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LA MAPPA DEL DEGRADO
Quel “mostro” lasciato alle ortiche
di Elisabetta Giorgi
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Alessandro Maestrini, uno dei tanti residenti stufi che abita di fronteGrosseto: via vai di clandestini nel palazzo incompiuto dell’ex Peep dei Barberi: due notti fa un incidente. Un varco è davanti all’asilo
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GROSSETO. Gli abitanti della zona lo chiamano da sempre il “mostro”: è l’ex Peep di via dei Barberi, mega cantiere abbandonato dopo il fallimento del Consorzio Etruria. Una vecchia lottizzazione incompiuta, grigia e informe composta da blocchi inanimati e squadrati, terrazze senza parapetto, finestre cieche. Uno scheletro attorno a cui regnano erba alta, cannucciati e ortiche, verde lasciato all’incuria. Nei paraggi discariche abbandonate.
Gli immobili dovrebbero essere vuoti, ma sono di frequente popolati da inquilini abusivi, come in molti altre lottizzazioni sparse in città dove i cantieri sono fermi e i progetti tramontati per le sorti alterne delle società costruttrici. Due notti fa un ragazzo è caduto dal quarto al terzo piano, scivolando tra solai incompiuti e vecchie impalcature. È stato trovato sull’asfalto, per strada, in stato confusionale. Qualcuno deve averlo accompagnato sul marciapiede lì fuori per consentire i soccorsi, poi è fuggito. Rischi, degrado e problemi di sicurezza sono all’ordine del giorno in questi edifici traballanti dove chi scegli di dormire lì scommette sul proprio destino.
Alessandro Maestrini, ex dipendente del Consorzio Bonifica grossetana, oggi in pensione, abita a Grosseto proprio davanti al mostro, in via Italo Fazzi, strada intitolata allo storico direttore della Corale Puccini e che corre a elle di fronte al cantiere fantasma. Nome illustre per una zona degradata. Quando si affaccia alla finestra, Maestrini se li vede sempre davanti, quei fabbricati. Ogni giorno osserva il febbrile via vai di irregolari che hanno preso possesso dell’ex Peep, ormai da tempo. «Quegli appartamenti - indica Maestrini - sono fermi da anni, e tutti abitati. Tra questo e quell’altro immobile, ci staranno come minimo 20 persone». Tutte case solitamente abitate, non solo nei piani bassi ma fin lassù in cima, nelle terrazze più alte, nei piani che guardano alle sommità: gli stesso dov’è avvenuto l’incidente due notti fa.
Anche il verde pubblico, tra l’area del cantiere e la strada Fazzi, è in condizioni indecenti. E si annidano pericoli ovunque. Erbacce, ortiche, sterpaglie. Se scoppia un incendio? «Sono anni – accusa Maestrini – che io e gli altri abitanti del quartiere cerchiamo di farci sentire ma nessuno ci ascolta. Quaggiù siamo in fondo al mondo». Lo vedete quel canneto laggiù? Indica lui. Laggiù c’è una scuola dell’infanzia, e lì davanti è una tettoia sotto cui parcheggiano le macchine. Davanti alla tettoia è tutto pieno di canne, erbaccia. C’è una recinzione divelta, tagliata. Ci entriamo dentro: siamo proprio davanti all’asilo e quello è uno dei varchi attraverso cui gli “irregolari” si sono aperti una strada per arrivare nel palazzone ex Peep. Sono le 11 del mattino e mentre andiamo a curiosare oltre quel varco nella rete ci passa davanti un uomo in bici: è appena uscito dal “mostro”. Transita davanti a noi, esce dalla recinzione, si immette in via Fazzi davanti all’asilo e scappa via. Lui come altri, un’umanità fantasma che sfugge via, torbida. Lo spiazzo polveroso è invaso di discariche e pneumatici, spazzatura. «Sono tanti anni – dice Maestrini – che vorremmo che qualcuno facesse qualcosa e nessuno ci ascolta: siamo andati a chiedere da Agresti (Andrea, ndr), poi da Bonifazi (Emilio, ndr), poi da questi amministratori attuali ma nulla. La situazione non si risolve, ed è sempre peggio». Come fare? «Non abbiamo idea, o sistemano e danno in gestione a qualche ditta a blocchi, o demoliscono tutto. Ma che facciano qualcosa di definitivo per sistemare questa zona. Qualche mese fa ci fu una retata di polizia e carabinieri; ne portarono via 3, di persone. Dopo qualche ora tornarono in 8».
