Il presidio
Asili: «Svantaggiati i figli dei precari»
di Giovanna Mezzana
Rosini all’attacco dei nuovi criteri per l’accesso ai nidi comunali: «Ecco chi entrerà e chi rimarrà fuori dalle graduatorie»
3 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Hanno tolto il sonno alle mamme che non possono sventolare un contratto a tempo indeterminato i nuovi criteri fissati dall’amministrazione comunale per l’accesso ai nidi d’infanzia comunali: e non sono le uniche che vorrebbero fossero cambiati. «È anacronistico – interviene Stefano Rosini, ex consigliere comunale Pd – calcolare il punteggio sulla base delle ore lavorate dai genitori piuttosto che sul reddito familiare». La nuova griglia andrebbe a svantaggio di precari, stagionali, lavoratori “a voucher”, ovvero, le famiglie più deboli dal punto di vista reddituale. Un gruppo di mamme ha alzato il velo sulla questione, sostenendo che la rimodulazione dei criteri per aggiudicarsi un posto al nido (comunale) escluderebbe da qualsiasi punteggio i genitori con contratto a tempo determinato, in particolare chi non può garantire da ora un contratto di «almeno altri 12 mesi».
Il confronto. Rosini porta a sostegno della sua tesi – ma anche di quanto denunciano le mamme – un esempio concreto, “mutuato” dal futuro: cioè da quanto accadrà, secondo lui, a settembre. Prendiamo una mamma che ha un lavoro a tempo pieno e un contratto a tempo indeterminato: anche il compagno ha un impiego sicuro. E prendiamo un’altra mamma che ha un compagno che lavora, ma lei è disoccupata. Diciamo, poi, che entrambe hanno una figlia di due anni. Il risultato secondo Rosini é: la piccola della prima mamma «entrerà sicuramente al nido pubblico comunale – osserva l’ex consigliere Pd – mentre l’altra mamma sarà obbligata a mandare la figlia a un nido privato»; questa seconda, infatti, ha presentato la domanda a un nido comunale «ma la sua bambina rimarrà fuori dalle graduatorie utili per la chiamata perché in famiglia – spiega Rosini – lavora un solo genitore stabilmente». Per la sfortunata famiglia sarà un salasso: «per l’asilo nido privato pagherà tra 350 a 450 euro al mese» calcola Rosini.
«Il paradosso». La figlia della prima mamma, spiega l’ex consigliere, avrà accesso al nido comunale e il genitore non avrà neppure necessità di documentare la “ricchezza” della famiglia mediante l’Isee (l’indicatore del reddito di un nucleo familiare): «Sarà tra i più elevati e quindi rientrerà automaticamente nella fascia più alta» dice Rosini, dato che lavorano entrambi i genitori. E «La seconda, non avendo nessun punteggio, rimarrà fuori dalle strutture comunali». Questo il quadro secondo Rosini.
L’equità. Non funziona, secondo Rosini, il criterio che ruota intorno alle graduatorie e per il quale una famiglia con entrambi i genitori occupati ha un punteggio maggiore per l’accesso alla struttura comunale rispetto a una famiglia con un genitore disoccupato o precario e, quindi, con un più basso reddito familiare. «Un bando per l’accesso ad un nido comunale – spiega – dovrebbe riconoscere lo stesso peso sia alle ore lavorate dai genitori che al reddito familiare».
Il problema. «La carenza di posti e la mancanza di lavoro innescano un meccanismo per il quale i pochi banchi disponibili vengono assegnati a chi ha un impiego a tempo pieno. Richiedere l’Isee per poi tagliare fuori una famiglia perché uno dei genitori è disoccupato e quindi non accumula punteggio, è – affonda Rosini – una contraddizione nei termini. L’equità sociale ci dice che l’accesso ai diritti dovrebbe essere universale. E che – conclude – il cuore del problema è la mancanza di volontà istituzionale nel superare il paradosso che svantaggia disoccupati e precari».
Il confronto. Rosini porta a sostegno della sua tesi – ma anche di quanto denunciano le mamme – un esempio concreto, “mutuato” dal futuro: cioè da quanto accadrà, secondo lui, a settembre. Prendiamo una mamma che ha un lavoro a tempo pieno e un contratto a tempo indeterminato: anche il compagno ha un impiego sicuro. E prendiamo un’altra mamma che ha un compagno che lavora, ma lei è disoccupata. Diciamo, poi, che entrambe hanno una figlia di due anni. Il risultato secondo Rosini é: la piccola della prima mamma «entrerà sicuramente al nido pubblico comunale – osserva l’ex consigliere Pd – mentre l’altra mamma sarà obbligata a mandare la figlia a un nido privato»; questa seconda, infatti, ha presentato la domanda a un nido comunale «ma la sua bambina rimarrà fuori dalle graduatorie utili per la chiamata perché in famiglia – spiega Rosini – lavora un solo genitore stabilmente». Per la sfortunata famiglia sarà un salasso: «per l’asilo nido privato pagherà tra 350 a 450 euro al mese» calcola Rosini.
«Il paradosso». La figlia della prima mamma, spiega l’ex consigliere, avrà accesso al nido comunale e il genitore non avrà neppure necessità di documentare la “ricchezza” della famiglia mediante l’Isee (l’indicatore del reddito di un nucleo familiare): «Sarà tra i più elevati e quindi rientrerà automaticamente nella fascia più alta» dice Rosini, dato che lavorano entrambi i genitori. E «La seconda, non avendo nessun punteggio, rimarrà fuori dalle strutture comunali». Questo il quadro secondo Rosini.
L’equità. Non funziona, secondo Rosini, il criterio che ruota intorno alle graduatorie e per il quale una famiglia con entrambi i genitori occupati ha un punteggio maggiore per l’accesso alla struttura comunale rispetto a una famiglia con un genitore disoccupato o precario e, quindi, con un più basso reddito familiare. «Un bando per l’accesso ad un nido comunale – spiega – dovrebbe riconoscere lo stesso peso sia alle ore lavorate dai genitori che al reddito familiare».
Il problema. «La carenza di posti e la mancanza di lavoro innescano un meccanismo per il quale i pochi banchi disponibili vengono assegnati a chi ha un impiego a tempo pieno. Richiedere l’Isee per poi tagliare fuori una famiglia perché uno dei genitori è disoccupato e quindi non accumula punteggio, è – affonda Rosini – una contraddizione nei termini. L’equità sociale ci dice che l’accesso ai diritti dovrebbe essere universale. E che – conclude – il cuore del problema è la mancanza di volontà istituzionale nel superare il paradosso che svantaggia disoccupati e precari».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
