a Caffè Tirreno martedì ne parlano come di una ferita non cicatrizzata, uno schiaffo al buon senso, al di là di ciò che hanno stabilito i tribunali.
«Quello scheletro – spiega il sindaco Luca Ricciardi, a cui chiediamo informazioni e conferme – non dovrebbe esserci. Tutto è cominciato da qui: le indagini della guardia di finanza, i guai di Elismo, il tracollo dell’amministrazione comunale. Io non ho avuto né il coraggio, né i quattrini, per spostare una pietra. Qui, come ti muovi, rischi di sbagliare e finire davanti a un giudice, tanto la vicenda è complessa e ancora irrisolta».
Per questo garagione multipiano, che alcuni chiamano terrazza, altri ecomostro, l’ex sindaco Pesucci e il suo vicesindaco (all’epoca assessore all’urbanistica) Luca Grisanti – oggi candidato primo cittadino col centrodestra – sono stati condannati dalla Corte dei Conti per danno derivante da illegittimo utilizzo di finanziamenti pubblici a destinazione vincolata. Alla fine, nel giugno del 2015, la Corte di appello ha disposto che Pesucci debba pagare 200.000 euro (192.000 euro al Ministero e 8.000 alla Regione) e che Grisanti e Barone versino 70.000 euro a testa (68.000 al Ministero e 2.000 alla Regione).
Nel 2005 la giunta di Campagnatico aveva approvato un progetto preliminare per il consolidamento della rupe su cui sorge il paese. Il progetto era finalizzato a chiedere un finanziamento al Ministero e comprendeva l’esecuzione di interventi di bonifica e consolidamento dei pendii ai lati dell’abitato con muri di contenimento e sostegno in cemento armato con micropali. Il Ministero aveva erogato 909.000 euro in acconto e 260.000 a saldo. Nell’aprile 2006 l’approvazione del progetto esecutivo. In quest’ultimo era prevista la realizzazione di una piazza garage multipiano «in formale e sostanziale difformità dal progetto preliminare», questa l’accusa dimostrata dalla Procura contabile. Ma questo è il passato.
Il presente presuppone la ricerca di soluzioni per completare l’opera. Nel suo programma Grisanti scrive di ritenere prioritario «il completamento di tutte le opere pubbliche rimaste in sospeso», compreso il parcheggio di via Roma e il muro dietro la cessa”.
Ricciardi è più realista. «Solo un privato, o un gruppo di privati – dice – potrà concludere quella struttura. Il Comune non ha soldi e in teoria rischia perfino di restituire quelli che ci sono stati spesi dieci anni fa». La grande incompiuta, per la cronaca, ha cancellato anche le vecchie fonti. La beffa che si aggiunge al danno.

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