Il presidio
Cemento, discarica, erba alta
di Francesca Ferri
Il paese è un gioiello ma cela piccoli e grandi difetti per i quali si attende una risposta
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CAMPAGNATICO. La prima impressione, arrivando a Campagnatico, è quella di un paese gioiello. Lo si scopre nascosto dietro una manciata di curve che si inerpicano fra le colline e, una volta arrivati, colpisce e inebria con la sua bellezza tanto da non sapere dove guardare, se agli antichi muri delle case, adornati di fiori, o allo spettacolo fiabesco che si apre su ogni lato, verso la pianura a ovest e verso l’Amiata sul lato opposto, incorniciata dal cielo terso e dal corso sinuoso dell’Ombrone, che scorre ai piedi del poggio.
Eppure, a guardare più da vicino, anche Campagnatico ha i suoi difetti, qualcuno modesto e risolvibile, qualcun altro evitabile, qualcuno che grida vendetta e sgomenta.
In occasione di Caffè Tirreno speciale elezioni che si è tenuto martedì al bar La Piazza, in piazza Dante, abbiamo incontrato due giovani campagnatichesi, Gaia Innocenti, 26 anni, e Martina Alocci, 20, che ci hanno accompagnati in un giro per il paese, mostrandoci il lato più imbarazzante del posto.
La Cessa: erba alta e vipere. La passeggiata è iniziata per la Cessa, una strada sterrata che circonda il paese e dove sarebbe piacevole passeggiare. «Peccato – dicono le ragazze – per come è tenuta. Erba alta che non viene mai tagliata, dove ci sono vipere e la gente butta ogni sorta di spazzatura, dagli sfalci ai vecchi elettrodomestici».
Una discarica nel bosco. Pochi passi e la dichiarazione diventa fatto: una vecchia lavatrice spunta nella macchia a destra, mentre poco più in là il rottame di una bicicletta con avvolta intorno una vecchia recinzione è seminascosto sul lato sinistro.
Spazzatura sul panorama. Ancora più avanti e il panorama si apre su una vista mozzafiato. Volgendo le spalle all’antica torre, ci sono il monte Amiata sullo sfondo e, in basso, l’Ombrone che scorre. Peccato che, spostando lo sguardo più vicino, ci siano cumuli di sfalci buttati giù per il costone. «Non sono solo sfalci ed erba tagliata – dicono le ragazze – ma ci sono anche plastica, sporcizia. Guarda qua: gusci di cozza. Ma che ci fanno dei gusci di cozza qui?». Lo spettacolo lascia sconcertati. Ma il vero pugno nello stomaco deve ancora venire e si trova poco più in là.
L’ecomostro in cemento. Proseguendo per la strada a un certo punto il paese antico, con le sue pittoresche case in pietra e la torre che svetta sullo sfondo, sono oscurati da un mostruoso muro in cemento alto diversi metri. Un obbrobrio la cui presenza si fa fatica a comprendere.
«Ecco l’ecomostro – dicono Gaia e Martina –. Ti piace? Si vede anche da Sasso d’Ombrone che è quel paesino laggiù (indicano verso est). Una bella immagine di Campagnatico...».
Il muro è quello finito sotto sequestro per anni, al centro di una complicata vicenda giudiziaria che ha coinvolto l’ex amministrazione Pesucci. Fu realizzato con la motivazione di dover contenere il terrapieno retrostante, alla base delle antiche mura, che stava crollando.
«Avevamo anche proposto di farci dei graffiti per mitigarne l’aspetto, ma non ce l’hanno permesso. Non si può fare niente a Campagnatico», dicono le due ragazze.
«Non si ripara: si chiude». Ancora più avanti, fatta la salita che passa dalla torre e dalla chiesa di San Giovanni, Gaia e Martina richiamano l’attenzione su una rete messa al confine con lo spazio ai piedi della chiesa dove c’è l’antico cimitero. «È l’ultimo esempio di come funziona a Campagnatico – spiegano le ragazze –. Stava crollando e invece di sistemare hanno chiuso».
