«Così nostro fratello fu ucciso dalla mafia»
GROSSETO. I due fratelli di Agostino Catalano, agente caposcorta del magistrato Paolo Borsellino e morto con lui nell’attentato di via D’Amelio nel 1992, ieri alle 9,30 hanno incontrato in Questura...
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GROSSETO. I due fratelli di Agostino Catalano, agente caposcorta del magistrato Paolo Borsellino e morto con lui nell’attentato di via D’Amelio nel 1992, ieri alle 9,30 hanno incontrato in Questura i poliziotti in servizio e in pensione. Presenti i vertici delle forze dell’ordine e le più alte cariche istituzionali. Un momento di riflessione promosso in collaborazione con il movimento Agende rosse Agostino Catalano Maremma (coordinato da Patricia Ferreira e Guido Di Gennaro) e coordinato da Carlo Sestini.
«Una giornata speciale affrontata in modo speciale», così l’ha definita il questore di Grosseto Domenico Ponziani che ha ricordato l’esempio di Falcone, Borsellino e degli angeli delle scorte morti per servire lo Stato, e «le minacce e insidie che impongono di non abbassare la guardia». La prefetta Cinzia Torraco ha citato Antigone, l’eroina di Sofocle condannata dal re Creonte perché voleva dare sepoltura al fratello e che al male rispose con una celebre frase, principio cardine di vita: «Io sono nata per condividere l’amore, non l’odio». Simbolo di chi ripudia il male, in un mondo in cui «il rischio concreto è quello d’essere sopraffatti dall’illegalità. Noi non dobbiamo rassegnarci». Commosso l’intervento della procuratrice capo Raffaella Capasso, che ha ricordato con dolore «la morte di Falcone e Borsellino. Con la loro morte sono diventati dei simboli». Fu uno spartiacque. «Ai magistrati - dice - hanno insegnato un metodo di investigazione che si è rivelato vincente, superando la parcellizzazione e istituendo un coordinamento delle indagini e tra investigatori da cui sarebbe nata la Direzione nazionale antimafia». Hanno parlato il presidente del tribunale Giulio De Simone, i rappresentanti delle Agende rosse. E sul finale Tommaso e Giuseppa Catalano, fratello e sorella di Agostino. Catalano il giorno della strage era in ferie ma fu chiamato per raggiungere un numero sufficiente per la scorta di Borsellino. Poche settimane prima aveva salvato un bimbo che stava per annegare. «Siamo onorati – hanno detto i suoi fratelli – che le agende rosse di Grosseto siano state associate alla memoria di Borsellino e di nostro fratello. Il nostro amore per lui resterà in eterno».
Oggi. Alle 17,45 incontro pubblico alla sala Friuli in piazza San Francesco. Ingresso libero, per prenotare il posto 347 3357818.
Elisabetta Giorgi
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«Una giornata speciale affrontata in modo speciale», così l’ha definita il questore di Grosseto Domenico Ponziani che ha ricordato l’esempio di Falcone, Borsellino e degli angeli delle scorte morti per servire lo Stato, e «le minacce e insidie che impongono di non abbassare la guardia». La prefetta Cinzia Torraco ha citato Antigone, l’eroina di Sofocle condannata dal re Creonte perché voleva dare sepoltura al fratello e che al male rispose con una celebre frase, principio cardine di vita: «Io sono nata per condividere l’amore, non l’odio». Simbolo di chi ripudia il male, in un mondo in cui «il rischio concreto è quello d’essere sopraffatti dall’illegalità. Noi non dobbiamo rassegnarci». Commosso l’intervento della procuratrice capo Raffaella Capasso, che ha ricordato con dolore «la morte di Falcone e Borsellino. Con la loro morte sono diventati dei simboli». Fu uno spartiacque. «Ai magistrati - dice - hanno insegnato un metodo di investigazione che si è rivelato vincente, superando la parcellizzazione e istituendo un coordinamento delle indagini e tra investigatori da cui sarebbe nata la Direzione nazionale antimafia». Hanno parlato il presidente del tribunale Giulio De Simone, i rappresentanti delle Agende rosse. E sul finale Tommaso e Giuseppa Catalano, fratello e sorella di Agostino. Catalano il giorno della strage era in ferie ma fu chiamato per raggiungere un numero sufficiente per la scorta di Borsellino. Poche settimane prima aveva salvato un bimbo che stava per annegare. «Siamo onorati – hanno detto i suoi fratelli – che le agende rosse di Grosseto siano state associate alla memoria di Borsellino e di nostro fratello. Il nostro amore per lui resterà in eterno».
Oggi. Alle 17,45 incontro pubblico alla sala Friuli in piazza San Francesco. Ingresso libero, per prenotare il posto 347 3357818.
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