Il Tirreno

Grosseto

Pozzi: dopo tre anni posizioni ribaltate 

di Francesca Ferri
Pozzi: dopo tre anni posizioni ribaltate 

Nel 2013 il centrosinistra voleva privatizzare e l’allora consigliere Megale presentò un’interrogazione. Un quartiere minaccia ricorso

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GROSSETO. Bastano tre anni e mezzo per rovesciare di 180 gradi la vicenda dei pozzi artesiani a Grosseto? A quanto pare sì. Era il novembre del 2013 quando l’allora consigliere comunale Riccardo Megale presentò in consiglio comunale un’interrogazione sulla decisione del Comune, allora amministrato dalla giunta di Emilio Bonifazi, di far pagare l’uso dei pozzi per innaffiare i giardini.
Proprio così: il centrosinistra al governo della città aveva annunciato la volontà di mettere il servizio pagamento e l’opposizione di centrodestra, con il consigliere Megale, chiese lumi rispetto a una convenzione siglata nel 1972 tra il Comune e la società Edilizia Verde Maremma che stabiliva, all’articolo 4, che i cittadini avevano diritto a 2 litri di acqua al metro quadro al giorno per l’innaffiamento.
Insomma, tutto il contrario rispetto a oggi. Al governo della città c’è l’amministrazione di centrodestra di Antonfrancesco Vivarelli Colonna che _ dopo il tramonto del proposito di privatizzazione dei pozzi da parte della passata amministrazione _ ha seguito proprio quella strada e annunciando la fine dell’uso privato degli impianti comunali, mettendo in atto la privatizzazione e creando forti malumori in città.
Titolare di questa azione amministrativa è proprio l’ex consigliere Riccardo Megale, oggi assessore ai lavori pubblici.
La cosa non è passata inosservata a Giacomo Frati, consigliere della circoscrizione di Barbanella tra il 1981 e il 1999. «Dissi proprio io a Megale di quella convenzione», dice oggi Frati.
Frati, che con l’attuale amministrazione condivide la provenienza da ambiti politici di destra (è stato iscritto all’Msi poi ad An), oggi non risparmia critiche all’amministrazione. «La chiusura dei pozzi _ dice _ è stata un errore nei modi e nei tempi: queste cose dovevano essere fatte prima. E poi, per il Verde Maremma, c’è la convenzione, come risulta nella delibera 393 del 26 luglio 1972. Questa amministrazione lo sa bene ed è il caso che ci ridia l’acqua. Poi ci mettiamo a discutere».
Frati non parla solo a titolo personale. Da anni è a capo del comitato di 357 famiglie che, all’epoca dell’annunciata _ e mai realizzata _ privatizzazione con Bonifazi, si coalizzarono contro la decisione. «Se non sarà rispettata la convenzione siamo pronti a far ricorso al Tar contro il Comune», annuncia.
L’assessore Megale, tuttavia, ridimensiona la vicenda. «Quel che Frati non dice è che a quell’interrogazione risposero, in forma scritta e agli atti, Emilio Bonifazi e l’allora assessore Giuseppe Monaci – spiega – dicendo che la convenzione da me richiamata riguarda le opere di urbanizzazione e le loro caratteristiche tecniche, non certo la fornitura di acqua». Quanto ad aver portato in consiglio, nel 2013, le istanze dei cittadini che protestavano contro la privatizzazione dei pozzi, Megale replica: «Ho solo fatto un’interrogazione: non sostenevo alcuna posizione».

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