Gli stalli auto sul marciapiede. L’ultima tappa è via Roma. Nel tratto vicino alla scuola sono ben visibili gli stalli per le auto realizzati in parte sopra lo stretto marciapiede. Ma non è l’unica stranezza. «Qui due anni fa c’erano dei bellissimi pini – dicono Martina e Gaia – ma li hanno tagliati perché davano fastidio». Niente da eccepire, se non fosse che nessun’altra essenza è stata piantata al loro posto e, anzi, sono spuntati questi curiosi stalli sopra il marciapiede.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Eppure, a guardare più da vicino, anche Campagnatico ha i suoi difetti, qualcuno modesto e risolvibile, qualcun altro evitabile, qualcuno che grida vendetta e sgomenta.
In occasione di Caffè Tirreno speciale elezioni che si è tenuto martedì al bar La Piazza, in piazza Dante, abbiamo incontrato due giovani campagnatichesi, Gaia Innocenti, 26 anni, e Martina Alocci, 20, che ci hanno accompagnati in un giro per il paese, mostrandoci il lato più imbarazzante del posto.
La Cessa: erba alta e vipere. La passeggiata è iniziata per la Cessa, una strada sterrata che circonda il paese e dove sarebbe piacevole passeggiare. «Peccato – dicono le ragazze – per come è tenuta. Erba alta che non viene mai tagliata, dove ci sono vipere e la gente butta ogni sorta di spazzatura, dagli sfalci ai vecchi elettrodomestici».
Una discarica nel bosco. Pochi passi e la dichiarazione diventa fatto: una vecchia lavatrice spunta nella macchia a destra, mentre poco più in là il rottame di una bicicletta con avvolta intorno una vecchia recinzione è seminascosto sul lato sinistro.
Spazzatura sul panorama. Ancora più avanti e il panorama si apre su una vista mozzafiato. Volgendo le spalle all’antica torre, ci sono il monte Amiata sullo sfondo e, in basso, l’Ombrone che scorre. Peccato che, spostando lo sguardo più vicino, ci siano cumuli di sfalci buttati giù per il costone. «Non sono solo sfalci ed erba tagliata – dicono le ragazze – ma ci sono anche plastica, sporcizia. Guarda qua: gusci di cozza. Ma che ci fanno dei gusci di cozza qui?». Lo spettacolo lascia sconcertati. Ma il vero pugno nello stomaco deve ancora venire e si trova poco più in là.
L’ecomostro in cemento. Proseguendo per la strada a un certo punto il paese antico, con le sue pittoresche case in pietra e la torre che svetta sullo sfondo, sono oscurati da un mostruoso muro in cemento alto diversi metri. Un obbrobrio la cui presenza si fa fatica a comprendere.
«Ecco l’ecomostro – dicono Gaia e Martina –. Ti piace? Si vede anche da Sasso d’Ombrone che è quel paesino laggiù (indicano verso est). Una bella immagine di Campagnatico...».
Il muro è quello finito sotto sequestro per anni, al centro di una complicata vicenda giudiziaria che ha coinvolto l’ex amministrazione Pesucci. Fu realizzato con la motivazione di dover contenere il terrapieno retrostante, alla base delle antiche mura, che stava crollando.
«Avevamo anche proposto di farci dei graffiti per mitigarne l’aspetto, ma non ce l’hanno permesso. Non si può fare niente a Campagnatico», dicono le due ragazze.
«Non si ripara: si chiude». Ancora più avanti, fatta la salita che passa dalla torre e dalla chiesa di San Giovanni, Gaia e Martina richiamano l’attenzione su una rete messa al confine con lo spazio ai piedi della chiesa dove c’è l’antico cimitero. «È l’ultimo esempio di come funziona a Campagnatico – spiegano le ragazze –. Stava crollando e invece di sistemare hanno chiuso».
Gli stalli auto sul marciapiede. L’ultima tappa è via Roma. Nel tratto vicino alla scuola sono ben visibili gli stalli per le auto realizzati in parte sopra lo stretto marciapiede. Ma non è l’unica stranezza. «Qui due anni fa c’erano dei bellissimi pini – dicono Martina e Gaia – ma li hanno tagliati perché davano fastidio». Niente da eccepire, se non fosse che nessun’altra essenza è stata piantata al loro posto e, anzi, sono spuntati questi curiosi stalli sopra il marciapiede.
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