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Down e arco negato «Sara e Ginevra vengano a trovarci»
di Gabriele Baldanzi
La Compagnia scrive una lettera in cui esprime dispiacere «Mai discriminazioni, pensato solo al bene della bimba»
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GROSSETO. C’è una novità sul caso di Ginevra, la bambina di cinque anni con sindrome di down, a cui domenica è stato impedito di tirare con l’arco durante una manifestazione promozionale in piazza Dante, a Grosseto. Il consiglio direttivo della Compagnia Maremmana Arcieri ha scritto a Sara Restante, la madre della piccola Ginevra, per scusarsi. Una lettera in cui si esprime dispiacere per quanto accaduto.
«Probabilmente – scrivono gli Arcieri maremmani – c’è stato un malinteso e ci scusiamo se il nostro istruttore è sembrato troppo zelante. Nella storia della nostra compagnia, nessuno è mai stato discriminato e nessuno lo sarà in futuro. Da sempre cerchiamo di far avvicinare alla sport persone affette da problemi fisici di ogni genere, con la maggior sicurezza possibile per loro e per gli altri. Accogliamo atleti con varie disabilità, anche ipovedenti. Abbiamo già degli atleti con problemi fisici che praticano tiro con l’arco a livello agonistico, tra i quali una componente della squadra nazionale italiana allenata proprio dall’istruttore in questione, unico in provincia ad avere un brevetto specifico per l'insegnamento del tiro con l'arco ai diversamente abili».
Dopo questa premessa, la Compagnia Maremmana Arcieri torna a parlare dell’episodio e delle ragioni che hanno spinto l’istruttore a non permettere il tiro. «Il tiro con l’arco è uno sport particolare – si legge ancora nella lettera indirizzata a Sara - che se praticato in maniera scorretta può indurre problemi fisici. Perciò i diversamente abili, prima di accedere alla pratica di tiro con l'arco, devono presentare una documentazione medica. Chi soffre della sindrome di down rientra nella categoria dei diversamente abili ai quali il tiro con l'arco può creare ulteriori problemi fisici. Quindi, nel dubbio, la risposta dell’istruttore è stata negativa. Non voleva esserci cattiveria, né tanto meno discriminazione. Semmai si è pensato di fare il bene della bambina».
Gli arcieri si lamentano poi per gli insulti ricevuti sui social, dopo la denuncia di Sara Restante (che ieri ha tolto il post, per evitare ulteriori polemiche). «Ci hanno definito “luridi hitleriani”, un’offesa gravissima, questa sì discriminatoria e punibile penalmente. Si dimentica che l’arco non è un giocattolo, ma un'arma depenalizzata, e che la maggior preoccupazione nello svolgimento nell'attività, sia ludica che sportiva, è rappresentata dal rispetto delle norme di sicurezza».
Sara Restante è stata invitata in sede dalla Compagnia Maremmana Arcieri. Nei prossimi giorni andrà, quindi, al campo di gara di via Lago di Varano, dove presidente e direttivo ci tengono a darle delucidazioni su quanto accaduto. «Lo farò perché ho la sensazione che ancora non si sia capito le ragioni della mia tristezza e della mia denuncia pubblica». Sul caso di Ginevra sono giunti in redazione mail e messaggi di solidarietà, tutti incentrati sulla mancanza di sensibilità mostrata nella circostanza dall’istruttore. Il quale aveva però già spiegato su queste pagine le ragioni del proprio comportamento.
«Probabilmente – scrivono gli Arcieri maremmani – c’è stato un malinteso e ci scusiamo se il nostro istruttore è sembrato troppo zelante. Nella storia della nostra compagnia, nessuno è mai stato discriminato e nessuno lo sarà in futuro. Da sempre cerchiamo di far avvicinare alla sport persone affette da problemi fisici di ogni genere, con la maggior sicurezza possibile per loro e per gli altri. Accogliamo atleti con varie disabilità, anche ipovedenti. Abbiamo già degli atleti con problemi fisici che praticano tiro con l’arco a livello agonistico, tra i quali una componente della squadra nazionale italiana allenata proprio dall’istruttore in questione, unico in provincia ad avere un brevetto specifico per l'insegnamento del tiro con l'arco ai diversamente abili».
Dopo questa premessa, la Compagnia Maremmana Arcieri torna a parlare dell’episodio e delle ragioni che hanno spinto l’istruttore a non permettere il tiro. «Il tiro con l’arco è uno sport particolare – si legge ancora nella lettera indirizzata a Sara - che se praticato in maniera scorretta può indurre problemi fisici. Perciò i diversamente abili, prima di accedere alla pratica di tiro con l'arco, devono presentare una documentazione medica. Chi soffre della sindrome di down rientra nella categoria dei diversamente abili ai quali il tiro con l'arco può creare ulteriori problemi fisici. Quindi, nel dubbio, la risposta dell’istruttore è stata negativa. Non voleva esserci cattiveria, né tanto meno discriminazione. Semmai si è pensato di fare il bene della bambina».
Gli arcieri si lamentano poi per gli insulti ricevuti sui social, dopo la denuncia di Sara Restante (che ieri ha tolto il post, per evitare ulteriori polemiche). «Ci hanno definito “luridi hitleriani”, un’offesa gravissima, questa sì discriminatoria e punibile penalmente. Si dimentica che l’arco non è un giocattolo, ma un'arma depenalizzata, e che la maggior preoccupazione nello svolgimento nell'attività, sia ludica che sportiva, è rappresentata dal rispetto delle norme di sicurezza».
Sara Restante è stata invitata in sede dalla Compagnia Maremmana Arcieri. Nei prossimi giorni andrà, quindi, al campo di gara di via Lago di Varano, dove presidente e direttivo ci tengono a darle delucidazioni su quanto accaduto. «Lo farò perché ho la sensazione che ancora non si sia capito le ragioni della mia tristezza e della mia denuncia pubblica». Sul caso di Ginevra sono giunti in redazione mail e messaggi di solidarietà, tutti incentrati sulla mancanza di sensibilità mostrata nella circostanza dall’istruttore. Il quale aveva però già spiegato su queste pagine le ragioni del proprio comportamento.
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