Gli immobili dovrebbero essere vuoti, ma sono di frequente popolati da inquilini abusivi, come in molti altre lottizzazioni sparse in città dove i cantieri sono fermi e i progetti tramontati per le sorti alterne delle società costruttrici. Due notti fa un ragazzo è caduto dal quarto al terzo piano, scivolando tra solai incompiuti e vecchie impalcature. È stato trovato sull’asfalto, per strada, in stato confusionale. Qualcuno deve averlo accompagnato sul marciapiede lì fuori per consentire i soccorsi, poi è fuggito. Rischi, degrado e problemi di sicurezza sono all’ordine del giorno in questi edifici traballanti dove chi scegli di dormire lì scommette sul proprio destino.
Alessandro Maestrini, ex dipendente del Consorzio Bonifica grossetana, oggi in pensione, abita a Grosseto proprio davanti al mostro, in via Italo Fazzi, strada intitolata allo storico direttore della Corale Puccini e che corre a elle di fronte al cantiere fantasma. Nome illustre per una zona degradata. Quando si affaccia alla finestra, Maestrini se li vede sempre davanti, quei fabbricati. Ogni giorno osserva il febbrile via vai di irregolari che hanno preso possesso dell’ex Peep, ormai da tempo. «Quegli appartamenti - indica Maestrini - sono fermi da anni, e tutti abitati. Tra questo e quell’altro immobile, ci staranno come minimo 20 persone». Tutte case solitamente abitate, non solo nei piani bassi ma fin lassù in cima, nelle terrazze più alte, nei piani che guardano alle sommità: gli stesso dov’è avvenuto l’incidente due notti fa.
Anche il verde pubblico, tra l’area del cantiere e la strada Fazzi, è in condizioni indecenti. E si annidano pericoli ovunque. Erbacce, ortiche, sterpaglie. Se scoppia un incendio? «Sono anni – accusa Maestrini – che io e gli altri abitanti del quartiere cerchiamo di farci sentire ma nessuno ci ascolta. Quaggiù siamo in fondo al mondo». Lo vedete quel canneto laggiù? Indica lui. Laggiù c’è una scuola dell’infanzia, e lì davanti è una tettoia sotto cui parcheggiano le macchine. Davanti alla tettoia è tutto pieno di canne, erbaccia. C’è una recinzione divelta, tagliata. Ci entriamo dentro: siamo proprio davanti all’asilo e quello è uno dei varchi attraverso cui gli “irregolari” si sono aperti una strada per arrivare nel palazzone ex Peep. Sono le 11 del mattino e mentre andiamo a curiosare oltre quel varco nella rete ci passa davanti un uomo in bici: è appena uscito dal “mostro”. Transita davanti a noi, esce dalla recinzione, si immette in via Fazzi davanti all’asilo e scappa via. Lui come altri, un’umanità fantasma che sfugge via, torbida. Lo spiazzo polveroso è invaso di discariche e pneumatici, spazzatura. «Sono tanti anni – dice Maestrini – che vorremmo che qualcuno facesse qualcosa e nessuno ci ascolta: siamo andati a chiedere da Agresti (Andrea, ndr), poi da Bonifazi (Emilio, ndr), poi da questi amministratori attuali ma nulla. La situazione non si risolve, ed è sempre peggio». Come fare? «Non abbiamo idea, o sistemano e danno in gestione a qualche ditta a blocchi, o demoliscono tutto. Ma che facciano qualcosa di definitivo per sistemare questa zona. Qualche mese fa ci fu una retata di polizia e carabinieri; ne portarono via 3, di persone. Dopo qualche ora tornarono in 8».
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