Il presidio
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L’Argentario piange Celeste Bracci, gestore della Caletta
di Andrea Capitani
MONTE ARGENTARIO. A breve distanza dall’amatissima moglie Marisa – soli tre mesi dalla scomparsa – l’Argentario perde Celeste Bracci, l’ultimo dei grandi gestori e fondatori della “Caletta” di Porto...
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MONTE ARGENTARIO. A breve distanza dall’amatissima moglie Marisa – soli tre mesi dalla scomparsa – l’Argentario perde Celeste Bracci, l’ultimo dei grandi gestori e fondatori della “Caletta” di Porto Santo Stefano.
Celeste, chiamato da tutti affettuosamente “Celestino”, è morto all’età di 92 anni: suo il ristorante della Caletta che portò, negli anni, a livelli eccelsi di ristorazione. Nel mondo attuale, dove i ristoratori sono figure mediatiche e la cucina è più strillata che compresa, Celestino con il suo candore, l’umiltà e l’eccezionale passione per il lavoro, ha servito i suoi piatti ai veri, grandi, potenti e famosi dei suoi tempi che frequentavano l’Argentario negli anni dello splendore. Solo per citarne alcuni, Adriano Celentano, Domenico Modugno, i fratelli De Filippo, le gemelle Kessler e Fred Bongusto. Celeste e la sua famiglia iniziarono nel 1949, in un paese allora annientato dalla guerra, un’avventura che si può definire, visti i tempi, di natura “folle” , che li avrebbe portati a creare e gestire la Caletta, prima stabilimento balneare, poi rotonda per ballare, bar, ristorante e albergo, divenendo la prima realtà turistica della zona e dando il via al boom di quegli anni dell’Argentario. Sempre dietro ai fornelli, sempre sorridente, con la sua indole buona e pura. Silenzioso ma non taciturno, seppe temperare l’irruenza del fratello e socio Gelardo, servendo e inventando piatti e motti diventati storici. La sua mitezza, il buonumore, l’amore per la famiglia e il suo locale lo hanno reso uno degli uomini più rappresentativi e amati della Costa d’Argento. Per decenni gli sposi hanno festeggiato le loro nozze alla Caletta, il locale più ambito; Celeste, con un sorriso buono che parlava più di mille parole ne ricordava di tutti il nome e un aneddoto. Il suo amore e la sua professionalità, raccolta nel tempo dai figli e dai nipoti, è l’eredità che ha lasciato alla sua famiglia. Il suo locale è l’eredità che quest’uomo puro ha lasciato al suo paese.
Celeste, chiamato da tutti affettuosamente “Celestino”, è morto all’età di 92 anni: suo il ristorante della Caletta che portò, negli anni, a livelli eccelsi di ristorazione. Nel mondo attuale, dove i ristoratori sono figure mediatiche e la cucina è più strillata che compresa, Celestino con il suo candore, l’umiltà e l’eccezionale passione per il lavoro, ha servito i suoi piatti ai veri, grandi, potenti e famosi dei suoi tempi che frequentavano l’Argentario negli anni dello splendore. Solo per citarne alcuni, Adriano Celentano, Domenico Modugno, i fratelli De Filippo, le gemelle Kessler e Fred Bongusto. Celeste e la sua famiglia iniziarono nel 1949, in un paese allora annientato dalla guerra, un’avventura che si può definire, visti i tempi, di natura “folle” , che li avrebbe portati a creare e gestire la Caletta, prima stabilimento balneare, poi rotonda per ballare, bar, ristorante e albergo, divenendo la prima realtà turistica della zona e dando il via al boom di quegli anni dell’Argentario. Sempre dietro ai fornelli, sempre sorridente, con la sua indole buona e pura. Silenzioso ma non taciturno, seppe temperare l’irruenza del fratello e socio Gelardo, servendo e inventando piatti e motti diventati storici. La sua mitezza, il buonumore, l’amore per la famiglia e il suo locale lo hanno reso uno degli uomini più rappresentativi e amati della Costa d’Argento. Per decenni gli sposi hanno festeggiato le loro nozze alla Caletta, il locale più ambito; Celeste, con un sorriso buono che parlava più di mille parole ne ricordava di tutti il nome e un aneddoto. Il suo amore e la sua professionalità, raccolta nel tempo dai figli e dai nipoti, è l’eredità che ha lasciato alla sua famiglia. Il suo locale è l’eredità che quest’uomo puro ha lasciato al suo paese.
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